Le visite serali di Officine Culturali ripercorrono oltre quattro secoli di storia, tra architettura, arte e vita universitaria
Di giorno è il luogo delle lezioni, degli incontri e dello studio. La sera, quando i corridoi si svuotano e la luce cambia, il Monastero dei Benedettini torna a raccontare una storia che attraversa oltre quattro secoli.
È questo il viaggio proposto da Officine Culturali con Luci e Ombre al Monastero, la visita guidata serale che accompagna i visitatori alla scoperta del complesso monumentale, oggi sede del Dipartimento di Scienze umanistiche.
È un percorso nel quale ogni tappa della storia del monastero torna alla luce: i corridoi non vengono più attraversati solo per raggiungere le aule ma per ricordare la vita di questo monumento,Patrimonio Unesco dal 2002.
L’incontro dei giorni scorsi ha avuto inizio all’interno dell’Info Point del Monastero, dove i visitatori hanno conosciuto la guida Dorotea Chiara. «Dalla sua fondazione nel 1558, il Monastero non ha avuto una vita facile», ha specificato all’inizio di questo viaggio nel tempo all’interno del complesso monastico.
Sopravvissuto alla colata lavica del 1669 e successivamente colpito dal terremoto del Val di Noto nel 1693, il Monastero si è dovuto reinventare architettonicamente espandendosi per ben dodici volte la sua estensione iniziale.

Ingresso del Monastero dei Benedettini
Le nuove dimensioni hanno permesso di usare la struttura non solo come rifugio antiaereo durante la Seconda guerra mondiale, ma anche come sede di scuole, caserma militare e laboratori scientifici per i successivi cento anni dopo lo scioglimento dell’ordine monastico, fino a diventare una delle sedi dell’Università di Catania.
Una volta superato l’ingresso si viene accolti nel Chiostro di Levante, proprio come i viaggiatori stranieri di passaggio durante il loro soggiorno per il Gran Tour.
Si passa poi sotto il Ponte Manica, uno dei progetti dell’architetto genovese Giancarlo De Carlo a cui fu affidato il compito di recuperare e adattare questo luogo al suo ennesimo utilizzo, quello universitario.
«Grazie al suo contributo, dal 2008 la Regione Siciliana considera il monastero un esempio di architettura contemporanea», ha sottolineato Dorotea Chiara prima di procedere verso il Chiostro di Ponente, attorno al quale sorgeva il monastero cinquecentesco.

Chiostro di Levante
Nei sotterranei, a circa quattro metri di profondità, l’edificio custodisce i resti di due case romane. Ci troviamo negli stessi locali utilizzati inizialmente dai monaci come cucina, refettorio e cantina, prima di essere abbandonati e successivamente ricostruiti al piano superiore.
È qui che De Carlo realizza una seconda aula studio. «Pensa di lasciare i resti a vista e di creare delle passerelle rendendo il posto vivibile soprattutto per gli studenti. Infatti, i ragazzi possono studiare tranquillamente qui, tra i beni culturali», come è stato spiegato ai visitatori dalla guida.

Sotterranei del monastero
Nell’aula magna, ex refettorio dei monaci, prossima tappa del percorso, troviamo un sublime affresco realizzato da Giovanni Battista Piparo che raffigura la Gloria di San Benedetto. Oggi l’aula magna svolge la sua funzione ed è dedicata a Santo Mazzarino, docente storico dell’università di Catania. Attraverso essa, che appunto era il refettorio dei monaci, si passa alle cucine.
Le cucine furono realizzate a partire dal 1739 su progetto dell’architetto Gian Battista Vaccarini e sono decorate con ceramiche provenienti anche da Vietri. A renderle ancora più celebri è stata la letteratura: le cucine del monastero compaiono, infatti, ne I Viceré, il romanzo pubblicato nel 1894 da Federico De Roberto.
Lo scrittore le descrive con lo sguardo di un contemporaneo, sottolineando – anche attraverso un'evidente esasperazione delle quantità di cibo – lo sfarzo della vita monastica e la sua prospettiva anticlericale.

Un momento della visita
Il percorso prosegue nelle stanze dell’abate, oggi utilizzate come uffici universitari. Un tempo ambienti di rappresentanza, furono descritti da un visitatore illustre come «una sala da ballo vista alla luce del giorno».
Oggi sono visitabili grazie all’iniziativa della professoressa Marina Paino, past direttrice del Disum, che decise di aprire le stanze al pubblico.
Troviamo due ambienti che conservano affreschi ottocenteschi in un sorprendente stato di conservazione, rimasti non restaurati.

Stanze del monastero
Particolarmente apprezzata la guida di Officine Culturali, Dorotea Chiara, che è riuscita ad accompagnare e a guidare i visitatori attraverso la bellezza assoluta del monastero, lasciando spazio di ammirazione, ma senza tralasciare i dettagli, rispondendo alle domande poste con accuratezza e disponibilità.
Il Monastero dei Benedettini è dunque un luogo che cambia con la luce e con lo sguardo di chi lo attraversa. Se durante il giorno è soprattutto uno spazio universitario vissuto quotidianamente dalla comunità accademica, la sera le sue architetture, gli affreschi e gli ambienti storici restituiscono con particolare forza la complessità della sua storia.
È allora che quei corridoi, quelle stanze e quei chiostri smettono di essere soltanto luoghi di passaggio e tornano a raccontare il monastero che li ha preceduti.






