Open Badge e Microcredenziali al servizio del Lifelong Learning

Ad Alma Days and Sessions, esperti di diversi atenei italiani si sono confrontati su strategie accademiche, workshop pratici e nuove prospettive per una didattica più flessibile e orientata al lavoro

Giorgia Sciascia

Open Badge e Microcredentials: esploriamo lo stato dell'arte di Open Badge e Microcredenziali attraverso il confronto tra Atenei italiani e workshop pratici è il titolo dell’evento che si è tenuto nell’ambito del ciclo di incontri Alma Days and Sessions, promosso dal WP2 Formazione per la Digital Education nell’ambito del progetto Alma. 

Il Progetto ALMA – Advanced Learning Multimedia Alliance for Inclusive Academic Innovation, finanziato nell’ambito del PNRR - Subinvestimento Digital Education Hubs (DEH), coordinato dall’Università Federico II di Napoli, in partenariato con 14 università pubbliche e AFAM, è un'iniziativa pensata per portare docenti, ricercatori e ricercatrici e personale tecnico amministrativo al centro della trasformazione digitale della didattica. A coordinare le attività per l'Università di Catania è il principal investigator Alberto Fichera.

L’incontro, che si è svolto nei locali di Isola Catania, è stato presentato dalla prof.ssa Teresa Consoli, responsabile scientifico WP2 Alma dell’Università di Catania. 

Ad aprire i lavori è stata la prof.ssa Claudia Ledda, Project manager Centro Selma dell’Università di Parma, sulla definizione di Open Badge, ovvero credenziali digitali che contengono informazioni sulle competenze e sulle abilità recentemente acquisite, al cui interno sono riportate diverse informazioni come l'identità del destinatario, l'ente che ha rilasciato l’Open Badge e la data di scadenza.

Una delle piattaforme maggiormente utilizzate per il rilascio degli Open Badge è il sito Esco - European Skills, Competences, Qualifications and Occupations, ovvero un portale europeo che classifica abilità, professioni e competenze in 28 lingue per facilitare l'incontro tra domanda e offerta sul mercato lavorativo.

«Oggi all'università non si iscrivono soltanto gli studenti neodiplomati, ma ci sono anche studenti lavoratori che vogliono ampliare le loro conoscenze e che hanno bisogno di maggiore flessibilità – ha spiegato la prof.ssa Claudia Ledda -. Di conseguenza sono stati erogati diversi corsi di laurea triennale e magistrale che rispondono alle esigenze degli studenti, garantendo flessibilità e organizzazione tramite video lezioni con le quali viene erogata la parte teorica». 

«Per favorire la didattica interattiva sono state allestite delle nuove aule 3.0 in cui, tramite uno schermo, vengono proiettati solo gli studenti collegati, in questo modo il docente prende più facilmente in considerazione gli studenti online che possono interagire durante la lezione e si sentono maggiormente inclusi all'interno del gruppo classe», ha aggiunto la docente che nel suo intervento si è soffermata sull’Open Badge.

Un momento dell'intervento della prof.ssa Claudia Ledda

Un momento dell'intervento della prof.ssa Claudia Ledda

La base da cui bisogna partire per realizzare un Open Badge è la progettazione della didattica poiché bisogna tenere in considerazione le competenze richieste dal mercato del lavoro in modo da colmare il cosiddetto skill gap. Innanzitutto bisogna progettare il modulo di un corso di laurea prevalentemente a distanza. 

La scheda preparata dal docente deve essere suddivisa in varie sezioni in cui vengono indicate le ore dedicate alle lezioni e alle attività da svolgere. In seguito sono riportati gli obiettivi che verranno raggiunti tramite il corso, gli argomenti che verranno affrontati e infine i metodi e le procedure didattiche che sono state adoperate, oltre ai titoli dei testi e dei video che sono stati utilizzati durante le lezioni. 

Alla fine della scheda vengono riportati i compiti dei docenti, che hanno la responsabilità del corso e di registrare le lezioni, e dei tutor, figure fondamentali non solo per garantire il monitoraggio degli studenti, ma per affiancarli e sostenerli durante il percorso di studi. Inoltre alla fine del corso è prevista una prova, solitamente un colloquio conclusivo con il commento e la valutazione delle attività svolte dallo studente durante il corso per valutare il rilascio dell’Open Badge.

L'incontro è proseguito con l'intervento della prof.ssa Ruth Kerr, responsabile dell’International Department alla Federica Web Learning di Napoli, che ha spiegato l'importanza delle Microcredenziali e degli Open Badge nel Lifelong Learning.

Le Microcredenziali sono certificazioni brevi che attestano competenze specifiche acquisite in tempi ridotti, tramite corsi online o moduli formativi. Sviluppare delle Microcredenziali è fondamentale per incrementare la conoscenza di tutti i giorni, non solo per rispondere alle esigenze del mercato del lavoro, ma soprattutto per rispondere alla necessità degli studenti di acquisire competenze nuove che vadano oltre le conoscenze universitarie. 

Nella progettazione di una Microcredenziale è importante definire alcuni punti chiave, ad esempio la rilevanza quindi per chi è pensato questo corso e quale problema voglio risolvere grazie ad esso, la promessa ovvero il risultato finale dell'apprendimento e infine il suo valore, ovvero ciò che lo distingue da un corso normale. 

Un momento dell'intervento della prof.ssa Ruth Kerr

Un momento dell'intervento della prof.ssa Ruth Kerr

Bisogna, inoltre, comprendere quali sono le competenze maggiormente richieste nell'ambito lavorativo in modo tale da incrementarle per poter svolgere un determinato lavoro con efficienza ed organizzazione.

Per garantire il successo di una Microcredenziale bisogna porsi dei punti fermi e degli obiettivi da rispettare. La Governance è uno degli elementi principali da stabilire perché riguarda la dimensione accademica e strategica, di conseguenza bisogna definire la policy istituzionale e allinearsi con gli standard europei.

La piattaforma per erogare i corsi è fondamentale così come l’implementazione e il reach che permette di creare collegamenti con il mercato e coordinare la gestione dei corsi ottimizzando i flussi di lavoro. Infine bisogna considerare il monitoraggio della soddisfazione degli utenti e dell'efficienza del programma attraverso sondaggi e indicatori.

Quando parliamo di Lifelong Learning entriamo nel campo dell'istruzione non formale. É un apprendimento che si svolge al di fuori della carriera dello studente universitario, con corsi più flessibili ma organizzati che si svolgono online per rispondere alle necessità dei lavoratori. 

Di conseguenza l'obiettivo della prof.ssa Ruth Kerr è coinvolgere le università nello sviluppo di abilità e competenze per offrire una formazione professionale di qualità.

«Noi non formiamo lavoratori ma formiamo cittadini quindi dobbiamo allinearci con il mercato lavorativo, ma è fondamentale comprendere che la società di domani sarà costruita dagli studenti di oggi», ha concluso la prof.ssa Ruth Kerr. 

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