Nelle acque della Sicilia orientale primo ritrovamento italiano di Gonioinfradens giardi. L'intervento di Francesco Tiralongo, ittiologo e ricercatore dell'Università di Catania
Un’altra specie di origine tropicale entra ufficialmente a far parte della fauna marina italiana. Per la prima volta Gonioinfradens giardi, un piccolo granchio proveniente dal Mar Rosso e dall’Oceano Indiano, è stato rinvenuto nelle acque della Sicilia sud-orientale, a Portopalo di Capo Passero.
Il ritrovamento si inserisce in un quadro di trasformazioni ormai evidenti nel Mediterraneo, dove un numero crescente di organismi tipici di mari più caldi sta avanzando verso occidente grazie al riscaldamento climatico e alla particolare adattabilità ecologica di queste specie.
La scoperta porta la firma del ricercatore catanese Francesco Tiralongo, studioso e ricercatore dell’Ateneo catanese, un riferimento nel campo delle invasioni biologiche, e della biologa Paola Leotta. L’esemplare — una femmina viva al momento della cattura — è stato recuperato da una rete da posta a circa 10 metri di profondità. La segnalazione è stata possibile grazie alla collaborazione del pescatore professionista Alfonso Barone, che da anni contribuisce attivamente al progetto di citizen science AlienFish, fondato da Tiralongo nel 2012.
Un’altra specie che avanza verso ovest
La presenza di Gonioinfradens giardi nel Mediterraneo è relativamente recente: il primo avvistamento risale al 2010, nelle acque greche di Rodi. Da allora la sua diffusione è progredita in modo costante, con nuove segnalazioni tra l’Egeo, il Levante e lo Ionio. Il ritrovamento in Sicilia rappresenta al momento il limite più occidentale della sua distribuzione e testimonia un’espansione in corso probabilmente più ampia di quanto documentato.
«È verosimile che la specie sia già presente in altre aree del Mediterraneo centrale - osserva il ricercatore Francesco Tiralongo -. La sua morfologia ricorda quella di altri Portunidi e non è semplice da riconoscere, soprattutto per chi non ha familiarità con questi crostacei».
Oltre al clima sempre più caldo, anche la flessibilità ecologica del granchio facilita l’insediamento: Gonioinfradens giardi è in grado di occupare habitat molto diversi tra loro, dai fondali sabbiosi alle praterie sommerse.
Perché questo ritrovamento è significativo
L’arrivo di una specie aliena può alterare le dinamiche ecologiche locali, entrando in competizione con organismi autoctoni o modificando la struttura delle comunità bentoniche. È ancora prematuro prevedere il ruolo che Gonioinfradens giardi potrà avere nei nostri ecosistemi, ma l’esperienza con altri crostacei introdotti — come il ben noto granchio blu americano (Callinectes sapidus) — suggerisce prudenza e la necessità di un monitoraggio continuo.
Il caso evidenzia anche quanto la collaborazione con la pesca professionale sia cruciale per l’avanzamento delle conoscenze scientifiche. La famiglia Barone, da anni impegnata a segnalare catture insolite o inattese, rappresenta un esempio di come la citizen science possa rivelarsi determinante nel documentare fenomeni rapidi e diffusi come le invasioni biologiche.
La descrizione scientifica del ritrovamento sarà pubblicata nel 2026 sulla rivista internazionale Mediterranean Marine Science.
Un Mediterraneo in trasformazione
Il Mediterraneo è il mare al mondo con la più alta concentrazione di specie non indigene. Molte attraversano il Canale di Suez, altre giungono con le acque di zavorra o con il trasporto navale, mentre alcune sfruttano semplicemente condizioni ambientali sempre più favorevoli a organismi termofili. Gonioinfradens giardi è l’ennesima conferma di un processo in rapida evoluzione.
«Stiamo osservando cambiamenti profondi e ormai sistematici nella composizione faunistica del Mediterraneo - conclude Francesco Tiralongo -. Raccogliere dati, verificare ogni nuova segnalazione e comprendere le dinamiche ecologiche associate è fondamentale per affrontare in modo consapevole le trasformazioni in corso».

L’esemplare in questione, catturato da Alfonso Barone e consegnato al progetto AlienFish coordinato da Francesco Tiralongo, è attualmente conservato all’interno della sua collezione zoologica