Places: esplorare l’interazione tra accademia e società

Disponibile la pubblicazione “Portraits and Landscapes of Academic Community Engaged Sholarship” in cui la sardara dei pescatori trezzoti è protagonista. Al suo interno anche il “ritratto” di Mara Benadusi, docente del Dipartimento di Scienze politiche e sociali

Alfio Russo

All’apertura della pubblicazione Portraits and Landscapes of Academic Community Engaged Sholarship campeggia una suggestiva immagine della lancia tipica dei pescatori di Aci Trezza, simbolo di un legame profondo tra saperi, pratiche quotidiane e comunità locali. Questa immagine diventa metafora del progetto Places, che nasce con l’obiettivo di promuovere la comprensione delle interazioni tra accademia e società, concentrandosi sul coinvolgimento trasformativo della comunità con gli Istituti di Istruzione Superiore (IIS).

Le politiche europee e italiane per l’istruzione superiore sottolineano la necessità di ridefinire le relazioni tra società, scienza e innovazione, attraverso modelli di governance inclusivi che garantiscano la corresponsabilità. 

Questo volume - curato da Andrea Vargiu, Stefania Frongia, Valentina Ghibellini, Andrea Orazio Spinello, Emanuela Reale, Valentina Carazzolo, Ugo Finardi - ricorda, però, che il sostegno crescente al Public Engagement nella Ricerca (PER) rende necessario approfondire in modo generativo le dinamiche sociali, culturali e simboliche che modellano l’incontro tra produzione scientifica e contesti sociali. 

La "sardara" dei pescatori di Aci Trezza realizzata dai mastri d'ascia del Cantiere Rodolico

La "lancia" dei pescatori di Aci Trezza realizzata dai mastri d'ascia del Cantiere Rodolico

Comprendere a fondo tali dinamiche, infatti, consente di progettare politiche e pratiche di engagement più sensibili ai contesti, capaci di riconoscere la pluralità dei saperi e delle forme di partecipazione che emergono nelle interazioni quotidiane tra scienza e società.

Così, il progetto Places propone un viaggio itinerante all'interno delle esperienze che nelle università di tre paesi europei - Italia, Francia e Gran Bretagna - stanno contribuendo ad attivare relazioni proattive con la società a livello individuale, istituzionale e sistemico. L’obiettivo è mostrare come queste relazioni possano favorire una cooperazione efficace, duratura e mutuamente vantaggiosa. 

Lo studio si concentra su due dimensioni principali: da un lato, i contesti istituzionali degli Istituti di Istruzione Superiore che favoriscono il community public engagement, incluse le politiche nazionali e locali per l’istruzione superiore e la ricerca; dall'altro gli stili di azione, le forme di condivisione e le motivazioni dei singoli studiosi e studiose impegnati nel Public Engagement nella Ricerca. In particolare, Places analizza i percorsi di carriera, le biografie professionali e le esperienze personali dei ricercatori, mettendo in luce come questi fattori influenzino la capacità di generare impatto sociale.

Attività nel cantiere Rodolico

Attività nel Cantiere Rodolico di Aci Trezza

Ritratti e Paesaggi

Dall’indagine Places sono nate sia in una pubblicazione fotografica, che valorizza le bellissime immagini scattate da Valeria Brandanoci, sia una installazione in movimento che presentano storie di ricercatrici e ricercatori impegnati nella comunità accademica di Italia, Francia e Regno Unito. Ritratti illustra con immagini fotografiche e brevi testi le esperienze di figure del mondo accademico europeo che hanno sviluppato pratiche di public engagement trasformative, mostrando come il loro impegno possa incidere sulle comunità locali. Paesaggi propone un'analisi del contesto istituzionale e politico in cui gli studiosi e le studiose operano, per comprendere come le politiche educative e di ricerca possano influenzare le pratiche di coinvolgimento e il legame con i territori locali.

La struttura della pubblicazione si ispira alla ricerca letteraria e narrativa: come i racconti di Italo Calvino in Le Città Invisibili, i contributi non raccontano la storia di un impero conosciuto, ma tracciano mappe di un’università spesso invisibile. "Questa accademia vive ai margini delle classifiche ufficiali, nei mercati rionali, nelle mense, in edifici sgangherati e spazi di ascolto", scrivono i curatori del volume. I ritratti offrono una guida verso territori poco esplorati della ricerca, mostrando come intellettuali e ricercatori abbiano scelto di intrecciare il lavoro scientifico con la vita delle comunità, trasformando gli attrezzi quotidiani del mestiere in strumenti di ricerca e in laboratori dove le discipline si dissolvono a favore di una domanda condivisa.

Le storie raccolte evidenziano un tratto comune: "la capacità di costruire relazioni durature, trasformare progetti in esperienze vive, scorgere opportunità dove altri vedono vincoli, e sviluppare una grammatica condivisa tra ricerca e vita sociale". Ogni ritratto è un invito a riflettere su come fare università diversamente, valorizzando la dimensione collaborativa, la creatività e la costruzione di senso comune.

Mara Benadusi al Cantiere Rodolico

La docente Mara Benadusi al Cantiere Rodolico di Aci Trezza

Ritratto di Mara Benadusi

Tra i nove ritratti presenti nel volume compare quello di Mara Benadusi, docente del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell'ateneo di Catania, la cui carriera rappresenta un esempio straordinario di tessitura sociale e continuità nel tempo. Per Mara, "diventiamo ciò che realizziamo", e per dare vita a progetti, relazioni e trasformazioni è necessario "essere presenti nel lungo periodo", al di là dei ritmi imposti dai cicli di finanziamento o dalle pubblicazioni, come si legge tra le righe del volume.

Le radici di questo approccio risalgono agli anni Settanta, quando Mara viveva a Borgata Fidene, periferia di Roma, dove un gruppo di famiglie costruiva insieme scuole, doposcuola e servizi, guidato da un prete impegnato nel sociale, Don Antonio Penazzi. In questo contesto Mara imparò a muoversi tra mondi diversi – la sua famiglia borghese e intellettuale e i genitori delle sue amiche operai e venditori ambulanti – sviluppando la capacità di costruire ponti tra le contraddizioni.

L’esperienza teatrale con il metodo di Orazio Costa Giovangigli, basato sulla mimesi e sulla collettivizzazione del gesto e della parola, ha rafforzato la sua capacità di lavorare in gruppo, improvvisare e creare narrazioni condivise. La pedagogia teatrale è diventata così un filo conduttore della sua pratica antropologica, permettendole di arricchire didattica e ricerca con percorsi sperimentali in cui voci diverse contribuiscono allo sviluppo di una comprensione reciproca.

In foto la docente Mara Benadusi

In foto la docente Mara Benadusi

Dal 2008 a Catania, Mara Benadusi ha sviluppato un approccio universitario che integra strettamente didattica, ricerca e azione collettiva. Nei mercati storici della città, come la Pescheria e la Fera ’ô Luni, ha condotto laboratori di mappatura partecipata con studenti delle scuole medie, abitanti e operatori locali, ma anche attività per giovani universitari dei corsi di laurea triennale e magistrale. Questi progetti richiedono una visione di lungo periodo: la ricerca non si esaurisce con le singole esperienze, ma continua attraverso la cura dei legami e il passaggio del testimone a nuove generazioni, come nel caso del suo lavoro nella zona industriale del siracusano, oggi proseguito dalla dottoranda tedesca Luisa Mohr.

Mara Benadusi riesce a combinare la capacità di avviare progetti competitivi internazionali, come Horizon e Marie Curie, con un'attenzione costante alla vita concreta delle comunità, affinché le iniziative non rimangano strumenti di competizione accademica, ma diventino "creature vive", capaci di generare impatto sociale e relazionale. Il suo approccio mostra come sia possibile sostenere progetti complessi senza rinunciare a una pratica etica e collaborativa che respiri nel sociale, tessendo relazioni e costruendo senso condiviso.

Mara Benadusi nel centro storico di Catania

La docente Mara Benadusi nel centro storico di Catania

Italia: dialogo con il territorio, relazioni di fiducia, collaborazioni significative

Leggendo il volume Places comprendiamo meglio anche la dimensione italiana del Public Engagement nella Ricerca. Con circa 59 milioni di abitanti, l’Italia vanta un sistema universitario storico e diffuso sul territorio, ma investe relativamente poco in ricerca e sviluppo (circa 1,5% del PIL), creando un contesto di risorse limitate e condizioni eterogenee tra atenei di grandi centri urbani e istituzioni presenti in territori più fragili.

In genere, il community engagement in Italia si sviluppa attraverso attività che portano la ricerca fuori dai contesti accademici tradizionali: incontri pubblici, iniziative di divulgazione scientifica, progetti con la cittadinanza, collaborazioni con scuole, enti locali e organizzazioni del terzo settore. Rispetto ad altri Paesi in Europa, questa forma di engagement è emersa più tardi, ma negli ultimi anni è entrata nei sistemi di valutazione della cosiddetta Terza Missione delle università, e nella Valutazione della Qualità della Ricerca dal ciclo 2011–2014.

Le università italiane coinvolte in Places mostrano come il successo del Public Engagement nella Ricerca dipenda da relazioni personali consolidate nel tempo, costruite sulla fiducia reciproca e sulla condivisione di obiettivi comuni. Dialogo con il territorio, forum, eventi pubblici, festival, spazi universitari e collaborazioni con associazioni e scuole permettono di rendere concreta la connessione tra università e comunità. Queste esperienze dimostrano che il community engagement sia un processo in evoluzione, che si sviluppa in modo diverso a seconda delle specificità dei territori, ma che può generare collaborazioni significative e durature.

Il progetto Places offre così un modello di ricerca trasformativa che combina rigore scientifico, presenza sul territorio, capacità di tessere relazioni e attenzione alla durata delle esperienze, ponendo le basi per politiche di engagement più efficaci e per una università socialmente desiderabile.

Le foto sono state tratte dalla pubblicazione "Portraits and Landscapes of Academic Community Engaged Sholarship"

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