Il film sulle balene intrappolate nei ghiacci dell’Alaska chiude la rassegna nel cortile di Città della Scienza
Si chiude con una storia vera di solidarietà internazionale, emergenza ambientale e lotta contro il tempo la rassegna cinematografica Ciak… Si scienza!
Giovedì scorso, nel cortile di Città della Scienza, il pubblico ha assistito alla proiezione di Qualcosa di straordinario, il film del 2012 diretto da Ken Kwapis che porta sullo schermo la drammatica vicenda dell’Operazione Breakthrough, la missione internazionale del 1988 per liberare tre balene grigie rimaste intrappolate sotto i ghiacci di Point Barrow nell’Alaska.
Ispirato a un episodio che coinvolse Stati Uniti e Unione Sovietica in piena Guerra fredda, il film intreccia avventura, politica e sensibilità ambientalista, raccontando la corsa contro il tempo per salvare i tre cetacei. Una vicenda cinematografica che, nell’ultimo appuntamento della rassegna organizzata da Città della Scienza dell’Università di Catania insieme al Centro Siciliano di Fisica Nucleare e Struttura della Materia (CSFNSM), ha offerto anche l’occasione per trasformare la visione in un momento di approfondimento scientifico.
A introdurre la serata è stata la prof.ssa Alessia Tricomi, direttrice di Città della Scienza, che ha presentato l’ospite dell’incontro, la prof.ssa Venera Firrito, presidente del Corso di laurea in Scienze ambientali e naturali. Al termine della proiezione, il cortile si è così trasformato in un’aula a cielo aperto, dove la storia raccontata dal film è stata riletta alla luce della biologia dei cetacei e delle attuali minacce che gravano sugli ecosistemi marini.

In foto Alessia Tricomi e Venera Firrito
Con John Krasinski e Drew Barrymore, il risultato è un eccellente documentario romanzato con delle riflessioni sulla carriera, sull’amore e soprattutto sulle priorità nella vita.
Nonostante l’ambientazione troviamo un’atmosfera calorosa tra i personaggi, il film ci accompagna attraverso una lotta pacifica in uno spazio quasi familiare.
Una forte componente comica si mescola con una componente tragica, nonostante le cose siano ben separate, il film restituisce entrambi i registri.
Lascia il segno la passionalità (che sfiora quasi l’arroganza) con cui Rachel (interpretata da Drew Barrymore) una giovane attivista di Greenpeace, lotta contro gli interessi posti dinnanzi alla vita delle balene.
Molto più pacato e accondiscendente è il personaggio di Adam (interpretato da John Krasinski) che nasconde dietro la gentilezza e il carattere mite un’ambizione smisurata che riuscirà a mettere da parte nel momento cruciale del film.
Una caratteristica molto interessante è il dipinto della politica americana, dei giochi di potere contenuti in quest’ultima, e di Ronald Reagan.
Dettaglio da non sottovalutare è la stereotipizzazione dei vari personaggi e delle varie categorie: la guardia nazionale dipinta come forte e hard boiled, la ragazza piena di passione che non riesce a sistemare la propria vita, il “bravo ragazzo” che alla fine del film risulta ancora più bravo, tutti questi clichè sono presenti nei personaggi del film.
Dotato di una buona scorrevolezza interrotta da dei momenti di riflessione, il film si presenta come un classico film del suo tempo, gli anni 10 del 2000, tutto sommato una messa in scena non molto originale viene salvata da una storia unica, politica, ambientale, sincera, con dei risvolti interessanti e realmente accaduta.

Un frame del film
Finita la proiezione, il cortile di Città della Scienza si è trasformato in una vera e propria aula a cielo aperto grazie a Venera Firrito, che ha preso la parola per aiutarci a separare la finzione dalla realtà biologica. Il confronto con il pubblico ha fatto subito centro, partendo proprio dalle protagoniste del film: le balene grigie.
L’esperta ha spiegato che questi giganti sono mammiferi con un passato a quattro zampe sulla terraferma e che, tra tutte le balene, la balena grigia è quella rimasta morfologicamente più "antica".
Conserva ancora dettagli primitivi come le vertebre del collo non del tutto saldate e cinque dita nascoste dentro le pinne anteriori. Soprattutto, la sua apnea dura appena 6-8 minuti: un dato scientifico che spiega perfettamente perché, nella storia reale raccontata dal film, il rischio di soffocare sotto la banchisa polare fosse così imminente e drammatico.
Il dialogo si è poi acceso grazie alla curiosità dei presenti, toccando aspetti affascinanti come i meccanismi con cui i cetacei gestiscono la pressione degli abissi, l'incredibile intelligenza sociale delle orche, capaci di stringere legami profondissimi e persino di elaborare il lutto per i cuccioli, fino al ricordo, quasi incredibile, della balena Wally, avvistata a sorpresa proprio nel nostro Mediterraneo nel 2021.

Un frame del film
L’incontro ci ha aiutato ancora una volta che la corsa contro il tempo vista nel film non appartiene solo al passato. Se oggi la caccia commerciale è bandita e le balene grigie non rischiano l'estinzione immediata, le insidie attuali sono altrettanto gravi, dal rumore continuo dei motori marini che spezza la loro capacità di comunicare, fino al riscaldamento globale che altera le correnti e riduce il cibo a disposizione.
È proprio questo il punto di forza di una rassegna come Ciak… Si scienza: prendere l'emozione pura della sala e trasformarla in consapevolezza. Fuori dallo schermo, l'empatia provata per quei tre giganti intrappolati nel ghiaccio è diventata una riflessione molto più concreta sulla fragilità del mare e sulla nostra responsabilità nel proteggerlo.