Ricercatori da tutto il mondo ad Aci Trezza tra laboratori nucleari, maestri d’ascia, basalti dell’Etna e cultura marinara nella European Summer School on Experimental Nuclear Astrophysics del Dfa di Unict, dei Lns – Infn e del Centro Siciliano di Fisica Nucleare e Struttura della Materia
Non solo formule, stelle e reazioni nucleari. Ad Aci Trezza, la tredicesima edizione della European Summer School on Experimental Nuclear Astrophysics si è trasformata in un viaggio immersivo tra ricerca d’avanguardia e memoria del territorio.
Per una settimana, oltre cinquanta studenti e venti lecturer insieme con docenti provenienti da prestigiose istituzioni internazionali hanno alternato lezioni di astrofisica nucleare all’incontro con l’anima più autentica della Sicilia: il sapere dei maestri d’ascia, il fascino dei faraglioni, le tradizioni marinare e le storie custodite tra le vie del borgo dei Malavoglia.
Non soltanto un momento di alta formazione accademica, ma un ponte ideale tra due mondi apparentemente distanti: la ricerca nucleare d’avanguardia e le tradizioni millenarie della Sicilia.
È quel che ha rappresentato la European Network of Nuclear Astrophysics Schools, nel suo venticinquesimo anniversario, coordinata dai professori Livio Lamia e Rosario Gianluca Pizzone del Dipartimento di Fisica e Astronomia dell’Università di Catania, con l'organizzazione congiunta dell'INFN – Laboratori Nazionali del Sud, del Centro Siciliano di Fisica Nucleare e Struttura della Materia (CSFNSM) e di altre realtà internazionali.

Un momento dell'incontro al Dipartimento di Fisica e Astronomia
Oltre le aule: l’esperienza immersiva nel territorio tra mastri d’ascia e tradizioni marinare
Se le sessioni mattutine e pomeridiane sono state dedicate al rigore scientifico — spaziando dalla nucleo sintesi primordiale all'evoluzione stellare, fino all'utilizzo di fasci di ioni radioattivi e metodi sperimentali indiretti — l'iniziativa ha offerto un prezioso intermezzo culturale. I partecipanti hanno potuto immergersi nella storia viva del borgo marinaro di Aci Trezza grazie a un viaggio esperienziale guidato da dott.ssa Grazia Nicotra, dottoranda dell'Università di Catania.
Il cuore dell'esplorazione è stato il Cantiere Navale Rodolico dove la tradizione dei maestri d'ascia si tramanda da quattro generazioni. Gli scienziati hanno potuto osservare da vicino l’opera di Salvatore Martino Rodolico, riconosciuto come "Tesoro Umano Vivente" dalla Regione Siciliana nel 2018 e del figlio Giovanni, ultimo maestro d’ascia di Aci Trezza. Durante la visita, sono stati approfonditi aspetti tecnici fondamentali: la costruzione e il calafataggio; l’arte del “pingisanto”; la voce della storia.

Un momento dell'incontro al Cantiere Rodolico di Aci Trezza
Nella prima parte - denominata Costruzione e calafataggio - sono state illustrate le antiche tecniche di costruzione navale in legno e i segreti del calafataggio, essenziali per la tenuta stagna delle imbarcazioni.
A seguire i ricercatori hanno scoperto il fascino dell'iconografia marinara siciliana attraverso l'arte del “pingisanto”, il decoratore di barche che dipinge gli scafi seguendo la tradizione catanese. La pratica, inclusa nel Registro delle Eredità Immateriali della Regione Siciliana , è stata mostrata dal vivo dalla dott.ssa Grazia Nicotra, con la possibilità per i partecipanti di osservare la decorazione estemporanea di un'imbarcazione e infine hanno provato a decorare il fianco di un’imbarcazione di legno. Un laboratorio didattico che unisci la teoria all’esperienza diretta, stimolando la creatività.
In chiusura – nella terza parte denominata La voce della storia - è stato rievocato il suggestivo suono della Brogna, l'antica conchiglia utilizzata in passato come strumento di comunicazione tra le imbarcazioni, oggi riconosciuta come bene immateriale.
Un lavoro di raffinata mediazione linguistica a cura dellaScuola Galatea - centro linguistico e culturale, hanno saputo preservare l'essenza delle nostre radici — dall'italiano al siciliano — rendendole patrimonio comprensibile e prezioso per ogni interlocutore internazionale.

Scienziati ammirano una lancia a remi decorata
Dal geosito al Castello di Aci
L'itinerario è proseguito lungo l'antico scalo dei Malavoglia, dove la narrazione naturalistica ha svelato i segreti dei basalti colonnari, formazioni rocciose di origine vulcanica che testimoniano le prime fasi eruttive dell'Etna. La giornata si è conclusa tra le possenti mura del Castello di Aci, un baluardo che domina il panorama e lega indissolubilmente il borgo alle sue radici storiche, offrendo una prospettiva unica sulle leggendarie Isole dei Ciclopi.
Il successo dell'iniziativa è stato garantito dalla sinergia tra diverse realtà: la mediazione linguistica e culturale della Scuola Galatea, il supporto del Centro Studi Acitrezza e la disponibilità dei custodi del territorio.
"È stato un privilegio poter fare da 'ponte' tra le menti scientifiche brillanti di tutto il mondo e le nostre associazioni locali, custodi di una storia viva – ha spiegato Grazia Nicotra, dottoranda in Scienze per il Patrimonio e la Produzione Culturale al Dipartimento di Scienze umanistiche dell’Università di Catania -. Vedere lo stupore di scienziati internazionali di fronte alla bellezza della nostra identità conferma che la conoscenza, in ogni sua forma, è il linguaggio universale capace di abbattere ogni distanza".
Un'esperienza che conferma come la didattica esperienziale sia lo strumento più potente per unire la comunità scientifica globale con l'anima profonda della Sicilia.

Un momento della visita al Castello d'Aci


