QS Europe 2026, balzo dell’Università di Catania nel ranking europeo

L’ateneo catanese guadagna 56 posizioni e si piazza al 301° posto in Europa, migliora anche nella classifica mondiale

Alfio Russo

L’Università di Catania è l’ateneo italiano che ha registrato il miglior miglioramento nella QS World University Rankings - Europe 2026, scalando 56 posizioni e raggiungendo il 301° posto. Un risultato che consente a Catania di collocarsi al diciannovesimo posto tra gli atenei italiani (al Sud dietro solo alla Federico II di Napoli) e davanti a quelli siciliani come Palermo (324°) e Messina (341°).

La QS World University Rankings - Europe 2026 prende in esame 958 università di 42 Paesi e territori, valutate sulla base di 12 indicatori chiave. 

L’ateneo catanese ha ottenuto un punteggio complessivo di 39,2, determinato dai seguenti parametri: Citations per Paper (36.7), Employer Reputation (17.4), Inbound Exchange Studentes (33), International Research Network 65.7), Outbound Exchange Students (68.7), Sustainability (80.4), Academic Reputation (37.4), Employement Outcomes (24.7), Faculty Student Ratio (14.6), International Faculty Ratio (36.3), International Student Diversity (12.9) e Papers per Faculty (69.9). Il Regno Unito è in testa alla classifica generale con 129 università, di cui sette tra le prime dieci in Europa. Seguono la Turchia (107) e la Germania (102). Francia e Svizzera sono gli unici altri paesi rappresentati nella top 10.

L'Italia è il quarto paese europeo più rappresentato nella classifica Qs World University Rankings - Europa 2026 con 65 università. Il Politecnico di Milano rimane l'ateneo italiano con il punteggio più alto nella classifica europea, ma perde ben 7 posizioni e si piazza al 45° posto, mentre l'Alma Mater Studiorum di Bologna esce dalla top 50 (dal 48° al 59°). Sempre l'Italia è tra i maggiori esportatori di studenti in Europa, ma non riesce ad attrarne: in 10 anni ha perso quasi 100mila laureati tra i 25 e i 35 anni.

Qs World University Rankings mondiale, Unict scala 50 posizioni

Nella Qs World University Rankings mondiale, invece, l'Università di Catania si posiziona tra la 851.ma e la 900.ma posizione, mentre nel 2025 era stata inserita nella fascia 901-950.

Dieci i parametri presi in considerazione per la valutazione: Academic Reputation (Unict ha ottenuto un punteggio di 17.5), Employment Outcomes (9.4), Faculty Student Ratio (8.7), International Research Network (74.4), Internationa Student Ratio (8.2), Citations per Faculty (35.9), Employer Reputation (6.2), International Faculty Ratio (15.4), International Student Diversity (12.6) e Sustainability (46.3).

Il Palazzo centrale di Unict

Il Palazzo centrale dell'Università di Catania

L'Italia è quarta in classifica, ma perde 100mila laureati

Delle 51 università italiane precedentemente classificate da Qs, 14 salgono nella classifica e 35 scendono, mentre due rimangono stabili nelle loro posizioni o fasce, con un tasso netto di calo del 41%, il quarto più alto in Europa tra i paesi con 10 o più università classificate, dietro Slovacchia, Ucraina e Francia. Quest'anno l'Italia ha aggiunto 14 università alla classifica (+27%) due delle quali sono tra le prime 500 in Europa. L'Università di Roma Tor Vergata è riuscita a entrare nella top 150, guadagnando 17 posizioni e raggiungendo il 150mo posto. 

"L'Italia - dice Nunzio Quacquarelli, fondatore e presidente di Qs - è uno dei motori della ricerca in Europa, con un'intensa produzione accademica. Nel contempo sta rafforzando la sua impronta accademica a livello globale, offrendo uno dei più alti numeri di programmi di insegnamento in inglese in Europa, mentre il Politecnico di Milano ha fatto passi da gigante lo scorso anno entrando nella top 100 della classifica mondiale delle università Qs. Tuttavia, questo successo rivela un paradosso significativo. L'Italia è tra i maggiori esportatori di studenti in Europa, secondo lo scambio studentesco in uscita, con più università nella top 5 e nella top 50 di questo indicatore rispetto a qualsiasi altro paese". 

"Nel frattempo - aggiunge -, nessuna università italiana compare nella top 100 per la proporzione di docenti e studenti internazionali, a dimostrazione di un sistema che invia i talenti all'estero con più successo di quanto ne attiri. Questo squilibrio riflette un più ampio allarme demografico ed economico: l'Italia ha perso quasi 100.000 laureati di età compresa tra i 25 e i 35 anni nell'ultimo decennio, una tendenza che, secondo il governatore della Banca d'Italia Fabio Panetta, unita al calo dei tassi di natalità, potrebbe rappresentare una minaccia diretta alla produttività e alla crescita. Per l'Italia, la sfida consiste nel trasformare il successo accademico in posti di lavoro, innovazione e fidelizzazione dei talenti". 

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