“Servizi, innovazione e prossimità: dipendenze”: a Unict il primo incontro del ciclo dedicato ai servizi dell’Asp tra prevenzione, centri di pronta accoglienza, unità mobili e percorsi di inclusione
Parlare oggi di dipendenze patologiche non significa riferirsi soltanto alle sostanze stupefacenti. Il fenomeno è più ampio e comprende anche il gioco d’azzardo, internet, il gaming e i disturbi legati all’alimentazione. Sono numerose, quindi, le forme di dipendenza e le conseguenze che producono, non solo sulla persona, ma anche sul contesto familiare e sulla società. A collegare queste esperienze diverse è la difficoltà di controllare un comportamento o il bisogno costante di ripeterlo, nonostante le conseguenze sulla salute, sulle relazioni e sulla vita sociale.
Questo è quanto è emerso dal seminario "Servizi, innovazione e prossimità: dipendenze. Costruire risposte alle dipendenze a due anni dalla L.R. n. 26 del 7 Ottobre 2024" nell'ambito del ciclo di incontri Dipendenze patologiche: organizzazione, risorse e innovazione dei servizi, organizzato dal Dipartimento di Economia e Impresa dell’Università di Catania, in collaborazione con l’ASP di Catania. A Palazzo delle Scienze, nei giorni scorsi, diversi professionisti dell’Azienda Sanitaria Provinciale hanno incontrato la comunità studentesca per approfondire le nuove frontiere delle dipendenze e presentare i servizi attivi sul territorio.
A introdurre la conferenza è stata la docente Melita Nicotra, docente di Economia e Gestione delle Imprese, che ha sottolineato «l’importanza della collaborazione tra competenze sanitarie, economiche e sociali nel contrasto alle dipendenze».

In foto da sinistra Fabio Brogna, Melita Nicotra e Beatrice Petrosino
Il dott. Fabio Brogna – direttore dell’Uoc Servizio Territoriale Dipendenze Patologiche – ha aperto il discorso sulle dipendenze patologiche, sottolineando quanto sia importante parlarne soprattutto tra i giovani, un’età caratterizzata da curiosità e maggiore possibilità di avvicinarsi a sostanze o comportamenti che possono creare dipendenza. Ha evidenziato anche «il forte legame tra dipendenze ed economia, considerando sia il mercato delle sostanze illegali sia le risorse che lo Stato investe nella prevenzione, nella cura e nella riabilitazione».
Le dipendenze patologiche comprendono non solo le sostanze stupefacenti, ma anche comportamenti come il gioco d’azzardo patologico e i disturbi della nutrizione e dell’alimentazione. Nel caso delle sostanze, l’uso ripetuto può provocare tolleranza, cioè la necessità di aumentare le dosi per ottenere lo stesso effetto, e craving, ovvero un desiderio intenso e difficile da controllare. La dipendenza può quindi compromettere la vita sociale, familiare e lavorativa, oltre a causare gravi problemi di salute.
Il dott. Brogna ha poi illustrato il ruolo dei SerD - Servizio per le dipendenze, che si occupano delle dipendenze attraverso équipe multidisciplinari composte da medici, psicologi, educatori, infermieri e assistenti sociali. Ha parlato anche dei nuovi servizi presenti sul territorio, come gli ambulatori specializzati, i Centri di Pronta Accoglienza e le unità mobili, che permettono di raggiungere anche le persone più emarginate e offrire loro assistenza e orientamento.
In chiusura di intervento ha sottolineato che «dalla dipendenza è possibile uscire» e ha evidenziato «l’importanza della prevenzione e dell’informazione, soprattutto tra i giovani». Per questo agli studenti è stato proposto di ideare una campagna di comunicazione sulle dipendenze, utilizzando strumenti e linguaggi capaci di sensibilizzare le nuove generazioni e far conoscere i servizi disponibili.

In foto Fabio Brogna e Beatrice Petrosino
Nel corso della conferenza ha preso la parola anche la dott.ssa Beatrice Petrosino, che ha concentrato la sua riflessione sul legame sempre più stretto tra gestione sanitaria e sostenibilità economica, partendo dai risultati del rapporto OISET, l’Osservatorio sull'impatto socio-economico delle dipendenze. Si tratta di uno studio che ha scelto di andare oltre la semplice raccolta di dati epidemiologici per misurare il ritorno degli investimenti: per ogni euro speso nella presa in carico precoce e nei trattamenti sul territorio se ne possono recuperare fino a quattro in termini di minori accessi ai pronto soccorso, decessi evitati e riduzione delle spese carcerarie. Numeri significativi, specie se si pensa che i costi diretti legati a sostanze e alcol pesano per circa l'1,2 per cento del nostro Prodotto Interno Lordo.
La dott.ssa Petrosino ha quindi toccato il nodo dell'organico dei Sert, che negli ultimi anni ha visto calare il personale medico e infermieristico di circa il trenta per cento a causa del mancato ricambio, proprio mentre crescevano le competenze richieste, a cominciare dai disturbi comportamentali. Riportare i servizi agli standard previsti dal decreto ministeriale 77 del 2022 permetterebbe di accogliere quarantamila persone in più a livello nazionale, garantendo interventi gratuiti ed equi direttamente tramite il Servizio sanitario nazionale, senza ticket e in totale riservatezza.
Sul piano delle risorse, la relatrice ha illustrato come la legge di bilancio abbia istituito il nuovo Fondo nazionale per le dipendenze, consentendo all'ASP di Catania di muoversi per prima nell'Isola con l'assunzione di personale a tempo indeterminato. Il quadro si completa con il Piano regionale triennale e con il programma Generazione zero dipendenze, rivolto ai giovani tra i quattordici e i ventinove anni: un piano che porta avanti la linea Radar per raggiungere le zone più periferiche della provincia, potenzia i servizi dedicati agli adolescenti e rafforza il contrasto al gioco d'azzardo patologico, grazie a presidi come lo stimolatore magnetico ad Acireale e i punti di ascolto di Misterbianco e Palagonia.

In foto un momento dell'intervento della dott.ssa Beatrice Petrosino
In chiusura di intervento la dott.ssa Petrosino si è soffermata sulla legge regionale 26 del 2024, che ha disegnato una rete di risposte articolata che parte dalla bassa soglia delle unità mobili, trasformate in veri servizi aziendali stabili e non in semplici progetti a termine, fino all'alta soglia del Centro di pronto accoglienza residenziale.
«Conoscere le norme e l'assetto di questi servizi», ha ricordato rivolgendosi alla platea di studenti, «rappresenta una base fondamentale per la vostra futura responsabilità professionale, ma soprattutto uno strumento irrinunciabile per tutelare i diritti della persona e garantire un'assistenza vicina e accessibile a chiunque ne abbia bisogno», ha spiegato.
Dalla cornice normativa e dai modelli organizzativi si è passati alla realtà viva del lavoro sul campo grazie alla relazione del dott. Giuseppe Laneri, dirigente medico del Centro di pronta accoglienza (CPA) per le dipendenze patologiche dell'ASP di Catania. Istituito in attuazione dell'articolo nove della legge regionale 26 del 2024, il presidio risponde a una vera e propria urgenza sociale che attraversa l'Isola, legata in particolare all'incontrollata diffusione del crack tra persone sempre più giovani.
Il dott. Laneri ha subito chiarito la specifica identità della struttura all'interno della rete sociosanitaria: il CPA non è un pronto soccorso destinato a gestire intossicazioni mediche acute, né si sovrappone alle comunità terapeutiche a lungo termine. Si tratta piuttosto di un anello di congiunzione a carattere residenziale totalmente pubblico con assistenza continua nelle ventiquattro ore, pensato per accogliere in via volontaria persone inviate dai Sert per una finestra di trenta giorni.
«È un porto sicuro, una pausa necessaria dalla strada e dai contesti di consumo», ha spiegato il medico, evidenziando come l'obiettivo primario sia spezzare il circuito dell'urgenza, contenere il forte bisogno compulsivo della sostanza e stabilizzare il quadro clinico e psicologico prima di affidare nuovamente il paziente ai servizi territoriali o indirizzarlo verso percorsi comunitari più lunghi.

In foto da sinistra Gabriella Iacona, Donatella Bisconti e Giuseppe Laneri
La forza del modello risiede nell'integrazione di un'équipe multidisciplinare composta da medici, infermieri, psicologi, educatori, assistenti sociali e operatori sociosanitari, capaci di affiancare alla cura degli aspetti internistici e infettivologici un lavoro costante sulle fragilità emotive. Le giornate all'interno del centro seguono un ritmo strutturato tra momenti di confronto comunitario, gruppi di sostegno motivazionale, laboratori espressivi e recupero delle relazioni familiari, senza tralasciare il valore terapeutico della condivisione quotidiana tra personale e utenti.
A testimonianza della complessità di questi percorsi, il relatore ha presentato alcuni casi clinici seguiti nella struttura etnea: storie di vite segnate dalla rapida perdita di controllo scatenata dal policonsumo e dall'isolamento affettivo, che attraverso il ricovero temporaneo hanno trovato uno spazio protetto per disinnescare i fattori di rischio, rimodulare le terapie e riscoprire una prima forma di stabilità. Il senso profondo dell'esperienza è racchiuso nelle parole lasciate da uno degli ospiti al termine della degenza, richiamate da Laneri in chiusura di intervento: «Il CPA è la stazione di partenza per il treno della vita».
Superare la semplice dimensione clinico-sanitaria per rimettere la persona al centro. È questo il fulcro dell’intervento della dott.ssa Gabriella Iacona, intitolato "Dalla cura alla comunità, costruire nuovi percorsi di inclusione e reinserimento sociale e lavorativo". Se la cura si limita ad eliminare il sintomo biologico, il prendersi cura accoglie l'individuo nella sua interezza, fondendo la scienza medica al supporto emotivo e al valore umano della comunità, intesa come rete affettiva e di appartenenza.
Le dipendenze, che siano da sostanze o comportamentali, portano con sé pesante disgregazione familiare, costi sanitari e un profondo stigma sociale che scambia una patologia cronica per una debolezza morale. Per spezzare questo circolo vizioso, la relatrice ha ribadito che «la riabilitazione non può fermarsi all'astinenza, ma deve puntare sull'autonomia e sul riscatto lavorativo».

In foto da sinistra Gabriella Iacona, Giuseppe Laneri e Donatella Bisconti
Sul piano operativo e normativo, la dott.ssa Iacona ha richiamato le principali risorse regionali: dalla L.R. n. 27/2024 per la prevenzione e il monitoraggio (tramite organi come Clid e Tarcopad), ai 4 milioni di euro stanziati dal programma FSE+ 2021-2027 (Avviso 30/2026) per l'inclusione di utenti SerD, minori dai 16 anni e detenuti.
Strumento centrale di questo approccio è il Progetto Terapeutico Individualizzato (PDI), un percorso flessibile costruito da un'équipe multiprofessionale insieme alla famiglia e al paziente, indispensabile anche nei casi di doppia diagnosi. A sostenere economicamente questo sistema interviene il Budget di Salute (L.R. n. 17/2019), che destina una quota fissa dei bilanci ASP alla salute mentale per co-progettare interventi con il Terzo Settore.
In conclusione, l'intervento della dott.ssa Gabriella Iacona ha dimostrato come il lavoro sia parte integrante della terapia: considerare i soggetti vulnerabili non più come pazienti assistiti ma come cittadini attivi e risorse affidabili restituisce loro dignità, riduce i costi sociali e genera un inestimabile valore etico per l'intera collettività.
Nel corso del seminario, la dott.ssa Donatella Bisconti ha tracciato una vera e propria svolta paradigmatica per il servizio sanitario: il passaggio radicale dalla cura al progetto di vita. Superando il vecchio modello assistenziale basato sulla semplice risposta prestazionale alla patologia, la nuova visione mette al centro la persona nella sua globalità, tenendo conto dei determinanti sociali della salute come casa, relazioni e inserimento lavorativo o formativo. Ancorato alla legge di riforma sulla disabilità e alla normativa regionale siciliana, questo approccio trova concretezza nel Budget di Salute.
Nella realtà dell’ASP di Catania, che copre 58 comuni catanesi, il modello coinvolge anche l'area delle dipendenze all’interno del Dipartimento di Salute Mentale, articolandosi attraverso una stretta co-progettazione con 43 enti del Terzo Settore selezionati tramite un albo dedicato. Come evidenziato dalla relatrice, non si tratta di una delega all'esterno né di un percorso statico, bensì di un patto di cittadinanza dinamico ed etico: i progetti individuali vengono continuamente monitorati, valutati mediante scale internazionali come l’ICF Recovery e calibrati sui tre assi dell'abitare, della socialità e del lavoro.
Un cambio di rotta metodologico ed economico che punta non solo all'appropriatezza della spesa pubblica, ma soprattutto a restituire dignità, speranza e autonomia alle persone più fragili.

In foto da sinistra Beatrice Petrosino, Fabio Brogna e Marco Romano
La dott.ssa Erika Pulvirenti ha illustrato il ruolo delle unità di strada previste dalla legge regionale n. 26 del 7 ottobre 2024, nata dall’emergenza del crack a Palermo e dalla mobilitazione sociale. Si tratta di servizi di prossimità fondati sul principio dell’andare verso: gli operatori raggiungono le persone nelle aree periferiche e nei luoghi di aggregazione, attraverso un ascolto attivo e non giudicante. L’obiettivo è intercettare bisogni inespressi e costruire percorsi di aiuto personalizzati.
L’unità mobile costituisce il primo punto di accesso a una rete che comprende drop-in, SerD, CPA e percorsi di reinserimento sociale e lavorativo. La sua équipe multiprofessionale svolge anche attività sanitarie, come screening per HIV ed epatite, test tossicologici e drug checking, oltre a offrire orientamento e materiali di prevenzione.
Il servizio opera nei 58 comuni dell’area metropolitana di Catania. Pulvirenti ha infine ricordato il Centro di ascolto di via Galermo 173, gratuito e accessibile senza prescrizione. Ha concluso richiamando una frase di Seneca: «Non possiamo dirigere il vento, ma possiamo orientare le vele», indicando l’obiettivo di aiutare ogni persona a rafforzare le proprie risorse e a trovare una direzione possibile.
A conclusione dell’incontro, il professor Marco Romano del Dipartimento di Economia e Impresa ha invitato gli studenti a trasformare quanto ascoltato in un lavoro concreto: una campagna di comunicazione sulle dipendenze rivolta alla generazione Z. Il progetto dovrà individuare linguaggi, messaggi e strumenti più efficaci, tenendo conto del ruolo dei social e degli altri canali di comunicazione.
L’obiettivo è valorizzare la conoscenza che gli studenti hanno del linguaggio e delle abitudini della loro generazione, per rendere la prevenzione più vicina e comprensibile. L’invito si collega anche alla riflessione di Romano sulla responsabilità etica delle imprese e dei comunicatori, chiamati a considerare gli effetti dei propri messaggi sui soggetti più vulnerabili.