Populismo, destra radicale ed estrema destra

Al Palazzo Pedagaggi un'analisi scientifica per comprendere le differenze ideologiche e i criteri di classificazione delle forze politiche in Europa

Arianna Arcidiacono, Ivana Latora, Matteo Leone

«Tutti parlano continuamente di populismo, ma il rischio concreto è che questa parola sia diventata un contenitore vuoto, una categoria abusata che finisce per significare tutto e niente». Con queste parole Mattia Zulianello, docente di Scienza Politica all'Università di Trieste, ha aperto i lavori del seminario al Palazzo Pedagaggi, illustrando le differenze di significato tra populismo, destra radicale ed estrema destra, termini spesso usati come sinonimi ma che, come ha spiegato lo studioso, non lo sono affatto.

Nel corso del suo intervento, il docente ha chiarito che «il populismo non è un'ideologia strutturata, ma un tipo di narrazione che contrappone un popolo idealizzato e virtuoso a un élite descritta come corrotta». «Il tratto essenziale delle idee populiste risiede proprio in questa contrapposizione binaria, che impone di rispettare la volontà del popolo a ogni costo», ha aggiunto.

Nel dibattito – moderato dai docenti Marcello Carammia e Rossana Sampugnaro del Dipartimento di Scienze politiche e sociali - l'etichetta di "ultradestra" è sempre più diffusa sia sul piano mediatico, sia su quello accademico. 

«Si tratta di un termine ombrello che fa riferimento alla destra radicale e alla destra estrema, considerandole accomunate da posizioni politiche contigue, tuttavia, dal punto di vista dell'analisi scientifica, l'uso del termine "ultradestra populista" crea una categoria logicamente contraddittoria – ha aggiunto -. Molti osservatori tendono a mescolare diversi livelli di analisi, finendo per trascurare l'ideologia, che è invece il nucleo stesso della distinzione tra destra radicale e destra estrema».

Un momento dell'incontro del prof. Mattia Zulianello

Un momento dell'incontro del prof. Mattia Zulianello

«La linea di demarcazione fondamentale tra le due macro-aree risiede nel rapporto con le istituzioni democratiche – ha spiegato il docente dell’ateneo triestino -. La destra radicale si dichiara contraria al modello della democrazia liberale e ai suoi pesi e contrappesi, ma accetta l'ideale e la cornice della democrazia in quanto tale. Al contrario, l'estrema destra rifiuta categoricamente qualsiasi tipo di democrazia e, di conseguenza, non può essere definita populista, poiché la sua stessa essenza è intrinsecamente antidemocratica».

«Esistono comunque dei terreni di forte convergenza – ha aggiunto -. Il tema della re-migrazione rappresenta il principale ponte ideale che può ricongiungere la destra radicale e populista con quella estrema. Più in generale, la destra radicale e l'estrema destra condividono due pilastri ideologici quali il nativismo, un concetto complesso legato al primato dei nativi di una nazione che non va inteso in senso esclusivamente demografico, e l'autoritarismo, inteso come forma mentis e visione severa della società, focalizzata sulla punizione esemplare dei crimini».

«Mentre la destra radicale opera dentro i binari del sistema elettorale, l'approccio metodologico dell'estrema destra si è sviluppato nel corso degli anni come un asset intrinseco a movimenti strutturati, il cui obiettivo finale è la creazione dell'uomo nuovo – ha tenuto a precisare -. Questo progetto politico implica una trasformazione totale della società e dell'individuo, fondata sull'idea mitica di una battaglia finale e decisiva».

«L'atto ideologico immancabile nei partiti di estrema destra è la palingenesi, ovvero la rigenerazione totale della patria, un concetto al quale si associano strutturalmente quattro sotto-elementi chiave – ha spiegato il prof. Zulianelli -. Il primo è l'elitismo, ossia la convinzione che solo pochi eletti possiedano la capacità, il carattere e la determinazione necessari per guidare la nazione verso il proprio destino». 

Un momento dell'incontro del prof. Mattia Zulianello

Un momento dell'incontro del prof. Mattia Zulianello

«Il secondo è la violenza, intesa come estetica e pratica della violenza politica, considerate elementi essenziali e distintivi nel tentativo di realizzare la rinascita nazionale – ha aggiunto -. Il terzo elemento è la rivoluzione, dove il processo politico viene piegato al servizio di una visione rivoluzionaria e palingenetica. Infine vi è l'anti-democrazia, che si configura come il prodotto diretto della volontà di rifondare la nazione da zero attraverso la palingenesi, mantenendo intatti i cardini della violenza e dell'elitismo».

Per fare ordine in una materia così complessa e sensibile, la ricerca scientifica si è dotata di strumenti empirici così come è emerso nel corso del seminario in cui il prof. Zulianello ha presentato Dexter, un dataset innovativo, progettato dallo stesso docente, con l'obiettivo di distinguere scientificamente, sulla base di criteri rigorosi e dati comparati, i partiti di estrema destra da quelli di destra radicale in Europa, offrendo così una bussola per evitare le semplificazioni del discorso pubblico corrente.

Il prof. Zulianello ha mostrato come un’analisi rigorosa sia indispensabile per orientarsi nella complessa galassia sovranista contemporanea. «Le categorie politiche spesso utilizzate nel dibattito politico risultano insufficienti se non vengono supportate dai giusti criteri scientifici, capaci di distinguere le ideologie e le loro logiche interne – ha aggiunto -. In questo contesto, strumenti empirici come il dataset Dexter assumono un ruolo centrale in quanto permettono una classificazione precisa degli attori politici che, per quanto possano somigliarsi, hanno profonde differenze».

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