Perché amanti, perché sintetici: sesso, relazioni e intimità nell’epoca dell’IA

Al Dipartimento di Scienze umanistiche la riflessione sulle trasformazioni culturali e sociali generate dall’intelligenza artificiale nei campi dell’affettività, dell’intimità e delle relazioni digitali

Giovanna Cosentino, Carmela Finocchiaro e Alessandro Giangreco

Le conseguenze politiche, sociali e culturali della costruzione di affettività con le intelligenze artificiali è stato il tema principale di discussione della presentazione del libro Amanti Sintetici del professore Davide Bennato

L’incontro, inserito nel programma de “Il Maggio dei Libri del Comune di Catania” promosso dal Disum e da Ferpi Sicilia, è stato coordinato dallo stesso professore Bennato, presidente del corso di laurea in Scienze e Lingue per la Comunicazione, che ha discusso dei temi del volume insieme con i colleghi Claudia Cantale, docente di Sociologia dei media, e Guido Anselmi, docente di Sociologia digitale, con la partecipazione della delegata regionale Ferpi Elisa Toscano

Un momento dell'intervento del prof. Davide Bennato. In foto anche Claudia Cantale, Guido Anselmi e Elisa Toscano

Un momento dell'intervento del prof. Davide Bennato. In foto anche Claudia Cantale, Guido Anselmi e Elisa Toscano

Davide Bennato: «Tra sicofanzia e identità virtuale, così l’IA cambia le nostre relazioni»

Le tematiche e le riflessioni che hanno portato allo sviluppo dell’opera sono state spiegate direttamente dal professore Davide Bennato, autore del libro “Amanti Sintetici”, nel corso dell’incontro al Monastero dei Benedettini.

Tra tutti i motivi per i quali noi umani ci stiamo avvicinando e fidando sempre di più all’ intelligenza artificiale, la sicofanzia, che lei cita nel libro, è la causa maggiore?

“Beh, sicuramente la sicofanzia è uno degli aspetti più particolari, però bisogna prendere in considerazione il fatto che la sicofanzia è un meccanismo attraverso il quale gli LLM, quindi le intelligenze artificiali chat, riescono ad avere un atteggiamento molto accondiscendente nei confronti delle persone. Questa componente si lega anche al fatto che le persone essendo sempre più sole, hanno anche bisogno di avere un sostegno che possa essere emotivo-relazionale. Quindi mettendo questa componente, che è una componente sociologica, assieme alla componente tecnologica, la siconfanzia è sicuramente uno degli aspetti che fa sì che le persone si trovano a proprio agio nell'instaurare un comportamento affettivo-relazionale nei confronti delle intelligenze artificiali”.

Nel suo libro “Amanti sintetici” lei descrive la crescita delle relazioni tra esseri umani e intelligenze artificiali. Secondo lei, in futuro questa evoluzione porterà le persone a rivalutare maggiormente i rapporti umani autentici oppure a considerare sempre più normali e sufficienti le relazioni sintetiche?

“Allora, secondo me la questione dipende molto dal tipo di cultura affettiva ed emotiva che le persone cominciano a sviluppare. Le persone che hanno un animale domestico esprimono la loro affettività nei confronti di un cane o di un gatto, ma questo non porta a sostituire l'affettività nei confronti delle altre persone. Io sono di questo avviso: le intelligenze artificiali e le chatbot permetteranno di esplorare aspetti della propria affettività magari ancora non esplorati o che non sono stati presi in considerazione, ma questo non sarà sostitutivo di altre forme di relazioni affettive”.

In che modo “l'effetto Proteo” e la nostra identità virtuale stanno cambiando il modo in cui percepiamo noi stessi nel mondo reale?

“L'effetto Proteo è interessante perché è nato nel mondo dei videogiochi e sarebbe il fatto che le persone interiorizzano degli aspetti degli avatar che interpretano all'interno dei mondi virtuali. Quindi se io nella vita di tutti i giorni sono una persona timida, ma nei mondi virtuali interpreto un avatar invece molto più aggressivo ed estroverso, tenderò ad avere quelle caratteristiche dell'avatar che riporterò anche nella vita quotidiana. Questo secondo me è anche un modo per esplorare la propria identità, perché ormai le tecnologie digitali non sono semplicemente degli strumenti di comunicazione, ma sono anche strumenti di relazione sociale. Quindi in questo senso, essendo degli strumenti che permettono di esplorare aspetti della propria identità, l'effetto Proteo, anche nell'ambito dei rapporti con i chatbot emotivi e relazionali, può diventare uno strumento per esplorare aspetti della propria identità, che in assenza di questa opportunità magari resterebbero più nascosti”.

In foto da sinistra Claudia Cantale, Davide Bennato e Guido Anselmi

In foto da sinistra Claudia Cantale, Davide Bennato e Guido Anselmi

IA, creatività e democrazia: il confronto tra Guido Anselmi e Claudia Cantale

Nel corso dell’evento il professore Davide Bennato ha dialogato con i docenti Guido Anselmi e Claudia Cantale sui molteplici effetti della diffusione dell’intelligenza artificiale nella società contemporanea. Dalla trasformazione dei consumi culturali e della scrittura creativa fino alle implicazioni politiche, civili e democratiche legate alla gestione dei dati personali, il confronto ha evidenziato opportunità e criticità di una tecnologia sempre più presente nella vita quotidiana.

La professoressa Claudia Cantale si è concentrata sulle conseguenze dell’IA sui consumi culturali spiegando che già da tempo ci suggerisce in che modo consumare i contenuti mediali. Ciò che è interessante in questa fase è capire come i creativi stanno reagendo per non farsi scambiare per intelligenze artificiali, soprattutto nell’ambito della scrittura creativa: gli scrittori cercano di modificare i propri registri linguistici e genere letterari per evitare di essere coinvolti in processi di plagio con l’IA.

Il professore Guido Anselmi si è focalizzato sulle conseguenze politiche e civili della costruzione di affettività con le IA, partendo dalla considerazione che dando accesso alla nostra intimità abilitiamo alcuni attori, non necessariamente democratici, che elaborano i nostri dati per creare un’esperienza virtuale personalizzata. Chi controlla questa tecnologia agisce al di fuori della “democrazia del contesto europeo” e le istituzioni politiche europee devono essere stimolate a produrre normative di comportamento ma se tutti questi dati girano su piattaforme non controllate il problema non è di facile risoluzione.

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