Al Dipartimento di Scienze politiche e sociali si è tenuto un dialogo tra culture, scambi e riconoscimenti internazionali per favorire la pace tra i popoli
Italiano, inglese, francese e arabo hanno risuonato nella stessa aula non come lingue diverse, ma come voci di una comunità che sceglie il confronto al posto delle divisioni.
Le lingue, infatti, non sono solo strumenti di comunicazione, ma ponti capaci di avvicinare culture, abbattere pregiudizi e costruire relazioni durature. Da questa consapevolezza è partito il workshop Didattica e lingua nei contesti multiculturali, prima tappa del progetto Le relazioni culturali tra Italia e Nord Africa: il dialogo per costruire le difese della pace.
Promossa dall'Istituto per il Dialogo Italia-Africa (IDIAF) della Fondazione Treccani Cultura, in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, l'iniziativa ha riunito al Dipartimento di Scienze politiche e sociali all'Università di Catania sessanta studenti italiani e internazionali e numerosi esperti, trasformando il confronto linguistico in un concreto esercizio di dialogo interculturale con l’intento di diffondere cultura, sapere e conoscenza sull’importanza della pace congiunta.
Il convegno, non a caso, si è tenuto non solo in lingua italiana ma anche in lingua inglese, francese e araba per permettere la totale comprensione ai presenti e soprattutto per farli sentire parte di una comunità.

Un momento dell'intervento del prof Carlo Colloca
Scambi culturali e cooperazione: Unict accoglie gli studenti del Nord Africa
Ad aprire i lavori è stata la prof.ssa Francesca Longo, direttrice del Dipartimento di Scienze politiche e sociali, che, con particolare orgoglio, ha evidenziato come «l’Italia apprezzi la presenza di studenti provenienti dal Marocco, Tunisia, Algeria ed Egitto».
E proprio rivolgendosi alle studentesse e agli studenti dei Paesi del Nord Africa, presenti nell’aula magna del dipartimento, ha sottolineato «la loro determinazione negli studi e voglia di scoprire orizzonti differenti dalle loro culture».
A seguire è intervenuta la prof. Maria Alessandra Ragusa, delegata del rettore Enrico Foti all’Internazionalizzazione della didattica dell’Università di Catania: “Se pensiamo al nostro dialetto, la nostra lingua siciliana, ci sono tantissime parole in arabo perché nei secoli scorsi siamo stati dominati – ha detto -. Questo vuol dire che abbiamo ospitato piacevolmente tante culture, e quindi ritengo che questo dialogo non finisca mai, perché difendere la pace è una nostra priorità».
La delegata del rettore, con queste parole, ha voluto sottolineare «l’importanza di questi scambi culturali, perché lasciano nel cuore negli studenti internazionali l’esperienza vissuta a Catania». «Questa unione tra Italia e Nord Africa è l’esempio della costruzione di un ponte di pace ed è così che potremmo aspirare a un mondo migliore», ha aggiunto.

Un momento dell'incontro
Cultura e cooperazione: il dialogo Italia-Africa al centro della tavola rotonda
La tavola rotonda è stata introdotta dal prof. Carlo Colloca, referente dell’Accordo di collaborazione fra Università di Catania e Istituto della Enciclopedia Italia Treccani, e dal dott. Federico Maria Jelo di Lentini, dottorando in Scienze politiche e sociali di Unict e ricercatore dell’Istituto per il Dialogo Italia-Africa – Fondazione Treccani Cultura Ets.
«L’Università di Catania ha una forte presenza all’insegna della multiculturalità, grazie all’accordo tra con l’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani – ha spiegato il prof. Carlo Colloca -. L’ateneo catanese sta portando avanti un progetto in Mali per l’alfabetizzazione alla lingua italiana e alla conoscenza della cultura italiana. Mi piace sottolineare che con questa relazione che è maturata tra IAF, l’Istituto dell’enciclopedia Italiana Treccani e l’interlocuzione con il ministero degli Affari Esteri».
La ambasciatrice Vincenza Lomonaco, presidente del Comitato scientifico dell’Istituto per il Diaologo Italia-Africa (IDIAF), nel suo intervento ha spiegato che «l’Italia è come un foro di dialogo culturale, di ricerca, di studi, di cooperazione culturale all’interno di questa istituzione».
«Proprio l’esistenza del dialogo a realizzare una continuità di rapporti regolari e permanenti con tutti i Paesi africani è fondamentale – ha aggiunto -. L’Italia è un centro aperto dove si possono riunire le ambasciate dei Paesi africani che sono accreditate con il nostro Paese, tra istituzioni pubbliche e private, università e imprese. Un canale per tutti coloro che sono impegnati a costruire un futuro comune tra l’Italia e l’Africa».
Successivamente la sua riflessione si è concentrata sulle motivazioni che spingono l’Italia a promuovere questo rapporto.
«Siamo convinti che la cultura è una vera leva strategica per promuovere la stabilità, la pace e la crescita tra l’Italia e i Paesi africani e anche l’Europa – ha detto -. Questo dialogo auspica una prosperità sociale, economica e soprattutto pacifica. Puntiamo alla conoscenza reciproca sui valori e sul patrimonio condiviso».
«È necessario insistere sulla necessità di conoscerci e unirci – ha detto in chiusura l’ambasciatrice Lomonaco -. Il Mediterraneo non è solo il mare che ci unisce, ma è la nostra storia comune, è la culla delle nostre tradizioni, è la memoria della nostra lingua e del nostro ricchissimo patrimonio culturale».
Ad intervenire anche i docenti dell’ateneo catanese Marcello Carammia (presidente del corso di laurea magistrale internazionale in Global Politics and Euro-Mediterranean Relations) e Matteo Giovanni Negro (presidente del corso di laurea magistrale in Storia e cultura dei Paesi mediterranei).

Un momento dell'intervento di Kheit Abdelhafid
La lingua araba: un ponte storico tra Oriente e Occidente
La visione di Kheit Abdelhafid, presidente del Centro Emir Abddelkader per la ricerca, gli studi strategici e il dialogo Mediterraneo e Imam della Moschea della Misericordia di Catania, è stata di grande impatto per la riuscita del dialogo tra culture internazionali, in quanto ha spiegato l’origine, l’evoluzione e il legame della lingua araba con il mondo Occidentale.
«La lingua araba trova le sue radici in quelle semitiche – ha detto -. La sua struttura profonda, al contrario del greco e del latino, non si basa sulla scomposizione di prefissi e suffissi, ma segue una logica basata su radici consonantiche. L’arabo ha ricoperto il ruolo fulcro, di lingua franca della scienza, della filosofia e della diplomazia nel bacino Mediterraneo, dimostrando che, pur partendo da presupposti genetici distanti, le grandi lingue della civiltà umana condividono lo stesso destino».
Il dott. Abdelhafid ha posto attenzione sul fatto che «il dialetto siciliano moderno conserva ancora oggi nel suo Dna, centinaia di parole con radice araba, basta pensare a tutte le parole che cominciano col termine ‘Kalat’, come ad esempio Caltanissetta, o zibibbo, Cefalù, Gibellina e tante altre».
Nel suo intervento Kheit Abdelhafid ha sottolineato la necessità «di abbandonare la prospettiva di questa meravigliosa lingua, come un qualcosa di estraneo o una minaccia da cui difendersi e iniziare invece a trasmettere alle nuove generazioni l’idea che la cultura araba è stata e sarà una componente costitutiva intima e preziosa della nostra vita».
«La parola multiculturalità – ha detto in chiusura -, se letta attraverso la storia della lingua smette di essere uno slogan o un concetto astratto e diventa un’idea storica, linguistica e identitaria».
A seguire sono intervenuti i docenti Lila Mebarki dell’University Centre of Illizi (Algeria), Ahmed Abdelbaset Hamed Mohamed della Organisation du monde Islamique pour l'éducation, les sciences et la culture (Egitto), Ammar Manaa del Centre de Recherche en Anthropologie Sociale et Culturelle (Algeria), Nizar Dalhoumi della University of Tunis El-Manar (Tunisia), Aissa Maiza della University di Djelfa (Algeria).
E, inoltre, May Helmy della Annah Lindh Foundation (Egitto) e Maria Sanfilippo dell’Università di Catania. I lavori sono stati conclusi dall’arch. Paolo Piccinini, Graphic Recorder e Visual Facilitator.
Nella seconda giornata, di particolare rilevanza, la visita alla Moschea della Misericordia di Catania presentata dall’Imam e presidente della Comunità islamica di Sicilia, Kheit Abdelhafid (vai all'articolo).
Proprio nei locali della moschea si è tenuta una tavola rotonda che ha registrato gli interventi, oltre dell’Imam della Moschea della Misericordia di Catania, Kheit Abdelhafid, i docenti Noureddine Bouhamza dell’University of Algiers 1 (Algeria), Wissal Salah della Ziane Achour University of Djelfa (Algeria) e Fathi Abdelkader Al-Kacemi della Ez-Zitouna University (Tunisia).

Moschea della Misericordia di Catania