Diplomi, visioni e comunità: a Villa San Saverio la cerimonia che unisce generazioni di allieve e allievi "eccellenti"
Applausi, emozione e senso di appartenenza. Nell’ex Cappella di Villa San Saverio il tempo sembra fermarsi per lasciare spazio a ciò che conta davvero: la cerimonia di consegna dei diplomi della Scuola Superiore dell’Università di Catania. Un momento che non è soltanto un rito accademico, ma una vera e propria celebrazione del merito, del talento e della forza trasformativa della cultura.
Oltre 70 Alumni della "scuola d'eccellenza", su 108 diplomati tra il 2018 e il 2025, si sono ritrovati per condividere un momento che segna un traguardo e, allo stesso tempo, apre nuove strade.
La Scuola Superiore dell’Università di Catania, infatti, rappresenta un laboratorio di eccellenza unico nel panorama accademico: un percorso gratuito, integrativo e interdisciplinare, aperto agli studenti dei corsi ordinari dell’ateneo, che offre molto più di un’alta formazione.
Vitto, alloggio, servizi residenziali, mobilità internazionale, viaggi di studio, approfondimenti culturali e un precoce avvio alla ricerca sono tutti quegli elementi che concorrono a formare non solo professionisti altamente qualificati, ma cittadini consapevoli, pronti a misurarsi con le sfide della contemporaneità.
Un momento della cerimonia
«Oggi è un giorno particolarmente felice», ha sottolineato il rettore Enrico Foti ricordando come questa «cerimonia rappresenti la celebrazione di un percorso fatto di impegno quotidiano, di studio e di relazioni costruite nel tempo». «Un percorso che non si esaurisce con la consegna del diploma, ma che prosegue nella responsabilità di restituire quanto ricevuto, attraverso il mentoring, l’ispirazione e il sostegno alle nuove generazioni, in una continuità di valori che tiene insieme chi esce e chi entra nella comunità della Scuola Superiore», ha tenuto a precisare il rettore.
A ribadire il significato profondo della giornata è stata anche la presidente della Scuola Superiore di Catania, Ida Nicotra, che ha definito «la consegna delle pergamene un momento atteso e prezioso, impreziosito dalla presenza del professor Stefano Ceccanti, accademico e uomo delle istituzioni di valore».
Ordinario di Diritto pubblico comparato internazionale all'Università Sapienza di Roma e componente della commissione di esperti per le riforme costituzionali, Stefano Ceccanti ha offerto agli studenti e agli Alumni una "lectio magistralis" dal titolo La Francia dalla III alla V Repubblica, invitando a uno sguardo comparato e internazionale, in sintonia con una comunità di ex allievi ormai protagonista anche oltre i confini nazionali.
Un momento dell'intervento del rettore Enrico Foti. Al suo fianco i docenti Ida Nicotra e Stefano Ceccanti
Forte e coinvolgente anche l’intervento di Osvaldo Artimagnella, presidente dell’Associazione Alumni della Scuola Superiore di Catania, che ha richiamato «il valore umano e sociale dell’esperienza condivisa». «Con oltre 250 soci, l’associazione rappresenta un ponte vivo tra generazioni, capace di mantenere saldo il legame con la Scuola e con il territorio, anche quando il percorso professionale conduce lontano dalla Sicilia o dall’Italia – ha detto Artimagnella -. Un circolo virtuoso in cui competenze, esperienze e opportunità tornano a beneficio della comunità».
Alla presenza dei docenti Teresa Consoli e Giuseppe Angilella, coordinatori rispettivamente delle classi di Scienze umanistiche e sociali e di Scienze sperimentali, e del prof. Felice Giuffrè, componente del Consiglio Superiore della Magistratura, la cerimonia si è confermata come un momento di grande intensità simbolica: non solo la conclusione di un percorso, ma l’inizio di una nuova responsabilità. Quella di portare nel mondo i valori della Scuola Superiore di Catania, trasformando il sapere in azione e il merito in futuro.
Gli oltre 70 ex allievi della Scuola Superiore presenti alla cerimonia di consegna dei diplomi
Francia e Italia a confronto: oltre i luoghi comuni sulla stabilità dei sistemi politici
Nel corso della lectio magistralis La Francia dalla III alla V Repubblica, offerta agli studenti e agli Alumni della Scuola Superiore di Catania, il professor Stefano Ceccanti ha proposto una lettura di lungo periodo dell’evoluzione costituzionale e politica francese, mettendola a confronto con l’esperienza italiana e invitando a superare interpretazioni legate esclusivamente all’attualità.
Ordinario di Diritto pubblico comparato internazionale all’Università “La Sapienza” di Roma e Direttore del Master in Istituzioni parlamentari, Ceccanti ha alle spalle un articolato percorso accademico e istituzionale: è stato presidente nazionale della Federazione Universitaria Cattolica Italiana, ha collaborato con il presidente emerito della Corte costituzionale Augusto Tarvera nella Commissione bicamerale per le riforme istituzionali.
Nel suo intervento, Ceccanti – senatore della Repubblica dal 2008 al 2013, membro della Commissione Affari costituzionali del Senato e deputato dal 2018 al 2022 – ha messo in discussione un luogo comune radicato: l’idea che l’Italia sia strutturalmente più instabile della Francia.
Un momento della lectio magistralis del prof. Stefano Ceccanti
«Se per decenni la Francia è stata percepita come modello di stabilità presidenziale, con governi forti e un’alternanza politica anticipata rispetto all’Italia, l’attualità mostra dinamiche più complesse – ha detto Ceccanti che nel 2013 è stato componente della Commissione di esperti per le riforme costituzionali voluta dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano -. Oggi l’Italia, pur tra le difficoltà tipiche dei governi di coalizione, riesce regolarmente ad approvare la legge di bilancio e vive una fase di relativa stabilità governativa, mentre la Francia sperimenta una crescente fragilità esecutiva, con governi di breve durata e difficoltà persino nell’approvazione del bilancio, con il rischio dell’esercizio provvisorio».
Tuttavia il docente ha sottolineato come tali elementi non possano essere letti in modo episodico: «i sistemi politici vanno valutati sul lungo periodo, evitando analisi “fotografiche” legate a singoli momenti storici».
«Da qui la scelta di un percorso che attraversa la III, IV e V Repubblica francese, dalla nascita della Terza Repubblica dopo la sconfitta del 1870 e le leggi costituzionali del 1875, passando per l’interruzione del regime di Vichy, la Quarta Repubblica (1946-1958) e l’assetto della Quinta Repubblica inaugurata nel 1958», ha sottolineato.
«Il confronto con l’Italia evidenzia tendenze di fondo comuni: una persistente frammentazione politica, radicata in fattori sociali e storici, e cicliche spinte populiste che mettono in discussione gli assetti istituzionali e le regole del sistema stesso», ha evidenziato il prof. Ceccanti.
«Comprendere tali fenomeni - ha concluso Ceccanti -, richiede una visione storica ampia e comparata, capace di cogliere le continuità profonde oltre le contingenze del presente come la crisi di funzionamento degli stessi partiti. Ed è quel che sta succedendo in Francia adesso».
