Negli abissi del Mediterraneo, dove la vita incontra l’impronta dell’uomo

Conclusa la spedizione internazionale DEEP-IMPACT nel Canyon di Corfù-Cefalonia. Unict, con il ricercatore Francesco Tiralongo, ha partecipato alle indagini sulla biodiversità profonda e sull’impatto antropico

Alfio Russo

A quasi 2.000 metri sotto la superficie del Mediterraneo, nel buio permanente e in condizioni estreme, esiste un mondo ancora in gran parte da conoscere. È qui che la campagna oceanografica internazionale Deep-Impact ha portato la ricerca scientifica, esplorando il sistema profondo del Canyon di Corfù-Cefalonia per capire come le acque, i sedimenti, la materia organica e i contaminanti possano viaggiare dalla superficie fino agli ecosistemi abissali. 

Un viaggio nelle profondità del Mar Ionio - a bordo della nave da ricerca Aegaeo dell’Hellenic Centre for Marine Research (HCMR) - che ha restituito nuovi dati sulla biodiversità e, insieme, un’immagine difficile da ignorare: a circa 1.600 metri di profondità sono stati documentati bottiglie, lattine, guanti e altri rifiuti di origine antropica sul fondale.

Alla campagna, conclusasi il 20 settembre dopo due settimane di attività a bordo della nave da ricerca Aegaeo, ha partecipato anche l’Università di Catania con Francesco Tiralongo, ricercatore di Zoologia del Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali, impegnato in particolare nello studio della fauna ittica profonda.

Al fianco del biologo marino e ittiologo Francesco Tiralongo, unico ricercatore dell'ateneo catanese, numerosi ricercatori e specialisti di diversi istituti europei.

Il prof. Francesco Tiralongo ha contribuito alle attività scientifiche con particolare riferimento alle indagini sulla fauna ittica profonda, occupandosi del campionamento mediante trappole per pesci e della caratterizzazione biologica degli organismi raccolti. Un contributo specialistico inserito in un programma di ricerca che integra oceanografia fisica, biologia marina, ecologia, chimica ambientale e tecnologie avanzate per l’esplorazione dei fondali.

La nave da ricerca Aegaeo dell’Hellenic Centre for Marine Research

La nave da ricerca Aegaeo dell’Hellenic Centre for Marine Research

Un laboratorio naturale a quasi 2.000 metri di profondità

L’area investigata ha compreso il sistema profondo della valle Kerkyra–Kefalonia, nel Mar Ionio centrale, a ovest di Corfù. Il piano scientifico della campagna ha interessato quattro transetti e 20 stazioni di campionamento, distribuite tra circa 970 e 1.900 metri di profondità.

Si tratta di un ambiente ancora poco conosciuto, caratterizzato da condizioni estreme: oscurità permanente, elevate pressioni idrostatiche, basse temperature e disponibilità limitata di risorse alimentari. Nonostante queste condizioni, il mare profondo ospita comunità biologiche specializzate, la cui distribuzione e il cui funzionamento ecologico risultano ancora insufficientemente documentati.

Deep-Impact nasce proprio dall’esigenza di approfondire la conoscenza di questi ecosistemi, analizzando in particolare il ruolo delle acque dense che si formano nell’Adriatico settentrionale e che, spostandosi verso sud lungo il margine adriatico, possono raggiungere i sistemi di canyon del Mar Ionio.

Durante il loro percorso, queste masse d’acqua possono trasportare ossigeno, materia organica, sedimenti, microrganismi e contaminanti, contribuendo a determinare le condizioni fisiche, chimiche e biologiche degli ambienti profondi.

La spedizione ha quindi affrontato una questione scientifica di grande rilevanza: comprendere in che modo processi oceanografici che hanno origine in aree costiere possano influenzare ecosistemi situati a centinaia di chilometri di distanza e a profondità prossime ai 2.000 metri.

Il contributo dell’Università di Catania allo studio della fauna ittica profonda

Tra le componenti biologiche investigate, particolare attenzione è stata dedicata alla fauna ittica, un gruppo per il quale le conoscenze relative agli ambienti profondi del Mediterraneo presentano ancora importanti lacune.

In questo ambito si inserisce il contributo scientifico di Francesco Tiralongo, la cui attività di ricerca si concentra sulla biodiversità marina, sull’ecologia dei pesci e sulle interazioni tra organismi e ambiente.

Durante la spedizione, il ricercatore dell’Università di Catania ha partecipato alle operazioni di campionamento mediante trappole per pesci di profondità, strumenti che consentono di acquisire informazioni dirette sulla presenza e sulle caratteristiche biologiche delle specie che popolano questi ambienti.

Le informazioni ottenute attraverso i campionamenti contribuiranno alla caratterizzazione della componente ittica del canyon, permettendo di approfondire la composizione delle comunità e la loro distribuzione batimetrica. L’integrazione con i dati oceanografici, chimici e geomorfologici raccolti dagli altri gruppi di ricerca consentirà inoltre di investigare le relazioni tra la fauna e le condizioni ambientali.

Le osservazioni biologiche hanno riguardato anche altri organismi marini, tra cui crostacei e gamberi di profondità, oltre alle comunità bentoniche e zooplanctoniche.

«Del Canyon di Cefalonia e, più in generale, degli ecosistemi profondi del Mediterraneo conosciamo ancora sorprendentemente poco», sottolinea il prof. Francesco Tiralongo. «Non è possibile proteggere efficacemente un ambiente senza conoscerne le specie, le relazioni ecologiche, la struttura delle comunità e i processi che ne regolano il funzionamento - ha aggiunto -. Ogni osservazione e ogni campione possono aggiungere un tassello importante alla comprensione di questi ecosistemi».

La partecipazione alla campagna rappresenta anche un’opportunità di rafforzamento delle collaborazioni scientifiche internazionali dell’Ateneo catanese, attraverso l’integrazione delle competenze ittiologiche e zoologiche con quelle di gruppi di ricerca specializzati nello studio dei processi oceanografici profondi.

Il ricercatore Francesco Tiralongo

Il ricercatore Francesco Tiralongo

Rifiuti a 1.600 metri: l’impatto umano raggiunge anche gli abissi

Tra le osservazioni più significative della campagna figura la documentazione, attraverso immagini subacquee, della presenza di rifiuti di origine antropica a circa 1.600 metri di profondità.

Bottiglie, lattine, guanti e altri materiali sono stati individuati sul fondale accanto agli organismi marini e ai sedimenti caratteristici dell’ambiente profondo.

Le immagini hanno richiamato l’attenzione su una problematica ambientale di grande rilevanza: anche gli ecosistemi apparentemente più remoti del Mediterraneo sono esposti alle conseguenze delle attività umane.

La presenza di questi materiali non consente, da sola, di stabilirne l’origine geografica o di ricostruire i percorsi attraverso i quali hanno raggiunto il fondale. Tuttavia, le osservazioni si inseriscono pienamente negli interrogativi scientifici di Deep-Impact, che indaga anche il potenziale ruolo delle masse d’acqua profonde nel trasporto di contaminanti e materiali antropici.

«Osservare una lattina, una bottiglia o un guanto a circa 1.600 metri di profondità produce una sensazione difficile da descrivere», racconta Tiralongo. «Si tratta di luoghi che immaginiamo lontani, incontaminati e quasi irraggiungibili. Eppure, anche qui, arrivano i segni della nostra presenza. Queste immagini ci ricordano che ciò che abbandoniamo nell’ambiente non scompare: può essere trasportato e accumularsi anche negli ecosistemi marini più profondi e meno conosciuti».

Le successive analisi dei dati raccolti potranno contribuire a chiarire i processi di trasporto, dispersione e potenziale accumulo dei materiali di origine antropica, anche in relazione alle caratteristiche della circolazione oceanica.

Deep-Impact

Il panel di Deep-Impact

Una spedizione multidisciplinare con tecnologie avanzate

Per affrontare la complessità degli ecosistemi profondi, Deep-Impact ha impiegato un approccio multidisciplinare basato sull’utilizzo integrato di differenti tecnologie di osservazione e campionamento.

Le attività hanno compreso osservazioni dei fondali mediante veicoli subacquei a controllo remoto (ROV), campionamenti della colonna d’acqua attraverso sistemi CTD-rosette, raccolta di campioni per lo studio del DNA ambientale e delle microplastiche, indagini sulle comunità bentoniche e zooplanctoniche, rilievi batimetrici multibeam e utilizzo di piattaforme oceanografiche autonome, tra cui glider e sistemi Argo.

A queste attività si sono affiancati i campionamenti della fauna ittica mediante trappole di profondità.

L’integrazione dei diversi approcci consentirà di mettere in relazione la composizione delle comunità biologiche con i processi fisici e biogeochimici che caratterizzano il canyon, contribuendo a una ricostruzione più completa del funzionamento dell’ecosistema.

Una rete internazionale di ricerca coordinata dall’OGS

Il progetto Deep-Impact è coordinato dall’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS), con Riccardo Martellucci, ricercatore della sezione di Oceanografia dell’OGS, nel ruolo di coordinatore scientifico e responsabile operativo della campagna.

L’iniziativa è finanziata attraverso il programma europeo Aquarius, nell’ambito dei bandi di accesso transnazionale alle infrastrutture di ricerca.

Alla rete scientifica partecipano, per la componente italiana, l’OGS, il CNR – Istituto di Scienze Polari, l’Università del Salento, l’Università di Catania e il CoNISMa, Consorzio Nazionale Interuniversitario per le Scienze del Mare.

La collaborazione internazionale coinvolge inoltre la Scottish Association for Marine Science (SAMS), l’Università di Barcellona e il National Institute of Biology di Lubiana. Le attività oceanografiche sono state condotte grazie alla nave da ricerca Aegaeo dell’Hellenic Centre for Marine Research.

Il progetto costituisce un esempio di cooperazione scientifica europea, nel quale competenze e infrastrutture complementari vengono integrate per affrontare problemi ambientali che non possono essere compresi attraverso una singola disciplina.

Come evidenziato dal coordinatore Riccardo Martellucci, le acque dense del canyon rappresentano un collegamento tra la superficie e il fondale, attraverso un’interconnessione chimico-fisica ed ecologica che contribuisce a determinare le complesse dinamiche dell’ambiente marino.

Il team di ricercatori

Il team di ricercatori e ricercatrici

Dalla campagna oceanografica alle prossime attività di ricerca

Con la conclusione delle operazioni in mare si apre ora la fase di elaborazione e integrazione dei dati raccolti dai diversi gruppi scientifici.

I campioni biologici, le osservazioni subacquee e le misurazioni oceanografiche costituiranno la base per gli approfondimenti successivi, finalizzati a migliorare la comprensione delle connessioni tra la circolazione profonda, la distribuzione della biodiversità e i processi di trasporto della materia e dei contaminanti.

Per l’Università di Catania, il contributo di Francesco Tiralongo rappresenta un’importante occasione per valorizzare le competenze dell’ateneo nello studio della biodiversità marina e dell’ecologia ittica, inserendole in una rete di ricerca internazionale impegnata nell’esplorazione di ambienti ancora largamente sconosciuti.

La campagna Deep-Impact lascia un messaggio che va oltre i suoi obiettivi strettamente scientifici: il mare profondo non è un sistema separato dalle attività che si svolgono in superficie. Le masse d’acqua, le correnti e i processi biologici collegano ambienti anche molto distanti, rendendo gli ecosistemi abissali parte integrante delle dinamiche ambientali del Mediterraneo.

Conoscere questi ambienti, documentarne la biodiversità e comprenderne le vulnerabilità rappresenta un passaggio fondamentale per sviluppare strategie di tutela fondate su solide evidenze scientifiche.

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