A Catania i massimi esperti italiani riuniti dalla Clinica Ortopedica di Unict per promuovere prevenzione, innovazione e approccio multidisciplinare nella cura delle fragilità ossee
L’osteoporosi non è più soltanto una malattia legata all’invecchiamento, ma una vera emergenza sanitaria destinata a incidere sempre di più sulla qualità della vita e sulla sostenibilità dei sistemi di cura.
Da questa consapevolezza è nato il convegno La pandemia silenziosa del XXI secolo: l’osteoporosi e le fratture da fragilità, promosso dalla Clinica Ortopedica dell’Università di Catania, che nella suggestiva cornice dell’aula magna “Santo Mazzarino” del Monastero dei Benedettini ha riunito alcune delle più autorevoli voci della medicina italiana per fare il punto sulle nuove strategie di prevenzione, diagnosi e trattamento delle fragilità scheletriche.
La Clinica Ortopedica, dunque, si conferma ancora una volta punto di riferimento scientifico e clinico nel panorama nazionale della medicina muscolo-scheletrica grazie al convegno presieduto dal prof. Vito Pavone e con la presidenza onoraria di Giuseppe Sessa, ordinario dell’ateneo catanese e maestro dell’ortopedia italiana.
Il congresso ha rappresentato un momento di altissimo profilo scientifico e culturale, capace di riunire alcune delle più autorevoli figure del panorama medico nazionale impegnate nella prevenzione, diagnosi e trattamento dell’osteoporosi e delle fratture da fragilità.

In foto i docenti Vito Pavone e Umberto Tarantino
L’evento, coordinato scientificamente dai dottori Luciano Costarella e Alessia Caldaci, ha posto al centro dell’attenzione una patologia ormai definita “pandemia silenziosa” per l’enorme impatto sanitario, sociale ed economico che determina in una popolazione sempre più longeva.
Elemento distintivo del congresso è stata la straordinaria multidisciplinarietà dell’approccio scientifico. La Clinica Ortopedica di Catania ha, infatti, saputo costruire un confronto integrato tra ortopedici, endocrinologi, fisiatri, reumatologi, geriatri, ginecologi, odontoiatri, medici di medicina generale, specialisti della riabilitazione e delle scienze motorie, offrendo una visione moderna e completa della gestione del paziente osteoporotico.
Di particolare rilievo la presenza del prof. Umberto Tarantino, tra i massimi esperti italiani nel campo dell’osteoporosi e dell’osteosarcopenia, che ha approfondito le nuove frontiere della ricerca biomolecolare e le prospettive innovative nella prevenzione delle fragilità scheletriche.
Grande attenzione è stata dedicata al ruolo dell’attività fisica preventiva, che ha evidenziato come movimento, stile di vita e prevenzione rappresentino strumenti fondamentali nella tutela della salute ossea e muscolare.
L’approccio multidisciplinare ha coinvolto anche i settori della ginecologia, con focus specifici sul ruolo della terapia ormonale sostitutiva, dell’endocrinologia in merito alla prevenzione della osteoporosi maschile, e, inoltre, numerosi esperti in diagnostica avanzata strumentale e laboratoristica e in farmacologia.

Docenti e esperti presenti al convegno
Ampio spazio è stato riservato al trattamento delle fratture da fragilità, tema sul quale la scuola ortopedica catanese continua a distinguersi per esperienza clinica, innovazione tecnologica e approccio mini-invasivo. Le sessioni dedicate alle fratture del femore, vertebrali, peri-protesiche, dell’omero e del polso hanno evidenziato l’elevato livello tecnico-scientifico della Clinica Ortopedica etnea e la sua capacità di integrare ricerca, assistenza e formazione.
Il congresso ha, inoltre, confermato il ruolo strategico dell’Università di Catania e della sua Clinica Ortopedica nella promozione della cultura della prevenzione e della salute ossea, rafforzando il dialogo tra ospedale, territorio e medicina generale.
“La gestione dell’osteoporosi non può più essere affrontata in maniera settoriale – ha spiegato il prof. Vito Pavone –, ma richiede una rete integrata di competenze e professionalità capaci di accompagnare il paziente lungo tutto il percorso diagnostico, terapeutico e riabilitativo”.
“L’elevata partecipazione di specialisti, medici, specializzandi, ricercatori e giovani professionisti – ha aggiunto il docente dell’ateneo catanese - ha confermato il grande interesse verso un tema di crescente attualità e l’autorevolezza scientifica di una scuola ortopedica che continua a rappresentare un’eccellenza della sanità siciliana e nazionale”.



