Dalla Restoration Law al dibattito sul consumo di suolo: studiosi, associazioni e istituzioni, al Dipartimento di Giurisprudenza, hanno discusso quale modello di rigenerazione per i 19 ettari verdi nel cuore di Catania
Il ripristino della biodiversità come leva per la mitigazione dei cambiamenti climatici, in linea con gli obiettivi europei più recenti, e la necessità di ripensare le politiche urbane alla luce della crescente pressione edificatoria e dell’espansione del traffico veicolare. Sono i temi al centro dell’incontro dal titolo Gli Orti della Susanna: quale modello per il ripristino di un ecosistema urbano? che si è tenuto nei giorni scorsi nei locali dell’Auditorium “Enzo Zappalà” del Dipartimento di Giurisprudenza.
L’incontro è stato organizzato nell’ambito del PRIN (Progetto di ricerca di carattere nazionale) diretto dalla prof.ssa Marisa Meli, dal titolo Restoring Biodiversity as a tool for Climate Change Mitigation e dal Centro Studi interdipartimentale “Territorio, Sviluppo e Ambiente” diretto dalla prof.ssa Melania Nucifora.
Gli Orti di Susanna è una vasta area verde di quasi 19 ettari nel cuore del quartiere Cibali a Catania, un autentico "tesoro nascosto" e un polmone verde prezioso per la città. Già da tempo è stato oggetto di dibattito per la sua salvaguardia e trasformazione in parco urbano.
In particolar modo gli esperti evidenziano il valore storico-ambientale del sito per la presenza di materiali sedimentari (come argille grigio-azzurre) non ricoperti dalle colate laviche dell'Etna, una rarità nel contesto vulcanico urbano. Nell’area è presente anche una ex cava di terra rossa, conosciuta come "Grotta Lucenti".

Una veduta dell’area (foto: Italia che cambia)
In questi ultimi anni diverse associazioni hanno promosso la trasformazione dell’area in un parco pubblico al fine di evitare speculazioni edilizie e per salvaguardare la vegetazione autoctona.
Proprio il Comune ha avviato una fase per ricevere proposte da parte di privati e associazioni per la gestione e riqualificazione dell'area.
Su questi aspetti si sono soffermati diversi docenti dell’ateneo catanese che, nel corso dell’incontro, a diverso titolo, hanno messo in luce le vicende giuridiche che hanno riguardato l’area (Ugo Salanitro del Dipartimento di Giurisprudenza), l’importanza che il sito riveste per la tutela della biodiversità (Pietro Minissale del Dipartimento di Scienze biologiche, geologiche e ambientali), il ruolo che ha storicamente svolto e potrebbe continuare a svolgere quale ecosistema agricolo (Ferdinando Branca del Dipartimento di Agricoltura Alimentazione e Ambiente), anche alla luce delle più recenti soluzioni, presenti nel panorama nazionale ed europeo, mirate a favorire un uso sociale ed innovativo dei terreni agricoli (Daniele La Rosa del Dipartimento Ingegneria Civile e Architettura), e, infine, anche i profili di rilevanza storica e antropologica presenti nell’area (Massimo Frasca del Dipartimento di Scienze umanistiche).
L’incontro è stato arricchito da un ricco dibattito, al quale hanno preso parte i componenti del Comitato cittadino, intitolato proprio al “Parco Orti della Susanna” e composto da semplici cittadini e professionisti (rappresentati da Ignazio Di Paola) e da associazioni ambientaliste quali Legambiente (Leo Micali), Lipu (Giuseppe Rannisi) e Wwf (Diego Fiorentino).

In foto da sinistra Melania Nucifora, Marisa Meli, Pietro Minissale e Ferdinando Branca
Tra i presenti anche Paolo La Greca, docente dell’ateneo catanese e consulente del primo cittadino all’Urbanistica, che ha rappresentato un diverso punto di vista, connesso alla necessità di fare proprie le previsioni urbanistiche contenute nel Piano Piccinnato e, a maggior ragione in un momento di crescita esponenziale della città e del traffico veicolare, di tenere conto dell’area in questione come punto di snodo nevralgico dell’asse viario.
Merito, ancora una volta, del dibattito che ne è scaturito, avere messo in evidenza come le comprensibili esigenze urbanistiche della città vadano ridisegnate guardando al futuro, piuttosto che al passato, immaginando scenari diversi che tengano al riparo da un ulteriore consumo di suolo una significativa zona (di quasi 19 ettari) non edificata che insiste nel centro occidentale di Catania.
“Questo, del resto, è quanto ci chiede di fare la Restoration Law (un regolamento europeo del 2024 sul ripristino della natura) che, guardando anche agli ecosistemi urbani, mette in evidenza come gli stessi costituiscono habitat importanti per la biodiversità, in particolare per le piante, gli uccelli e gli insetti, compresi gli impollinatori”, ha spiegato la prof.ssa Marisa Meli del Dipartimento di Giurisprudenza.

Un momento dell’intervento dell’urbanista Paolo La Greca
Forniscono, inoltre, molti altri servizi ecosistemici essenziali, tra cui la riduzione e il contenimento del rischio di catastrofi naturali, ad esempio per le inondazioni e gli effetti "da isole di calore urbano", il raffrescamento, le attività ricreative, la depurazione dell'acqua e dell'aria, nonché la mitigazione e l'adattamento ai cambiamenti climatici. Sulla base di tali premesse, il regolamento invita a “rafforzare le azioni volte a scongiurare il rischio di riduzione della copertura di spazi verdi urbani”.
Nel caso degli Orti della Susanna, peraltro, come è stato correttamente messo in luce sempre in sede di dibattito (Gesualdo Campo) un intervento demolitorio sarebbe da escludersi sia in ragione del vincolo paesaggistico che interessa buona parte dell’area, sia in ragione della presenza di un’antica cava di estrazione e di muretti a secco, dichiarati patrimonio immateriale dell’umanità nel 2018.
Indubbiamente, come messo in evidenza dal prof. Ugo Salanitro nella sua analisi conclusiva, fermo rimane il problema della mancanza della disponibilità finanziaria del Comune per una eventuale acquisizione dell’area.
"Ma su questo aspetto - ha spiegato la prof.ssa Marisa Meli -, così come sui tanti altri emersi durante l’incontro, bisognerà continuare a tenere alta l’attenzione, mantenendo sempre vivo il confronto con le istituzioni locali e cercando soluzioni che possano tenere conto delle priorità indicate dal legislatore europeo e delle aspettative che la collettività locale ripone sulla destinazione dei luoghi".

Un momento dell'incontro