Open Badge e Microcredentials: università a confronto sul futuro della formazione

Dal progetto Alma ai digital education hub nazionali, docenti ed esperti discutono nuove certificazioni, modelli organizzativi e competenze per ripensare l’università nell’era digitale 

Belinda Nardo e Carmela Finocchiaro

Dalle aule universitarie arriva un segnale chiaro: il futuro della formazione non passerà più soltanto da lauree e percorsi tradizionali, ma da competenze certificate, modulari e immediatamente spendibili. È questo il messaggio emerso con forza durante la sessione Open Badge e Microcredentials: (ri)formare l’Università - terzo evento del ciclo di incontri ALMA Days & Sessions nei locali di Isola Catania - dedicato alle micro-credenziali, dove docenti ed esperti di diversi atenei italiani hanno delineato una trasformazione già in atto: un’università più flessibile, digitale e vicina ai bisogni del lavoro contemporaneo.

Il Progetto ALMA – Advanced Learning Multimedia Alliance for Inclusive Academic Innovation, finanziato nell’ambito del PNRR - Subinvestimento Digital Education Hubs (DEH), coordinato dall’Università Federico II di Napoli, in partenariato con 14 università pubbliche e AFAM, è un'iniziativa pensata per portare docenti, ricercatori e ricercatrici e personale tecnico amministrativo al centro della trasformazione digitale della didattica. A coordinare le attività per l'Università di Catania è il principal investigator Alberto Fichera.

A introdurre e coordinare l’incontro è stata la prof.ssa Teresa Consoli, responsabile scientifica Wp2 ALM@ per l’Università di Catania, che ha tracciato un bilancio del percorso: «Abbiamo iniziato qualche anno fa e adesso ci avviciniamo alla fine. Possiamo essere abbastanza soddisfatti dei risultati». Il focus si è spostato quindi sul cuore del progetto, l’Osservatorio sulle micro-credenziali: «Stiamo parlando di una trasformazione probabilmente radicale dei percorsi formativi, non solo nei risultati ma nel modo stesso in cui si farà formazione nei prossimi anni», ha aggiunto la docente. 

Tra i temi centrali: open badge, Mooc e nuovi modelli di certificazione delle competenze. Ma non solo: «Servono nuove figure professionali, come gli instructional designer, e modelli organizzativi ancora in evoluzione», ha aggiunto la prof.ssa Consoli, evidenziando come il panorama attuale sia «variegato ma estremamente interessante». 

L’incontro è entrato così nel vivo con l’intervento della professoressa Barbara Bruschi dell’Università di Torino su “micro-credenziali e processi di certificazione nei contesti formativi”, per approfondire una delle trasformazioni più significative in atto nel mondo dell’istruzione. 

Il punto di partenza è chiaro: «Perché oggi siamo qui a parlare di micro-credenziali? Sicuramente per effetto del digital education e del Pnrr, ma anche perché ci sono una serie di trasformazioni che ci obbligano a ripensare la nostra università», ha detto la docente dell’ateneo torinese. 

Un momento dell'intervento della prof.ssa Teresa Consoli

Un momento dell'intervento della prof.ssa Teresa Consoli

«Non stiamo parlando semplicemente di corsi brevi - ha chiarito la prof.ssa Barbara Bruschi -. Una micro-credenziale è un modulo autosufficiente con un valore di scambio». Ed è proprio questo valore a segnare la differenza rispetto al passato: «Non si tratta più solo di aprire l’offerta formativa, ma di certificare competenze in modo che siano riconosciute e spendibili». 

«È fondamentale distinguere tra strumenti spesso confusi, come micro-credenziali, open badge e Mooc, perché i loro processi di validazione e certificazione sono profondamente diversi», ha aggiunto. Al centro della riflessione c’è proprio il concetto di certificazione che nelle università non è nuovo ma sta cambiando radicalmente: «si passa da percorsi lunghi e titoli finali a unità circoscritte di apprendimento, focalizzate su competenze specifiche». 

Il processo si articola in tre passaggi chiave: «selezionare cosa certificare, tradurre l’apprendimento in evidenze concrete e garantirne il riconoscimento. Ed è proprio quest’ultimo il punto più critico: senza un sistema capace di attribuire valore alle micro-credenziali, il loro impatto resta limitato. Per questo, la vera sfida non è emettere certificazioni, ma costruire un ecosistema in cui abbiano significato». 

«L’obiettivo è chiaro: ridurre il divario tra formazione e occupazione e rendere l’università più efficace nel rispondere ai bisogni contemporanei. Una trasformazione complessa, ma ormai necessaria», ha affermato la prof.ssa Barbara Bruschi.

Pubblico presente

Pubblico presente nei locali di Isola Catania

A seguire è intervenuta la prof.ssa Valentina Reda dell’Università di Napoli Federico II che ha parlato di Open Badge e Microcredentials nel Deh Alma: «Il progetto Alma coinvolge 14 università impegnate sulla didattica digitale», ha spiegato sottolineando alcune parole chiave che guidano il lavoro: innovazione pedagogica, convergenza, modularità, scalabilità e apertura. 

Al centro, la necessità di un approccio sistemico: «È fondamentale parlare la stessa lingua e considerare l’intero ciclo di vita delle micro-credenziali, dalla progettazione alla valutazione fino al rilascio del badge», ha aggiunto. 

«L’Osservatorio si pone infatti l’obiettivo di monitorare le esperienze in corso e definire linee guida condivise, sia sui modelli formativi sia sugli aspetti tecnici della certificazione – ha precisato nel suo intervento -. Una ricognizione condotta su oltre 20 atenei italiani restituisce però un quadro ancora frammentato: solo un terzo delle università dispone oggi di un sistema strutturato e regolamentato, mentre circa la metà si trova ancora in una fase sperimentale, spesso legata a singoli progetti». 

«I principali ambiti di applicazione riguardano l’aggiornamento delle competenze, in particolare su digitale, lingue e sostenibilità, la formazione continua e l’innovazione dei corsi di studio, come nel caso dei “minor”», ha aggiunto. 

Restano tuttavia diverse criticità aperte: «Manca un quadro normativo nazionale chiaro, persistono ambiguità definitorie, c’è disomogeneità nei metadati e incertezza sul riconoscimento dei crediti formativi», ha evidenziato la prof.ssa Valentina Reda. 

Il dibattito è proseguito con la prof.ssa Manuela Raimondi, coordinatrice del Centro Servizi e-learning e multimediali dell’Università di Parma. «Volevo portare un’esperienza un po’ diversa, più operativa». Con questo approccio ha offerto uno sguardo concreto su cosa significhi, nella pratica, costruire percorsi formativi basati su micro-credenziali e didattica innovativa all’interno dell’hub Edunext

«Non siamo ancora al risultato finale, siamo a un punto di partenza», ha chiarito ricordando come i progetti legati al Pnrr siano ancora in fase di consolidamento. Eppure, un primo dato emerge con forza: «C’è stato un grande entusiasmo e una forte curiosità, anche da parte di docenti e dipartimenti inizialmente non coinvolti». 

Manuela Raimondi, Teresa Consoli e Valentina Reda

In foto da sinistra Manuela Raimondi, Teresa Consoli e Valentina Reda

Edunext rappresenta oggi una delle esperienze più ampie a livello nazionale: una rete di 35 atenei e istituzioni Afam che ha puntato su un obiettivo preciso, ovvero ripensare l’offerta universitaria in chiave più flessibile e accessibile. «Abbiamo voluto offrire un’alternativa di qualità alla formazione a distanza tradizionale, rispondendo ai bisogni di studenti che per motivi economici, geografici o personali non possono frequentare in presenza», ha aggiunto Manuela Raimondi. 

«Abbiamo lavorato su una forte standardizzazione», ha spiegato Manuela Raimondi. «Il credito formativo diventa l’unità base, organizzata in moduli da tre Cfu, combinabili in modo flessibile – ha detto -. È una logica a mattoncini che consente di costruire percorsi modulari e intercambiabili, cosa che sarebbe stata impossibile senza un modello condiviso tra tutti gli atenei». 

«Gli insegnamenti vengono sostituiti da educational cluster, aggregazioni di moduli che portano a un’unica prova finale integrata – ha aggiunto -. Non è più un esame per ogni materia, ma una valutazione basata sulle competenze, spesso attraverso progetti multidisciplinari». 

È proprio qui che entrano in gioco gli open badge, strumenti di certificazione che accompagnano ogni modulo e ogni cluster. «Non attestano solo la frequenza, ma competenze specifiche, descritte e riconoscibili anche a livello europeo», ha sottolineato Manuela Raimondi. 

Il processo, però, non è privo di criticità. Dalla gestione amministrativa dei crediti alle difficoltà di integrazione tra piattaforme digitali, fino alla necessità di spiegare agli studenti il valore di questi nuovi strumenti. «All’inizio c’era incertezza, ma oggi gli studenti apprezzano la possibilità di inserire gli open badge nel proprio curriculum», ha detto. 

In definitiva, quello che emerge è un vero e proprio cambio di modello. «Abbiamo costruito un ecosistema modulare, centrato sulle competenze», ha concluso la coordinatrice del Centro Servizi e-learning e multimediali (Centro SELMA) dell’Università di Parma. «Ma soprattutto abbiamo chiesto ai docenti di fare uno sforzo: individuare con chiarezza quali competenze stanno davvero formando». 

L’apertura della seconda parte della sessione è stata affidata alla professoressa Francesca Vigo dell'Università di Catania. La docente ha illustrato il ruolo centrale del progetto Eunice - European University for Customised Education, un consorzio di dieci università partner nato per promuovere percorsi di apprendimento personalizzati. 

In foto le docenti Francesca Vigo e Teresa Consoli

In foto le docenti Francesca Vigo e Teresa Consoli

La docente Francesca Vigo ha posto l'accento sulla necessità di superare la rigidità burocratica italiana per favorire la mobilità e il riconoscimento del sapere. 

«Il sistema italiano è uno tra i più rigidi perché individua i settori scientifico-disciplinari. Partire dalle competenze è più semplice rispetto a un titolo che parte da una somma di settori e crediti - ha detto -. Vogliamo creare un catalogo di corsi per micro-credenziali che siano di proprietà personale dell'individuo, trasferibili e condivisibili». 

Un contributo tecnico di rilievo è giunto dal professor Salvatore Ciancitto che ha approfondito, in merito all’area tecnica, la necessità di una didattica agile e frammentata, specifica per la formazione continua degli adulti. Secondo il docente «l'efficacia dei corsi online per chi è già inserito nel mercato del lavoro dipende dalla capacità dell'ateneo di offrire moduli estremamente circoscritti, evitando la dispersione dei corsi generalisti». 

«La brevità è la chiave per l'efficacia dei corsi online rivolti ai professionisti», ha ribadito il docente. «Abbiamo pensato a quattro cluster: uno per gli studenti per l'academic writing, uno per i professionisti per il business English, uno per gli adulti per la digital literacy e uno per gli insegnanti. L’obiettivo è certificare competenze comunicative immediate e verificabili», ha aggiunto.  

L'area sanitaria è stata rappresentata dalla dottoressa Giampiera Bulfone dell’ateneo catanese, il cui intervento ha toccato temi cruciali per la sanità digitale e la formazione professionale sul campo. La docente ha coordinato la proposta di una micro-credenziale dedicata alla “Digital Health Literacy”, mirata a istruire gli studenti affinché possano alfabetizzare digitalmente i pazienti cronici nell'uso della telemedicina. 

«Una popolazione con scarsa alfabetizzazione sanitaria ha una scarsa aderenza terapeutica e questo incrementa le disuguaglianze», ha sottolineato durante la presentazione del progetto la docente che ha anche sollevato una questione centrale per la gestione dei tirocini: «C'è la necessità di certificare le attività di tutoraggio presso le sedi; queste implicano conoscenze da parte di chi ospita gli studenti che potrebbero essere oggetto di formazione specifica». 

L'incontro si è concluso con gli interventi dei docenti Teresa Consoli e Alberto Fichera dell’Università di Catania che hanno ribadito «l'impegno dell'ateneo nell'adozione della piattaforma Bestr per il rilascio degli Open Badge, garantendo così la portabilità internazionale dei titoli acquisiti». «Il cantiere delle micro-credenziali a Catania è ufficialmente aperto, ponendo le basi per una didattica sempre più modulare e inclusiva», hanno detto in chiusura.

In foto da sinistra i docenti Alberto Fichera e Teresa Consoli

In foto da sinistra i docenti Alberto Fichera e Teresa Consoli

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