Mubian, la storia delle scienze biomediche in mostra

Reperti anatomici, modelli didattici e strumenti storici raccontano l’evoluzione dell’insegnamento e della ricerca. Inaugurata al Biometec la nuova sezione del Museo “Lorenzo Bianchi”

Alfio Russo (foto di Anna Tusa)
Una sala del Mubian
Una sala del Mubian
Strumentazioni esposte al Mubian
Strumentazione esposta al Mubian
Una sala del Mubian
Particolari anatomici esposti al Mubian
Un volume storico esposto al Mubian
Una sala del Mubian
Una sala del Mubian
Volumi esposti al Mubian
Una sala del Mubian
Una sala del Mubian
Un momento del taglio del nastro
Visitatori alla mostra
Visitatori alla mostra

Dai reperti anatomici agli strumenti scientifici d’epoca, dai modelli utilizzati per la formazione degli studenti ai documenti che custodiscono la memoria della ricerca.

Il patrimonio scientifico dell’Università di Catania trova una nuova casa nel Mubian, sezione del Museo di Biologia e Anatomia Umana “Lorenzo Bianchi”, inaugurata giovedì scorso al Dipartimento di Scienze Biomediche e Biotecnologiche, nei locali della Torre Biologica “Ferdinando Latteri”.

Alla cerimonia sono intervenute, tra le altre, la prorettrice Lina Scalisi, le docenti Velia D’Agata, responsabile scientifica del Mubian, Federica Santagati, delegata del Sistema museale d’ateneo, Germana Barone, delegata per l’accreditamento dei Musei al Sistema museale nazionale, Maria Angela Sortino, direttrice del Biometec, Antonella Agodi, direttrice del dipartimento "Ingrassia".

E, inoltre, la prof.ssa Rosalba Parenti, direttrice eletta del Biometec, i docenti del dipartimento "Ingrassia", Gaetano Giuseppe Magro (direttore eletto), e Sergio Castorina.

Per l’occasione è stata presentata la mostra temporanea Dalla formalina al digitale. Un viaggio nella storia dell’insegnamento delle scienze biomediche, un percorso espositivo che accompagna i visitatori attraverso l’evoluzione dei metodi di studio e di insegnamento delle discipline biomediche, dalle collezioni storiche alle moderne tecnologie digitali.

Una delle sale del Mubian

Una delle sale del Mubian

Nelle sale del museo, l’allestimento mette in evidenza materiali che per lungo tempo hanno rappresentato strumenti fondamentali per la formazione universitaria. Reperti anatomici, teschi, modelli del corpo umano e degli organi, strumenti scientifici e antichi volumi restituiscono uno spaccato delle pratiche didattiche e di ricerca del passato. 

Accanto alle testimonianze legate all’Anatomia umana del Dipartimento di Scienze Mediche, Chirurgiche e Tecnologie Avanzate "Ingrassia" (responsabile il prof. Sergio Castorina) e del Biometec, trovano spazio anche strumenti provenienti dalla Fisiologia, dalla Biochimica, dalla Microbiologia e dalla Farmacologia. E, inoltre, anche del Museo di Storia Naturale e Laboratorio di Chimica dell'Istituto Maria Ausiliatrice di Catania (responsabile Suor Concettina Dominedò), degli istituti di Farmacologia e di Fisiologia e alcuni libri antichi donati dal prof. Mario Alberghina.

Un momento della cerimonia

Un momento della cerimonia

Le vetrine, i pannelli informativi e gli oggetti esposti costruiscono un racconto che va oltre la semplice conservazione dei reperti: ogni testimonianza contribuisce a ricostruire il modo in cui si sono trasformati nel tempo lo studio del corpo umano, le conoscenze scientifiche e gli strumenti a disposizione di docenti e studenti. 

Un progetto realizzato con il contributo del progetto "OUI, ovunque da qui" Pnrr Next Generation EU e con il supporto scientifico dei docenti Floriana Campanile, Giuseppina Cantarella, Cinzia Di Pietro, Paolo Fagone, Rosario Gulino, Lucia Longhitano, Gabriella Lupo e Grazia Maugeri e con la collaborazione della dott. Daniela Rasà, ma anche che del dirigente Area Salute, sicurezza e ambiente, Piergiorgio Ricci, del responsabile degli allestimenti, Daniele Leonardi, della responsabile per l’accessibilità, Bianca Caccamese, e Anna Tusa per la progettazione grafica.

Una sala del Mubian

Una sala del Mubian

Mubian, la storia delle scienze biomediche dal passato al digitale

«Il Mubian è un esempio significativo di come la collaborazione tra dipartimenti possa generare iniziative capaci di valorizzare il patrimonio scientifico e culturale dell’Università di Catania - ha detto la prorettrice Lina Scalisi -. Mettere in comune competenze, esperienze e sensibilità diverse significa dare nuova vita a testimonianze importanti della nostra storia, rendendole accessibili e trasformandole in occasioni di conoscenza e formazione per le nuove generazioni. Desidero ringraziare le delegate Federica Santagati e Germana Barone che hanno contribuito alla realizzazione di questo progetto che arricchisce l’offerta museale dell’ateneo».

A seguire la prof.ssa Velia D’Agata, responsabile scientifico del Mubian, ha sottolineato che «l’obiettivo del Mubian è recuperare, conservare e valorizzare un patrimonio di reperti anatomici, modelli e strumenti scientifici che, in passato, hanno rappresentato un importante supporto per l’insegnamento delle discipline biomediche. Si tratta di testimonianze della storia della formazione universitaria, che hanno accompagnato generazioni di studenti e che oggi ci permettono di comprendere come si siano evoluti i metodi di insegnamento e di studio. Questa prima esposizione è dedicata prevalentemente all’Anatomia umana, ma comprende anche strumenti provenienti dalla Fisiologia, dalla Biochimica, dalla Microbiologia e dalla Farmacologia». 

«Il nostro intento – ha aggiunto - è raccontare l’evoluzione dell’insegnamento delle scienze biomediche, creando un percorso che colleghi il patrimonio scientifico del passato alle moderne tecnologie digitali. Questa inaugurazione rappresenta soltanto la prima tappa di un progetto museale che intendiamo progressivamente ampliare e arricchire». 

Reperti di Anatomia

Reperti di Anatomia

La nuova sezione museale si inserisce anche in una prospettiva di divulgazione e apertura verso il pubblico, con una particolare attenzione alle giovani generazioni. L’obiettivo è trasformare il patrimonio storico in uno strumento per avvicinare gli studenti alle discipline scientifiche, mostrando come le conoscenze attuali siano il risultato di un percorso fatto di osservazioni, esperimenti e progressi tecnologici.

«L’inaugurazione di una sezione del Mubian al Biometec rappresenta oggi solo il punto di partenza di un progetto teso ad arricchire il patrimonio museale dell’ateneo, valorizzando la nostra memoria scientifica e la ricchezza di ciò che ci è stato tramandato, per guidarci nella comprensione della ricerca in ambito biomedico e della sua evoluzione», ha sottolineato Maria Angela Sortino, direttrice del Dipartimento di Scienze Biomediche e Biotecnologiche, evidenziando così la prospettiva di crescita del progetto, che punta a fare del museo un luogo di incontro tra patrimonio storico, ricerca e formazione.

«Il museo, che segue questo percorso nel tempo con la mostra temporanea “Dalla formalina al digitale. Un viaggio nella storia dell'insegnamento delle scienze biomediche”, ha l’obiettivo primario di diventare uno spazio di divulgazione e formazione, rivolto in particolare ai più giovani, al fine di suscitare interesse verso le scienze biomediche», ha aggiunto la prof.ssa Maria Angela Sortino.

un momento della visita

Alcuni visitatori al Mubian

«La partecipazione del dipartimento "Ingrassia” ha inteso condividere e valorizzare la visione sottesa al progetto interdipartimentale - ha sottolineato la prof.ssa Antonella Agodi -. La Collezione storica di Anatomia Umana afferente al dipartimento “Ingrassia”, parte del Sistema Museale di Ateneo, è conservata in una sala dedicata al primo piano dell’edificio A del Comparto 10 di via Santa Sofia e contiene antiche riproduzioni anatomiche, tavole anatomiche e preparati dissecati a secco ad opera dell’anatomista senese Paolo Mascagni, oltre a una ricca collezione osteologica». 

«La collezione, di cui è responsabile scientifico il prof. Sergio Castorina, raccoglie più di 700 crani siciliani e oltre mille ossa umane disarticolate, scheletri interi, di cui uno proveniente dalla necropoli di Naxos, risalente a due millenni addietro - ha aggiunto la prof.ssa Agodi -. Alcuni materiali della collezione sono stati temporaneamente trasferiti in occasione dell’inaugurazione del Museo “Lorenzo Bianchi”, condividendone il progetto, che va oltre la semplice esposizione ma vuole stimolare la riflessione, il dibattito e la partecipazione da parte dei cittadini oltre che dei docenti e degli studenti di aree scientifiche e umanistiche dell’Università di Catania. La visione è quella di un’attività museale in grado di generare valore per la comunità, il territorio e il benessere delle persone».

Visitatori alla mostra

Visitatori alla mostra

Un progetto che nasce nel 2024 dalla collaborazione tra i dipartimenti “Ingrassia” e “Biometec”, con l’intento di restituire alla fruizione pubblica materiali conservati nel tempo, ma non ancora accessibili, coinvolgendo competenze e professionalità diverse, unite dalla volontà di costruire un percorso espositivo capace di raccontare la storia della medicina attraverso gli oggetti e le testimonianze della ricerca.

A spiegarlo è la prof.ssa Germana Barone, curatrice dell’allestimento del Museo di Biologia e Anatomia “Lorenzo Bianchi”, che racconta così la genesi e le prospettive dell’iniziativa, sottolineando l’importanza di un progetto che non si esaurisce con la prima esposizione, ma ambisce a svilupparsi progressivamente.

«L’idea nasce nel 2024 dalla collaborazione tra i dipartimenti Ingrassia e Biometec, con l’obiettivo di valorizzare la collezione storica di anatomia e tutti quei materiali che, pur essendo ben conservati, non erano ancora fruibili dal pubblico – ha spiegato -. Abbiamo avviato un percorso di progettazione che ha coinvolto le diverse anime della medicina, attraverso numerosi incontri e momenti di condivisione. Il principio che ci ha guidati è che un museo non debba limitarsi a esporre oggetti in una vetrina, ma debba soprattutto raccontare una storia, documentare l’evoluzione della ricerca e trasmettere il valore del patrimonio scientifico».

«Questo è soltanto un primo allestimento, ma il museo ha grandi potenzialità per intraprendere un percorso che lo porti ad accreditarsi al Sistema museale nazionale. Come abbiamo fatto con il Museo dei Saperi e della Mirabilia Siciliane, vogliamo procedere per piccoli passi, uno dopo l’altro, costruendo progressivamente un progetto sempre più ampio e ambizioso», ha aggiunto la prof.ssa Germana Barone.

Con il Mubian, l’Università di Catania amplia dunque le occasioni di conoscenza del proprio patrimonio storico-scientifico. La mostra “Dalla formalina al digitale” segna il primo passo di un percorso che mette in dialogo le testimonianze della didattica di ieri con le possibilità della ricerca contemporanea, trasformando la memoria della scienza in uno strumento di formazione e divulgazione per le nuove generazioni.

Una sala del Mubian

Una sala del Mubian

Back to top