Museo di archeologia, la ricerca tra innovazione e inclusione

Dallo storytelling digitale alle tecnologie immersive e alla stampa 3D, il progetto Samothrace trasforma il Mauc in un laboratorio di esperienze accessibili e partecipative valorizzando il patrimonio culturale

Alfio Russo

Come rendere il patrimonio culturale più accessibile, coinvolgente e vicino al pubblico contemporaneo? La risposta arriva dall’Università di Catania, dove l’integrazione tra metodologie archeologiche, strumenti digitali e approcci partecipativi ha dato vita a un modello innovativo e replicabile di valorizzazione museale.

I risultati delle attività condotte per il Mauc – Museo di Archeologia dell’Università di Catania, nell’ambito del progetto Mur-Pnrr Samothrace “SiciliAn MicronanOTecH Research And Innovation CEnter”, sono stati presentati al Dipartimento di Scienze Umanistiche, nell’aula magna “Vincenzo La Rosa” di Palazzo Ingrassia, confermando il ruolo centrale della ricerca interdisciplinare nel ripensare l’esperienza museale in chiave contemporanea.

Ad intervenire alla presentazione le docenti Stefania Rimini, direttrice del Dipartimento di Scienze Umanistiche, e Federica Santagati, delegata al Sistema Museale di Ateneo dell’Università di Catania, insieme con il presidente della Fondazione Samothrace, Salvo Baglio, con la coordinatrice del corso di laurea magistrale in "Progettazione del turismo sostenibile culturale e naturalistico", Eleonora Pappalardo, e il presidente di Officine culturali, Francesco Mannino.

I relatori del convegno

Alcuni docenti e relatori che hanno preso parte alla presentazione dei risultati del progetto Samothrace per il Mauc

La presentazione dell’evento è stata curata da Simona Todaro, direttrice del Museo di Archeologia dell’Università di Catania e del Cearc – Centro di Archeologia Cretese. 

Proprio la docente, nel suo intervento, ha evidenziato che «il Mauc, nell’ambito di Samothrace, è stato uno dei siti di vidimazione dei risultati del progetto che ha coinvolto anche il Castello Normanno di Aci Castello». E con soddisfazione, la prof.ssa Simona Todaro ha precisato che «alle numerose collezioni già presenti al Muac, frutto del lavoro dei precedenti direttori, i docenti Edoardo Tortorici e Nicola Laneri, grazie al progetto Samothrace, ne sono state aggiunte altre che incidono particolarmente sul Museo di Archeologia e in particolar modo sulla sua inclusività».

Un momento dell'intervento della prof.ssa Simona Todaro

Un momento dell'intervento della prof.ssa Simona Todaro

Raccontare il passato, coinvolgere il presente: il Mauc tra storytelling e innovazione

Nel corso della giornata sono state esposte le azioni che sono state intraprese nell’ambito del progetto Samothrace da un team con competenze interdisciplinari.

Marianna Figuera ha presentato le strategie di comunicazione e le best practices legate allo storytelling e all’inclusione adottate durante la sperimentazione di strategie innovative per la valorizzazione e la fruizione digitale del Museo. Nel corso della presentazione ha mostrato come questi approcci costituiscano un mezzo efficace per mantenere il coinvolgimento emotivo di un pubblico differenziato, offrendo l’opportunità di instaurare un legame più profondo con il Patrimonio culturale.

Un momento dell'intervento della ricercatrice Marianna Figuera

Un momento dell'intervento della ricercatrice Marianna Figuera

A seguire Gioele Litrico e Roberto Rizza hanno illustrato le tecnologie immersive e gli strumenti interattivi sviluppati in seno al progetto. In particolare i framework per il riconoscimento automatico dei reperti a partire da immagini acquisite tramite smartphone e per percorsi di esplorazione personalizzata nonché una visita virtuale che consente l’interazione con i reperti archeologici trasformando la visita in una esperienza immersiva e ludica.

I docenti Filippo Stanco e Anna Gueli hanno consegnato al Mauc le repliche fisiche stampate in 3D di alcuni dei reperti esposti, che saranno utilizzate per la definizione di un percorso tattile-didattico a supporto di attività educative inclusive, in particolare per visitatori con disabilità visive.

I docenti Anna Gueli e Filippo Stanco mentre consegnano alla prof.ssa Simona Todaro le repliche fisiche stampate in 3D di alcuni dei reperti esposti al Mauc

I docenti Anna Gueli e Filippo Stanco mentre consegnano alla prof.ssa Simona Todaro le repliche fisiche stampate in 3D di alcuni dei reperti esposti al Mauc

Inclusività e abbattimento delle barriere sensoriali per i diversamente abili

Oltre alle stampe digitali di pezzi scelti dalla collezione museale per consentire ai non vedenti di toccare, grazie alla collaborazione con la cooperativa sociale ‘Passi in segni’, il museo è stato dotato di video con interpretariato in LIS e IS. 

Un elemento centrale del progetto riguarda la creazione di una narrazione inclusiva dedicata ai visitatori con disabilità sensoriali. La produzione dei contenuti è stata affidata alla Cooperativa "Passi in Segni", giovane realtà del territorio specializzata in traduzioni e servizi di interpretariato Lis con una consolidata esperienza in ambito museale. Sono stati così realizzati video in Lingua dei Segni Italiana e, con la partecipazione di Crei, anche in International Sign.

stampe digitali dei pezzi della collezione museale

Alcune stampe digitali dei pezzi della collezione museale del Mauc

"Passi in Segni" è una cooperativa sociale nata in Sicilia con un obiettivo semplice, ma ambizioso: rendere la comunicazione accessibile offrendo servizi di sottotitolaggio, interpretariato e traduzione da e verso la Lingua dei Segni Italiana (LIS). 

L’acronimo "Passi" rappresenta non solo i loro servizi (Progetti Accessibilità Servizi Sottotitolaggio Interpretariato), ma anche la loro filosofia: “A piccoli Passi”. 

Alla fine dell’evento è stata inaugurata la mostra Lives Carved in Code. AI Rendered Egyptian Artifacts Across Time, organizzata da Sarah Abdoh, associato al "Sculpture, Architectural Formation and Restoration Department", Faculty of Applied Arts in Egitto, che nel 2024-2025 è stata visiting research al Centro di Archeologia Cretese dell’Università di Catania. 

Studenti e docenti

Studenti e docenti presenti alla cerimonia

La mostra esplora l’intersezione tra il patrimonio dell’antico Egitto e la creazione digitale contemporanea. Attraverso repliche 3D generate con l’intelligenza artificiale, riporta in vita oggetti che un tempo facevano parte del mondo quotidiano e rituale di faraoni, nobili e persone comuni. Ogni manufatto, ricostruito nello spazio digitale, diventa memoria del passato e al tempo stesso interroga la natura dell’autenticità, della memoria e della materialità, invitando a riflettere su come la storia possa essere conservata, interpretata e reimmaginata. 

Le immagini e i modelli sono accessibili medianti QR codes, stampati su fogli A3 contenenti una preview del pezzo, oltre che informazioni sulla sua cronologia, e affissi alle pareti del Museo di Archeologia.

Alcuni Qr codes affissi alle pareti del Museo di Archeologia

Alcuni Qr codes affissi alle pareti del Museo di Archeologia

Ricerca, cultura e innovazione: il progetto Samothrace genera valore per il territorio

In apertura dei lavori il presidente della Fondazione Samothrace, Salvatore Baglio, ha introdotto gli interventi successivi focalizzandosi sulle sfide affrontate dal Progetto Samothrace nell’ambito del Pillar Cultural Heritage. «Samothrace rappresentava una sfida per tutti noi e investire anche nel settore dell’Archeologia, con una contaminazione di saperi scientifici e umanistici, ci ha permesso di offrire nuove opportunità per i giovani ricercatori e per il territorio stesso – ha detto il prof. Salvatore Baglio -. Basti pensare che abbiamo “investito” le ricerche in micro e nanotecnologie in sei aree di ricerca ben diverse tra loro sviluppando tecnologie, sistemi e dispositivi importanti per il territorio. La sfida di Samothrace era proprio questa: realizzare azioni e ricerche che potessero restituire conoscenze e applicazioni alla società e non rimanere solo nei laboratori del nostro ateneo».

Un momento dell'intervento del prof. Salvo Baglio

Un momento dell'intervento del prof. Salvo Baglio

A seguire il prof. Pietro Militello è intervenuto sul tema della comunicazione e dell’inclusione, in tutte le sue sfaccettature, attraverso la sua esperienza di tutor all’interno del Progetto Samothrace.

«Il progetto Samothrace ha permesso di cambiare il volto dell’archeologia catanese mettendo insieme conoscenze e ricerche di area Stem con quelle umanistiche – ha detto il prof. Militello -. Un progetto ambizioso da tutti i punti di vista, dal numero dei partner coinvolti agli ambiti coinvolti. Nel nostro ambito siamo riusciti a facilitare la fruizione delle risorse umanistiche e scientifiche, basti pensare alle analisi archeometriche sviluppate insieme con i colleghi di Fisica. Credo che proprio la collaborazione tra i ricercatori e, soprattutto, mettere insieme i diversi modi di pensare la ricerca e applicarla ha rappresentato il successo più importante del progetto Samothrace».

Un momento dell'intervento del prof. Pietro M. Militello

Un momento dell'intervento del prof. Pietro M. Militello

In precedenza la prof.ssa Stefania Rimini, direttrice del Dipartimento di Scienze umanistiche, ha evidenziato che «il progetto Samothrace ha visto il settore Archeologia protagonista, una sfida importante per il nostro ateneo e il nostro dipartimento». «I risultati di oggi sono la testimonianza dell’ottimo lavoro svolto dai nostri ricercatori con ricadute importanti per territorio in termini di conoscenze e sviluppo», ha aggiunto.

La prof.ssa Federica Santagati, delegata del rettore al Sistema museale d’ateneo, ha sottolineato che «il Museo di Archeologia, grazie anche ai contributi provenienti dal progetto Samothrace, diventa così sempre più inclusivo in un territorio in cui, purtroppo, ancora oggi registriamo povertà educativa e abbandono scolastico». «Viviamo in un contesto fragile e solo con la formazione e la cultura possiamo incidere sul territorio e su questo aspetto è fondamentale la collaborazione con Officine culturali, presieduta da Francesco Mannino», ha aggiunto.

Un momento dell'incontro

Un momento dell'incontro

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