Il prof. Massimo Vittorio al World Urban Forum: filosofia, urbanistica e “cognitive friction” nelle città del futuro
Come si misura la qualità morale di uno spazio urbano? È la domanda che il prof. Massimo Vittorio, docente di Antropologia Filosofica presso il Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università di Catania, ha portato al 13° World Urban Forum di Baku, il principale summit globale delle Nazioni Unite (UN-Habitat) dedicato allo sviluppo urbano sostenibile.
Per il docente catanese, recentemente impegnato come Fulbright Distinguished Chair in Urban Ethics alla University of Notre Dame negli Stati Uniti, non si è trattato soltanto di un contributo teorico. Le strade della capitale azera sono diventate il primo laboratorio internazionale di sperimentazione dell’Urban Ethos Atlas (per il progetto Eumos di cui è PI), una piattaforma di auditing urbano sviluppata insieme all’Ethics Lab, per analizzare la relazione tra spazio, orientamento umano e “frizione cognitiva”.

Il prof. Vittorio al World Urban Forum di Baku
«Baku rappresenta un ecosistema urbano ideale per questo tipo di field test», spiega Vittorio. «Da una parte troviamo il Centro Heydər Əliyev ideato da Zaha Hadid: una struttura progettata secondo una logica di fluidità continua, pensata per eliminare ostacoli, interruzioni e attriti percettivi – aggiunge -. Dall’altra, a İçərişəhər (la città “interna” vecchia di Baku), il Palazzo degli Shirvanshah: uno spazio stratificato, discontinuo, costruito attraverso soglie, deviazioni e livelli sovrapposti. L’applicazione ci consente di tradurre queste differenze spaziali in dati comparabili».
Il framework sviluppato dal gruppo di ricerca si discosta dai tradizionali indicatori urbanistici centrati esclusivamente su traffico, densità o performance infrastrutturale. L’Urban Ethos Atlas misura invece la Cognitive Friction: il grado di negoziazione, interpretazione e sforzo orientativo richiesto da uno spazio urbano per essere attraversato e abitato.

L’ingresso alla Città Vecchia di Baku
«L’occhio occidentale tende spesso a identificare la fluidità con il progresso - continua il docente -. I nostri dati mostrano che gli ambienti iper-ottimizzati possono produrre ciò che definiamo Velvet Serendipity: spazi a bassissimo attrito nei quali ogni movimento è anticipato dall’infrastruttura tecnica, riducendo progressivamente la necessità di scelta e orientamento. Ma l’abitare autentico richiede resistenza. L’orientamento umano ha bisogno di attrito».
I risultati dei field test sono stati tradotti in mappe Gis interattive e “Spatial Signatures” (sulla mappa interattiva in fase di elaborazione), grafici radar che visualizzano le differenti configurazioni di Ethos, Tech e Habitat presenti nei diversi ambienti urbani analizzati.

Uso dell’app Urban Ethos Atlas durante il World Urban Forum di Baku e primi risultati dell’app sul campo
Il progetto è stato presentato durante le attività della World Urban Forum Academy e nei tavoli dedicati al rapporto tra ricerca, università e politiche urbane, suscitando interesse per l’idea di integrare i tradizionali Big Data urbani con forme di “Small Data” qualitativi raccolti direttamente sul campo attraverso pratiche di osservazione e auditing spaziale.
L’esperienza di Baku mostra così come la ricerca filosofica e umanistica possa contribuire operativamente alla lettura critica delle trasformazioni urbane contemporanee, offrendo nuovi strumenti concettuali e metodologici per il dibattito internazionale sulle città del futuro.

Centro culturale Heydar Aliyev





