Quando l'Università incontra il Borgo Cunziria

La professoressa Pinella Di Gregorio racconta il ruolo dell'Università di Catania nel progetto di rigenerazione tra ricerca, formazione e innovazione tecnologica

Alfio Russo

La rinascita dei piccoli borghi passa sempre più spesso dalla capacità di intrecciare tutela del patrimonio, innovazione culturale e sviluppo sociale. 

È in questa prospettiva che si colloca il progetto Cunziria 4.0 – Oltre il Borgo, inserito nell'ambito della misura del Pnrr dedicata all'attrattività dei borghi storici e finanziata attraverso il programma NextGenerationEU. 

L'iniziativa punta a trasformare l'antico borgo della Cunziria di Vizzini, celebre anche per essere stato immortalato nelle pagine di Giovanni Verga, in un laboratorio permanente di sperimentazione culturale e sociale.

L'Università di Catania riveste un ruolo di primo piano in questo processo di rigenerazione. Attraverso una collaborazione interdipartimentale - che coinvolge il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali, il Dipartimento di Agricoltura Alimentazione, Ambiente e il Dipartimento di Ingegneria elettrica elettronica informatica - l'Ateneo è chiamato a mettere a disposizione competenze scientifiche, progettuali e formative al servizio del territorio.

L'obiettivo del cosiddetto "popolamento" della Cunziria, infatti, non va interpretato esclusivamente in termini demografici. La sfida più ambiziosa riguarda la costruzione di un popolamento scientifico e culturale, capace di rendere il borgo uno spazio vivo di produzione e circolazione della conoscenza. 

Studenti, ricercatori, docenti, professionisti e comunità locali sono chiamati a diventare protagonisti di un ecosistema in cui ricerca, alta formazione e valorizzazione del patrimonio dialogano in maniera continuativa. E proprio dal 6 al luglio si terrà una Summer school – intitolata Borghi in transizione. L’antica Conceria di Vizzini come spazio di valorizzazione culturale – che vedrà come protagonisti 20 laureati e dottorandi provenienti da tutta Italia che avranno modo di interagire con docenti delle principali università italiane ed esperti. 

Ad aprire i lavori sarà Andrea Viliani, curatore e coordinatore della DHGP-Digital Heritage Gateway Platform, l’iniziativa strategica del Ministero della Cultura finalizzata alla creazione di un vero e proprio metaverso museale in cui sperimentare nuove forme di valorizzazione, conservazione, fruizione e narrazione del patrimonio culturale italiano.

Per l'Università di Catania si tratta anche di una significativa opportunità nell'ambito delle proprie attività di Terza Missione, intesa come capacità di trasferire conoscenze e competenze alla società, contribuendo concretamente ai processi di sviluppo locale. 

La sfida resta complessa, soprattutto sul fronte delle ricadute occupazionali e della capacità di tradurre il patrimonio culturale in occasioni stabili di crescita economica. Tuttavia, proprio il confronto tra istituzioni, comunità scientifica e attori territoriali può aprire prospettive inedite per il futuro della Cunziria.

Ne parliamo con la professoressa Pinella Di Gregorio, ordinario in Storia contemporanea del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell'Università di Catania e responsabile scientifica del progetto, per comprendere come ricerca, formazione e innovazione possano contribuire a costruire nuovi modelli di rigenerazione dei borghi storici siciliani. 

A seguire il prof. Vincenzo Asero, ricercatore di Economia applicata del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell'Università di Catania si sofferma sul ruolo strategico dell’Università e sul tema della Terza Missione e del modello di rigenerazione territoriale.

L’antica Conceria di Vizzini

Il borgo dell’antica Conceria di Vizzini

Pinella Di Gregorio: “Università, territorio e cultura. Così la Cunziria può diventare un modello nazionale”

L’Università, nell’ambito delle azioni di Terza missione, supporterà il Comune attraverso tre macro-progettualità gestite da tre Dipartimenti differenti. In che modo queste diverse anime scientifiche coopereranno per favorire il popolamento culturale della Cunziria?

Tutto nasce all’interno del progetto Pnrr dedicato alla rigenerazione dei borghi storici finanziato attraverso Next Generation EU. Il Comune di Vizzini ha scelto di coinvolgere l’Università di Catania non soltanto come partner istituzionale, ma come soggetto capace di costruire un vero progetto culturale attorno alla Cunziria. L’idea iniziale non era limitarsi alla ristrutturazione architettonica del borgo, ma immaginare una rinascita che avesse contenuti, attività, ricerca, formazione e partecipazione sociale. 

Per questo motivo l’ateneo è stato chiamato a progettare iniziative che potessero “riempire di vita” la Cunziria una volta conclusi i lavori di recupero. Da qui nasce la scelta di coinvolgere tre dipartimenti diversi, ciascuno con competenze specifiche, ma strettamente integrate tra loro. Il Dipartimento di Agricoltura, Alimentazione e Ambiente ha lavorato sulla valorizzazione del paesaggio e delle produzioni locali, occupandosi della piantumazione e di attività legate alla food production, con l’obiettivo di ricostruire anche il rapporto storico tra territorio, ambiente e sviluppo economico.

Il Dipartimento di Ingegneria elettrica, elettronica e informatica, invece, ha sviluppato strumenti tecnologici innovativi, come visori immersivi e applicazioni di realtà aumentata, che consentiranno ai visitatori di osservare virtualmente il lavoro dei conciatori e di comprendere il funzionamento delle antiche vasche della lavorazione delle pelli.

In questo scenario, il progetto Ri-Abitare la Cunziria, del Dipartimento di Scienze politiche e sociali, coordinato dalla professoressa Pinella Di Gregorio, ha assunto una funzione strategica. La ricerca storico-economica, la progettazione di un ecomuseo denominato RiViVi – Rigenerazione, Innovazione, Valorizzazione dell’Identità di Vizzini (il cui allestimento è stato curato da Fondazione Oelle – Mediterraneo Antico), la realizzazione di strumenti multimediali innovativi e l'organizzazione di percorsi di alta formazione rappresentano tasselli di una visione più ampia: fare della Cunziria un hub culturale delle aree interne, aperto alle reti nazionali e internazionali e capace di attrarre nuove energie intellettuali

La collaborazione tra i tre dipartimenti ha quindi permesso di costruire un modello di rigenerazione integrata: ambientale, tecnologica, culturale e sociale. Il concetto di “popolamento” della Cunziria non viene interpretato soltanto in senso turistico o demografico, ma come creazione di un ecosistema stabile di ricerca, formazione e produzione culturale. L’obiettivo è fare della Cunziria un luogo vissuto da studenti, studiosi, professionisti, artisti e comunità locali, trasformandolo in un laboratorio permanente di innovazione culturale nelle aree interne della Sicilia».

RiViVi, realizzato in collaborazione con la Fondazione Oelle Mediterraneo Antico ETS, è un percorso espositivo multimediale composto da una serie di focus di approfondimento storico sociale su Vizzini, nel contesto siciliano e nazionale, e un documentario artistico sul combinato disposto di fotografia e letteratura veriste. Il tutto è frutto di una ricerca iconografica che ha condotto all’individuazione e alla raccolta di centinaia e centinaia di immagini, reperite presso prestigiosi archivi e istituzioni culturali, che propone una sorta di collezione “aumentata” a corollario e valorizzazione del patrimonio artistico rigenerato della “Cunziria”.

Pinella Di Gregorio

La professoressa Pinella Di Gregorio

Nell’ambito del progetto “Ri-Abitare la Cunziria”, come avete lavorato alla costruzione dell’ecomuseo e degli strumenti multimediali?

Uno degli aspetti più importanti del progetto è stato proprio il tentativo di restituire alla Cunziria una propria identità storica autonoma, che non fosse esclusivamente schiacciata sulla rappresentazione letteraria verghiana. Naturalmente il rapporto con Giovanni Verga resta centrale e imprescindibile, ma il nostro intento era raccontare anche la storia concreta del borgo, del lavoro, dell’economia e delle comunità che lo hanno abitato.

Per fare questo abbiamo avviato una ricerca storica molto ampia, basata su fonti archivistiche, pubblicistiche e iconografiche. È stato un lavoro estremamente complesso, che ha visto un forte impegno di ricerca scientifico e di elaborazione di contenuti dei professori Angelo Granata e Alessia Facineroso che ci ha portato a collaborare con importanti istituzioni internazionali come il British Museum; la Bibliothèque Nationale de France; l’Imperial War Museum; la Getty Foundation e numerosi altri archivi e fondi documentari. Abbiamo recuperato fotografie, documenti e materiali visivi spesso poco conosciuti o mai esposti prima, costruendo quello che riteniamo uno dei repertori iconografici più completi oggi esistenti sulla Cunziria e sulla sua storia. 

Tutto questo patrimonio confluirà nell’ecomuseo che non a caso abbiamo denominato RiViVi - Rigenerazione innovazione e valorizzazione dell’identità di Vizzini che sarà inaugurato il 4 luglio insieme all’apertura ufficiale del borgo. Il museo sarà organizzato come un percorso narrativo articolato in cinque grandi sezioni tematiche: il rapporto tra la storia economico-sociale della Cunziria e il perdurante stereotipo dell’arretratezza che distorcendo quella che era la poetica verghiana ha fatto breccia nella cultura italiana e ahimè siciliana; ed ancora il lungo Ottocento, il periodo tra le due guerre, l’età fascista e il secondo dopoguerra fino all’età repubblicana. Accanto ai contenuti storici ci saranno strumenti digitali e immersivi, documentari storico-artistici, visori e installazioni multimediali che consentiranno ai visitatori di vivere un’esperienza non soltanto contemplativa, ma partecipativa.

La scelta dell’ecomuseo nasce proprio dalla volontà di creare un luogo vivo, capace di mettere in relazione memoria, territorio e comunità. Non un museo statico, ma uno spazio che racconti come la Cunziria fosse inserita dentro grandi reti economiche internazionali e come i conciatori siciliani fossero protagonisti di processi produttivi e commerciali molto più dinamici di quanto spesso si immagini».

La Summer School “Borghi in transizione” rappresenta uno degli interventi più innovativi del progetto. Qual è il suo obiettivo?

«La Summer School nasce da una riflessione molto precisa: se si vuole davvero “riabitare” la Cunziria, non basta restaurare gli edifici, bisogna riportare nel borgo persone, idee, confronto culturale e produzione di conoscenza.
Per questo abbiamo deciso di organizzare, dal 6 al 10 luglio, una scuola residenziale rivolta a studenti magistrali e dottorandi provenienti da tutta Italia, che vivranno per cinque giorni all’interno della Cunziria confrontandosi con docenti, studiosi e professionisti di discipline differenti.

L’obiettivo scientifico è quello di inserire la storia della Cunziria e di Vizzini dentro i grandi processi economici e sociali internazionali. Noi non volevamo costruire una narrazione folkloristica o nostalgico/vittimista della Sicilia, ma mostrare come questo territorio fosse pienamente connesso alle trasformazioni del mercato globale.
La ricerca ci ha permesso di ricostruire, ad esempio, il ruolo dei conciatori vizzinesi nell’esportazione verso l’Inghilterra, la Francia, l’Impero Ottomano, la Russia e persino gli Stati Uniti. È emersa una realtà molto più dinamica rispetto allo stereotipo della Sicilia immobile o marginale.

Allo stesso tempo abbiamo voluto che la Summer School fosse aperta al territorio. Non volevamo che l’università arrivasse alla Cunziria come una struttura estranea o “colonizzatrice”. Per questo abbiamo avviato un’attività di scouting delle realtà culturali locali, coinvolgendo compagnie teatrali, gruppi musicali e associazioni del territorio nelle iniziative previste durante quei giorni.
La Summer School diventa così uno spazio di dialogo continuo tra università e comunità locale, un laboratorio di public engagement diffuso nelle aree interne.

Il borgo dell’antica Conceria di Vizzini

Il borgo dell’antica Conceria di Vizzini

In che modo la ricerca storica e culturale può tradursi in sviluppo turistico e nuove opportunità per il territorio?

La grande sfida di questi progetti di rigenerazione è trasformare il patrimonio culturale in un motore di sviluppo reale e duraturo. Non basta restaurare un borgo se poi quel luogo resta vuoto o privo di funzioni.
Per questo il nostro lavoro ha cercato di costruire un’offerta culturale capace di produrre continuità: museo, attività formative, summer school, eventi, documentari e iniziative artistiche devono diventare strumenti permanenti di attrazione culturale.

L’idea è quella di promuovere un turismo culturale diverso da quello “mordi e fuggi”, capace di fermarsi, approfondire e comprendere il territorio. Il richiamo di Verga continuerà certamente ad attirare visitatori, ma il museo offrirà anche una lettura storica più ampia, che racconta la Cunziria come luogo produttivo inserito nelle reti economiche internazionali dell’Ottocento e del Novecento. Questa prospettiva permette di superare alcuni stereotipi legati alla Sicilia arretrata e immobile e di valorizzare invece la capacità imprenditoriale e artigianale delle comunità locali.

Naturalmente non bisogna idealizzare il passato: la ricerca ha evidenziato anche i limiti strutturali della Cunziria, come la mancanza di capitali e di innovazione tecnologica che, nel lungo periodo, hanno reso difficile competere con l’industrializzazione moderna. Ma proprio questa lettura critica della storia rende il progetto più credibile e più utile anche per il presente.

Ci aspettiamo che la Cunziria possa diventare un centro permanente di attività culturali diffuse sul territorio, un luogo di incontro tra università, amministrazioni locali, operatori culturali e comunità. È questo il senso più profondo della Terza Missione universitaria: trasferire conoscenze e creare processi concreti di sviluppo locale.

Il borgo dell’antica Conceria di Vizzini

Il borgo dell’antica Conceria di Vizzini

Vincenzo Asero: “Cunziria 4.0, dall’Università di Catania un modello replicabile di rigenerazione dei borghi storici”

Il progetto Cunziria 4.0 viene spesso indicato come un possibile modello nazionale di rigenerazione dei borghi storici. Quale ruolo può giocare l’Università di Catania in questo processo e perché questa esperienza potrebbe rappresentare un esempio virtuoso di collaborazione tra istituzioni e territorio?

L’obiettivo che ci siamo dati come Università di Catania è molto ambizioso: non vogliamo limitarci a partecipare a un progetto di valorizzazione territoriale, ma contribuire a costruire un modello replicabile di integrazione tra istituzioni, ricerca e sviluppo locale.
La Cunziria rappresenta un caso particolare anche all’interno del percorso nazionale legato ai borghi del Pnrr, perché il borgo è stato individuato direttamente dalla Regione Siciliana e, fin dall’inizio, il Comune di Vizzini ha chiesto all’Università di svolgere un ruolo attivo nella progettazione culturale e scientifica dell’iniziativa.

Da quel primo coinvolgimento del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali si è poi arrivati a una partecipazione più ampia dell’intero ateneo, proprio perché è emersa la consapevolezza che il recupero di un borgo storico non può essere soltanto un’operazione architettonica o turistica.
Il nostro compito è anche quello di restituire questo patrimonio al territorio e, più in generale, al patrimonio culturale nazionale, trasformando la Cunziria in un laboratorio di buone pratiche.

Da quello che ci risulta, il progetto viene già guardato con attenzione anche a livello ministeriale come esperienza significativa nell’ambito della rigenerazione dei borghi. E il fatto che in questo riconoscimento ci sia un ruolo importante dell’Università di Catania rappresenta un elemento importante non solo per l’Ateneo, ma per tutto il territorio.
Significa dimostrare concretamente come l’università possa esercitare la propria funzione pubblica attraverso la Terza Missione, mettendo competenze scientifiche, culturali e progettuali al servizio dello sviluppo locale.

La vera sfida sarà non disperdere questa esperienza nel tempo. Bisogna fare in modo che la Cunziria continui a vivere come spazio di ricerca, formazione, produzione culturale e dialogo con il territorio. Se riusciremo in questo obiettivo, allora il borgo potrà davvero diventare un modello virtuoso di collaborazione tra istituzioni, comunità locali e sistema universitario.

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