Al Monastero dei Benedettini si è tenuto il quarto incontro del ciclo “I lunedì del classico”. Ad intervenire i docenti Monica Centanni, Paolo Biagio Cipolla e Giuseppe Palazzolo di Unict
La condotta del personaggio letterario di Odisseo, tra assoluzione o condanna, è stata la protagonista del quarto dibattito del ciclo I lunedì del classico. La storia non si processa promosso dai docenti Monica Centanni, Paolo B. Cipolla, Giovanna R. Giardina, Orazio Licandro e Daniele Malfitana.
A presiedere il processo, in qualità di membri della giuria, nell’Aula A1 del Monastero dei Benedettini, sono stati i docenti Monica Centanni (Università Iuav di Venezia e Università di Catania), Paolo Biagio Cipolla e Giuseppe Palazzolo del Dipartimento di Scienze umanistiche di Unict.
Odisseo o Ulisse (quest'ultimo secondo la tradizione non greca), ha incarnato nel corso dei secoli una versione alternativa del tipico eroe dell’epica classica, assumendo sempre di più dei tratti “quotidiani”, secondo l’osservazione di Paolo B. Cipolla, e sempre meno etici, sulla base della testimonianza dei personaggi che sono chiamati a denunciarlo all’interno del piccolo volume Contro Ulisse. Un eroe sotto accusa, scritto da Monica Centanni e pubblicato dalla Casa editrice “Salerno”.
È proprio da questo testo, introdotto dalla premessa della studiosa Maria Grazia Ciani, che hanno attinto – per dare vita alla formula del debat tipico del quarto ciclo di incontri - le dichiarazioni degli studenti del Disum, interrogati e incitati a discutere nelle vesti di coloro che nel mito hanno preso in qualche modo parte alle vicende dell’eroe omerico.
Su Odisseo, stando al discorso di apertura di Irene Vecchio, studentessa di Filologia classica a Unict, pendono diversi “capi di accusa”: l’abuso della fiducia, la strumentalizzazione dell’amore, la calunnia e la falsificazione, l’uso parziale dell’onore e, infine, l’offesa ad una divinità.
“Cinque accuse, cinque atti distinti, eppure coerenti. Tutti rivelano un atteggiamento ricorrente, quello di chi mette se stesso al centro di ogni relazione, sfrutta gli altri, che gli tornano utili, e se ne libera quando hanno esaurito la loro funzione. Un eroe forse, non senza macchie”, ha affermato Irene Vecchio, nelle vesti di pubblico ministero.
A discoprire, sollevando il velo oscurante delle tradizioni più conosciute, alcune verità crudeli sono state cinque vittime: Nausicaa, Calipso, Nauplio, Aiace e Teti.

Ulysses and His Companions Escaping from the Cave of Polyphemus" di Jacob Jordaens
Tuttavia, il perno della questione non solo ha riguardato il tema dell’autenticità della sua colpevolezza, ma si è evoluto in una disanima sulla sua identità e sull’influenza che questo personaggio col suo ruolo ha esercitato all’interno del secolare mondo della letteratura occidentale, popolato da molteplici modelli di figure “imparentate” tra loro.
Ha preso la parola su questa tematica Giuseppe Palazzolo, docente di Letteratura italiana moderna e contemporanea, che ha evidenziato come “la figura di Odisseo sia qualcosa che per molto tempo ha affascinato grandi scrittori e ha ispirato la composizione di molte opere della letteratura, compresa quella italiana”.
“Nel mio percorso di studi e nei miei corsi – ha aggiunto - mi sono occupato di confrontare tra loro più versioni di questo personaggio, conosciuto come l’eroe della complessità e della conoscenza razionale, all’interno di vari “universi letterari”, alternativi al mito tradizionale”.
“A lezione abbiamo dunque incontrato l'Ulisse di Cesare Pavese e di Primo Levi – ha precisato -: da una parte l'eroe degli affetti e della relazione, legato al tenace ricordo e all'amore verso i suoi cari, elementi che lo inducono a rinunciare alla promessa di immortalità e alle attenzioni della ninfa Calipso; dall’altra parte, invece, in Se questo è un uomo, ci viene riproposto l’Ulisse dantesco del canto XXVI, ma trasformato nell'occasione per insegnare la lingua italiana, per evadere dalla tragica realtà del Lager, ma nello stesso tempo per comprenderla”.
Nientemeno con l’inganno nascosto nella frase “Il mio nome è Nessuno”, perpetrato ai danni di Polifemo, l’eroe medesimo riesce a sgretolare il significato convenzionale dell’identità, mettendolo in crisi e lasciando, dunque, ai posteri un’eredità in cui si contrappongono molteplici volti, luci e facce.

Un momento dell'intervento del prof. Giuseppe Palazzolo
Sul modo di essere di Odisseo “polýtropos” ha discusso Paolo Biagio Cipolla, docente di Letteratura greca al Disum di Unict: “Mentre Achille e Aiace rispecchiano l’ideale dell’eroe aristocratico che combatte per la gloria, Odisseo, invece, rappresenta l’eroe “quotidiano”, ovvero quello capace di attuare ciò che oggi noi chiameremmo “resilienza”, perché dimostra di possedere una grande capacità di adattamento laddove un altro eroe probabilmente risolverebbe il problema con un colpo di spada”.
“Odisseo è, infatti, capace di sopportare persino le umiliazioni peggiori e di rimandare con freddezza il momento della vendetta a quando potrà essere attuato nel modo migliore possibile – ha aggiunto -. Ad esempio, quando torna ad Itaca sotto le mentite spoglie di un mendicante, prima di esercitare la sua rivalsa, sopporta pazientemente le offese da parte dei Proci e dei loro collaboratori, fino a quando poi non rivela se stesso grazie alla famosa prova dell’arco, segnando così il destino dei suoi rivali”.
“Nella letteratura, Odisseo, però, ha avuto un ruolo controverso, perché, se da un lato viene presentato con questi tratti eroici, dall’altro non bisogna dimenticare che spesso è stato dipinto con toni negativi: Virgilio, per esempio, lo definisce uno scelerum inventor, cioè un “inventore di scellerataggini” – ha spiegato il prof. Cipolla -. Tuttavia, nemmeno il teatro greco ne risparmia una rappresentazione riprovevole: pensiamo, ad esempio, al “Filottete” di Sofocle, dove Odisseo veste i panni dell’astuto, del cinico e dello spregiudicato, che, pur di perseguire un fine, è disposto anche a sottrarre a Filottete l’unico mezzo che ha per sopravvivere e cioè l’arco”.
E sul perché sia stato inventato un personaggio tanto diverso rispetto agli altri eroi epici, il prof. Paolo Biagio Cipolla ha precisato che “quando parliamo di Omero utilizziamo una metafora, perché oggi si concorda sul fatto che l’Iliade e l’Odissea probabilmente non sono della stessa persona”.
“Quindi si potrebbe ipotizzare che l’Odisseo rappresentato nell’Odissea sia stato creato per “rispondere” a quello dell’Iliade, dove ricopre un ruolo pressocché marginale – ha aggiunto -. Ma, in realtà, questa figura avrebbe già dei precedenti nelle letterature della Mezzaluna Fertile, una parentela lontana con Gilgamesh, per dire. Come quest’ultimo, Odisseo, attraversa le “acque della morte” per fare una cosa che nessun altro eroe potrebbe fare, ovvero recarsi nel regno dei morti e tornare vivo. Grazie alla sua versatilità è l’uomo giusto per compiere una tale impresa”.
“Forse lo scopo dell’autore dell’Odissea era quello di creare un eroe più vicino alle reali difficoltà degli uomini, più a misura d’uomo, cioè “quotidiano”, perché l’aristocratico ormai era percepito come troppo irraggiungibile”, ha detto in chiusura di intervento il prof. Cipolla.

Ulysses and Nausicaa di Michele Desubleo
Possiamo constatare, quindi, che Odisseo o Ulisse è stato per molti oggetto di esaltazione grazie alle sue doti e alla sua tenacia, ma per altri di riprovazione, a causa del suo cinismo, dell’opportunismo e della condotta morale, ai danni di altri personaggi.
Ad intervenire anche Monica Centanni, docente di Letteratura greca e autrice del libro “Contro Ulisse. Un eroe sotto accusa”, che ha ispirato l’intero contenuto del dibattito culturale. Odisseo è un personaggio mitico sulla cui natura la studiosa ha indagato consultando fonti differenti e riuscendo, inoltre, a raccoglierle insieme e con ordine.
All’interno dell’opera Odisseo è un condannato, un povero furfante che viene messo alle strette dalle sue stesse vittime, che, come afferma Maria Grazia Ciani, lo circondano stringendosi man mano in cerchio attorno alla sua figura, isolandola sotto gli occhi di tutti.
“Il tema principale della nostra discussione è quello dell’aspetto multiverso di Odisseo, un personaggio non facile da processare, perché questo significherebbe processare soprattutto la storia, e quindi la cultura occidentale, risalendo dunque alla radice del mito”, ha affermato la docente Monica Centanni.
“L‘Odissea ruota intorno alle gesta e alle parole del suo protagonista, che gli portano gloria e onore, e che rivelano quelli che sono i volti dell’Occidente, cioè una serie di racconti e di generi – ha aggiunto -. È lui l’eroe, eppure, negli ultimi due canti, dopo la happy end, si ritrova a commettere un gesto brutale: la strage dei Proci. Talmente tante sono le vittime che, nell’Ade, Achille e Agamennone vedono cadere dall’alto una pioggia di giovani, scambiandoli per vittime di un’altra guerra di Troia”.

Un momento dell'intervento della prof.ssa Monica Centanni
"Odisseo, infatti, nella storia del pensiero antico non ha una carriera proprio luminosa e nella tragedia non c’è una trattazione positiva della sua figura - ha aggiunto la docente -. Passano molti secoli prima che possa acquisire una sua positività: dal punto di vista iconografico, per esempio, mentre a Oreste è associata una struttura di continuità, Ulisse invece dispone di una tradizione scarsissima, a partire dalla statuaria".
"Ci fu, tuttavia, un imperatore, Tiberio, che ordinò di rappresentare un Ulisse diverso da quello dell’Odissea, mettendone in luce il coraggio. L’esito di questa nuova esaltazione è rappresentato dalla riscoperta della grotta di Sperlonga", ha continuato la prof.ssa Centanni.
"Sappiamo, inoltre, che nella Divina Commedia viene poi messo da Dante in coppia con Diomede, all’interno di una fiamma, e da cui racconta il suo secondo viaggio, quello che lo ha portato oltre i limiti della conoscenza umana: per questo motivo la figura di Odisseo diventa anche simbolo dell’inquietudine umana", ha precisato la docente.
"Chi è dunque Ulisse? Non esiste un modo univoco per definirlo, soprattutto perché lui come tutti gli altri eroi greci vive dentro di noi: il pensiero greco ci insegna ad essere politeisti anche all’interno del nostro essere”, ha aggiunto.
Monica Centanni in chiusura di intervento ha spiegato che “ogni classico e ogni figura del mito parlano del mondo moderno”. “Gli stessi personaggi della letteratura e della cultura antica possono essere visti con una luce diversa, essere guardati da prospettive differenti. Infatti, nel mio libro mi sono occupata di riportare un particolare punto di vista, frutto della ricostruzione di molteplici voci assemblate insieme: in questo caso, il mio è un libro contro Ulisse”, ha aggiunto.
“E se c’è una cosa che il mito smentisce sulla sua figura è l’idea di una possibile lettura semplificata – ha detto -. Personaggi come Ulisse ci insegnano a non accontentarci di una visione univoca, soprattutto perché ciascun testo e ciascuna opera d’arte ci offrono sempre una visione alternativa”.