Alla Città della Scienza il progetto che racconta ai bambini il legame tra flora e fauna attraverso immagini sorprendenti e un divertente laboratorio creativo
«Cosa vedete in questa foto?». «Un cagnolino!». È iniziata con questo coro unanime, e una simpatica "svista" collettiva, l'avventura di Plantanimalia, nuovo appuntamento con i laboratori interattivi ospitati dalla Città della Scienza dell'Università di Catania, nell'ambito della rassegna 'Il mese della Ciminiera scientifica'.
A guidare i presenti in questa scoperta è stato Antonino Puglisi, biologo e operatore nelle aree naturali protette per il settore della terza missione dell'Università di Catania. Mostrando l'immagine di un cucciolo circondato dai fiori, l'esperto ha svelato in modo divertente un nostro limite percettivo: l'occhio umano tende quasi sempre a ignorare gli elementi vegetali.
«Siamo portati per natura a vedere prima di ogni cosa gli animali perché non diamo tanta importanza alle piante o perché comunque gli animali sono più simpatici», ha spiegato il biologo. Da questa semplice constatazione nasce l'idea di Plantanimalia (una fusione tra le parole "piante" e "animali"), il cui obiettivo è far comprendere l'importanza vitale e il legame indissolubile tra la flora e la fauna del nostro pianeta.
Antonino Puglisi spiega come molti animali si mimetizzano nella natura circostante per sopravvivere ma non sono gli unici. Anche le piante e i fiori, a loro volta, si evolvono prendendo magari le sembianze di certi insetti, per potersi riprodurre e sopravvivere. Questi esempi sono cruciali per far comprende il legame tra flora e fauna ai più piccoli, coinvolgendoli durante la presentazione.
L’esperto non si limita, però, alla semplice lezione, ma coinvolge i bambini anche in un laboratorio creativo dove spiega come creare degli origami a forma di animali.

Un momento dell'incontro
L’educazione alla natura come missione condivisa
L’approccio ludico su cui si fonda Plantanimalia si radica in una solida esperienza professionale. Il progetto nasce infatti dall’idea di Antonino Puglisi, con l’obiettivo di educare le nuove generazioni stimolandone la curiosità e il senso di meraviglia verso la natura.
Nel raccontarsi Antonino Puglisi spiega: «Sono un biologo ambientale e lavoro nell’Area della Terza Missione dell’ateneo. Nello specifico, il mio ruolo si concentra sulla gestione delle aree naturali. Anche se è un incarico relativamente recente, si inserisce in un percorso professionale e di vita che da sempre è dedicato alla biologia. L’amore per la natura e gli animali è qualcosa di innato e che coltivo fin da piccolo, ma crescendo e studiando questo desiderio di “averli con me” si è trasformato nel desiderio di proteggerli. Oggi il cuore del mio lavoro è proprio questo: tutelare la natura».
L'esperto continua parlando di come è nato il progetto. «I progetti dedicati ai bambini e alle scuole sono nati qualche anno fa, durante la mia esperienza all’Orto Botanico e sono importanti per l’educazione ambientale. Personalmente, considero l’educazione all’ambiente uno dei pilastri fondamentali della ricerca stessa».
«Spesso si tende a vedere la divulgazione e la ricerca come due momenti separati ma, se non c’è educazione all’ambiente e se mancasse la cultura della protezione della natura, nessun ricercatore potrebbe compiere il proprio lavoro - ha aggiunto -. Proprio per questo divulgare il rispetto per l’ambiente ai più piccoli è fondamentale, ma non bisogna dimenticarsi degli adulti che purtroppo continuano ad inquinare e deturpare il territorio».

Antonino Puglisi
Parlando delle sue precedenti esperienze lavorative: «Prima di approdare all’Università di Catania ho lavorato per molto tempo sul campo in Sicilia, in quanto ho preferito concentrare la mia attività sul nostro territorio regionale. Ho lavorato per diversi comuni siciliani, come Niscemi, collaborando con importanti associazioni ambientaliste come la LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli). Anche in quegli anni mi sono occupato di educazione ambientale: ho fatto la guida naturalistica e ho lavorato nella gestione museale. Ho vissuto la natura dal punto di vista estremamente pratico e da una prospettiva che potrei definire quasi metafisica: quella in cui la natura la devi raccontare, spiegare e trasmettere».
«L’obiettivo, alla fine, resta sempre lo stesso - ci tiene a sottolineare -, coinvolgere il pubblico, sensibilizzare quante più persone possibili e fare in modo che il rispetto per l’ambiente diventi un valore condiviso da tutti».

Un momento del laboratorio creativo


