Inaugurata l’esposizione permanente della collezione del 1894: 17 volumi custoditi per oltre un secolo, oggi accessibili a cittadini e studiosi grazie alla collaborazione tra famiglia Cammarata, Parrocchia di San Pietro e Università di Catania
Oltre 900 piante raccolte alla fine dell’Ottocento, conservate in 17 volumi e oggi nuovamente accessibili al pubblico. È la straordinaria testimonianza custodita nell’erbario del dottor Federico Roccella, realizzato nel 1894 e ora esposto permanentemente nei locali del convento francescano di San Pietro a Piazza Armerina.
La collezione, inaugurata giovedì sera, rappresenta una preziosa memoria della flora spontanea degli Erei meridionali e offre agli studiosi e ai visitatori una fotografia della biodiversità del territorio di oltre un secolo fa, con esemplari che raccontano anche i cambiamenti intervenuti negli ambienti naturali.
Il titolo originale dell’opera, Collectio plantarum quae in agro Platiae sponte crescunt (Collezione delle piante che crescono spontaneamente nel territorio di Piazza), ne restituisce già l’obiettivo: documentare la vegetazione spontanea del territorio piazzese.
Dal punto di vista scientifico, l’erbario Roccella è uno dei pochissimi esempi relativi alla Sicilia interna e, in particolare, alla flora degli Erei. Al di fuori degli orti botanici delle grandi università, collezioni analoghe visitabili nell’Isola sono rare e si trovano, tra gli altri, a Castelbuono, Caltagirone e Piana degli Albanesi.
La collezione si è conservata in condizioni eccezionali grazie alla cura con cui è stata custodita dagli eredi di Roccella, oggi la famiglia Cammarata.
I 17 volumi, numerati e organizzati per famiglie e generi, raccolgono complessivamente più di 900 esemplari. Per ogni pianta sono riportati il nome scientifico in latino, il luogo e il periodo della raccolta, informazioni che consentono di ricostruire non soltanto la composizione della flora dell’epoca, ma anche la distribuzione delle specie nel territorio.

Alcuni volumi dell'erbario Roccella
Un patrimonio che l’Università di Catania aveva già studiato oltre trent’anni fa. A occuparsene furono il compianto professor Giuseppe Maugeri, la professoressa Antonia Cristaudo, oggi responsabile scientifica della Banca del Germoplasma dell’Università di Catania, e il dottor Rosario Galesi, curatore dell’Erbario dell’Orto botanico dell’ateneo (Herbarium CAT). I risultati di quel lavoro furono presentati nel 1996 ad Ancona, in occasione del congresso della Società Botanica Italiana.
L’importanza della collezione va oltre il suo valore storico. L’erbario costituisce infatti una vera e propria memoria della biodiversità degli Erei meridionali. Tra i reperti sono presenti anche piante che nel frattempo si sono estinte nell’area: ogni foglia, ogni fiore e ogni esemplare conservato può così contribuire a ricostruire la storia degli ambienti naturali e a comprendere le trasformazioni intervenute nel corso del tempo.
La possibilità di restituire questo patrimonio alla comunità nasce dalla collaborazione tra la famiglia Cammarata, proprietaria della collezione, la Parrocchia di San Pietro e l’Università di Catania, a cui si sono affiancate la Società di Storia Patria della Sicilia centro meridionale e numerosi volontari. La famiglia, intenzionata a rendere fruibile l’erbario, ha trovato nella Parrocchia guidata da don Ettore Bartolotta la disponibilità degli spazi necessari per trasformare la collezione in un luogo aperto alla conoscenza e alla ricerca.
Per la realizzazione dell’intervento la Parrocchia ha ottenuto uno specifico finanziamento della Regione Siciliana, sostenuto dal dottor Fabio Venezia, storico e parlamentare regionale della provincia di Enna. Il contributo, pari a 30 mila euro, è stato erogato attraverso la Soprintendenza ai Beni culturali e ambientali di Enna, guidata dal soprintendente architetto Angelo Di Franco, che ha seguito l’iter fino alla realizzazione dell’allestimento.

L'ingresso del Museo San Pietro
Un ruolo importante è stato svolto anche dalla Struttura Didattica Speciale di Siracusa in Architettura e Patrimonio culturale dell’Università di Catania. Sulla base di una convenzione, il laboratorio “Allestiamoci”, diretto dal professor Gianfranco Gianfriddo, ha curato la progettazione delle teche per l’esposizione, degli armadi destinati alla conservazione e dell’arredo della sala studio, con il coinvolgimento di studenti e tirocinanti. Tutte le imprese impegnate nella realizzazione dell’allestimento sono locali.
Il percorso espositivo è articolato in una sala nella quale sarà possibile ammirare a rotazione un esemplare per ciascuno dei 17 volumi e in una sala studio che, accanto all’erbario Roccella, ospiterà progressivamente altri volumi dedicati alla botanica. A completare il percorso è un touch screen con otto filmati dedicati all’erbario e al suo contesto scientifico e territoriale.
Il professor Fausto Carmelo Nigrelli della Sds Siracusa ha coordinato il gruppo di studiosi che ha curato i testi, composto dai professori Marco Incalcaterra e Salvatore Lo Re della Società di Storia Patria della Sicilia centro meridionale, e ha seguito la concettualizzazione dei contenuti multimediali realizzati da Alessandro Scimone.
L’apertura dell’erbario rappresenta inoltre il primo tassello del nuovo MuSP – Museo di San Pietro. Don Ettore Bartolotta ha infatti scelto di utilizzare i locali settentrionali dell’ala ovest del convento per dare vita a un piccolo ambito museale destinato ad ampliarsi nei prossimi mesi attraverso ulteriori ambienti e nuovi progetti, sempre secondo una formula di coprogettazione con istituzioni e comunità locale.

Per il momento l’erbario sarà visitabile in gruppi di massimo 25 persone, previa richiesta all’indirizzo sanpietroettore@virgilio.it. Entro la fine dell’anno saranno invece definiti giorni e orari di apertura al pubblico.


