Dal caso delle “convertite” di Santa Maria della Misericordia a Bologna, una riflessione su controllo, riforma e conflitto nel ciclo di seminari “Poteri, spazi, conflitti” del CHISPO – Center for History of Power
Un’occasione di riflessione metodologica e storiografica di particolare rilievo sul caso delle “convertite” di Santa Maria della Misericordia a Bologna.
A offrirla agli studenti è stato il prof. Vincenzo Lagioia dell’Università di Bologna in occasione del seminario, intitolato Quando i margini diventano il centro. Immagini femminili tra spazi sociali e dinamiche di potere nella Bologna d’età moderna, nell’ambito del ciclo di seminari “Poteri, spazi, conflitti”, organizzato dal CHISPO - Center for History of Power, diretto dalla prof.ssa Lina Scalisi e coordinato dal dott. Giacomo Santoro.
«Questo incontro, il quarto del ciclo di seminari, si inserisce nelle linee di ricerca sulla storia moderna e contemporanea e, più in generale, in un progetto di riflessione sul tema del potere nella società attuale. L’obiettivo non è quello di proporre lezioni frontali, ma di creare uno spazio di confronto aperto tra studiosi, ricercatori e studenti, capace di mettere in dialogo approcci e generazioni diverse» ha esordito la professoressa Lina Scalisi, prorettrice dell’ateneo catanese e direttrice del centro di ricerca Chispo.
«Al centro del percorso vi è l’attenzione ai processi storici e sociali della contemporaneità, con uno sguardo interdisciplinare che attraversa la storia politica, sociale e culturale – ha aggiunto la prorettrice - Particolare rilievo è dato al coinvolgimento dei giovani ricercatori, chiamati a confrontarsi con studiosi affermati in un contesto di ricerca condivisa».

In foto da sinistra Giacomo Santoro, Lina Scalisi e Vincenzo Lagioia
«Le fonti sono il tesoro più prezioso dello storico», ha detto in apertura di intervento il prof. Vincenzo Lagioia. «Sono proprio le fonti ad aiutarci a ritrovare una forte presenza femminile, quasi sempre controllata, ma capace di far sentire la propria voce», ha aggiunto.
«Il contesto è quello dei monasteri femminili bolognesi e, in particolare, della comunità delle cosiddette “convertite” di Santa Maria della Misericordia, ex meretrici accolte in convento – ha proseguito -. Un mandato del cardinale Francesco Alidosi, datato 5 aprile 1511, documenta il tentativo di riformare la comunità attraverso uno spostamento forzato delle monache, motivato ufficialmente da presunti costumi lascivi».
«Da un lato abbiamo il monastero di Santa Maria Maddalena fuori di Porta Saragozza, collocato in una zona marginale, esterna alle mura cittadine; dall’altro uno spazio centrale, interno alle porte della città – ha detto il prof. Vincenzo Lagioia -. Il trasferimento imposto alle monache assume così un forte valore simbolico e politico, poiché la riforma passa anche attraverso il controllo dello spazio».
«Le religiose si opposero alla decisione chiedendo l’intervento di Roma. Dopo una lunga e complessa trattativa legale, riuscirono a rientrare nella loro comunità originaria sotto la protezione di nuove autorità ecclesiastiche», ha aggiunto.
«Il caso bolognese supera così la dimensione locale e si inserisce in un quadro politico più ampio, legato al pontificato di Giulio II. La città diventa quindi uno spazio attraverso cui il potere ecclesiastico proietta la propria autorità su scala più vasta, trasformando una controversia monastica in un nodo politico di rilievo», ha proseguito nel suo intervento.
«Il percorso delle monache convertite non è solo fisico, ma politico – ha aggiunto -. Lo spostamento imposto dai superiori ecclesiastici, ufficialmente una “riforma dei costumi”, diventa un vero e proprio atto di potere. Le religiose, provenienti da ambienti marginali, si ritrovano così nel cuore della città, dove il controllo è più stretto e le tensioni più visibili».
«Ma il femminile sa giocare le sue carte – ha aggiunto il prof. Vincenzo Lagioia che ha tenuto anche un seminario -. Le monache sapevano di poter contare sull’appoggio del papa e del cardinale Alidosi, trovando nei canali ecclesiastici una via per difendere la propria autonomia. Dietro il gesto apparentemente religioso si nasconde un conflitto tra corpo, spazio e autorità».

Il professore Vincenzo Lagioia durante il suo intervento
«La vicenda delle monache offre uno spaccato sulla marginalità del femminile e sul modo in cui questa diventa leva di potere – ha spiegato il docente -. Essere ai margini non significa solo subordinazione: è anche spazio di possibilità, interstizi in cui le donne possono agire, influire e proteggersi. L’analisi storica mostra come la marginalità, pur vissuta come disuguaglianza giuridica e sociale, diventa occasione di agency. Le monache si muovono tra regole, accuse e controlli, trovando modi per far valere la propria posizione».
«Il femminile, in questo senso, sa infiltrarsi nelle dinamiche maschili per trarne vantaggio – ha detto in chiusura di intervento il prof. Vincenzo Lagioia -. Ogni passo al di là del margine è una conquista. La sessualità, il corpo, la reputazione diventano strumenti di negoziazione e di resistenza. Alcune figure emergono come straordinarie, icone della capacità femminile di muoversi tra norme e prassi, ma dietro di loro esiste un’intera comunità di donne che, pur meno visibile, utilizza gli stessi spazi di autonomia per sopravvivere e agire».
