Racconti struggenti senza respiro: “Apnea” al Catania Film Fest

Le storie di alcuni migranti arrivati attraverso la tratta mediterranea, raccontate dalle loro voci e da meravigliose animazioni

Stefano Zito

Tra le proiezioni cinematografiche della dodicesima edizione del Catania Film Fest spicca l’anteprima nazionale di Apnea. All’evento - al Zō Centro Culture Contemporanee - erano presenti i registi Stefano Poggioni, Claudia Cataldi ed Elena Poggioni che hanno dialogato con il critico cinematografico Emanuele Rauco e con Giovanna Santaera, assegnista di ricerca area Cinema al Dipartimento di Scienze umanistiche dell’Università di Catania.

Un momento della presentazione del film

Un momento della presentazione del film

«Pensa a come andartene dalla Libia prima di entrare in Libia». Queste le parole di Michael, uno dei protagonisti del docufilm Apnea in concorso nella sezione Catania Film Italiana. Un documentario necessario per ascoltare e capire il punto di vista dei 150mila migranti che, secondo il Ministero dell’Interno, sbarcano annualmente in Italia. Quasi ogni giorno nel nostro Paese si dibatte su questo argomento, spesso con parole prive dei volti di questa umanità, costretta a lunghissimi viaggi e ad attraversare un autentico “inferno in terra”.

«Abbiamo pensato di proporre la visione ai parlamentari e il nostro ufficio stampa si sta muovendo anche in questa direzione, nonostante non sia facile», dichiara una soddisfatta Elena Poggioni. «Sarebbe bellissimo un progetto nelle scuole con una visione congiunta di Apnea e del film di Matteo Garrone Io Capitano», ha aggiunto.

Sull’accostamento tra i due film è poi intervenuta Giovanna Santaera: «Una differenza da sottolineare è la possibilità dell’incontro e dell’ascolto, che Apnea riesce a donare al pubblico. È importante, perché quando siamo posti di fronte al dolore degli altri possiamo restarne colpiti e provare emozioni sincere».

Animazione del film realizzata da Pietro Elisei

Animazione del film realizzata da Pietro Elisei

Il docufilm, a detta della stessa regista, riesce ad essere spietato. Il racconto passa attraverso quattro capitoli, che rappresentano le fasi del viaggio e ciascuno di questi viene introdotto da disegni animati, che rendono più leggere le storie struggenti dei protagonisti. «Per le persone che abbiamo intervistato è stato molto difficile parlare in camera e raccontare la propria storia» – afferma il regista Stefano Poggioni, aggiungendo – «però credo che per loro sia stato positivo e abbia rappresentato una liberazione».

Nei racconti dei migranti si legge un’amarezza particolare capace di trafiggere ogni spettatore.

Joy, ragazza nigeriana affetta da albinismo, ci fa rivivere la toccante storia della sua malattia, a causa della quale è stata discriminata anche nel suo Paese, poiché vista come una punizione per un peccato dei genitori contro Dio. Durante il suo viaggio, la nave ha iniziato a imbarcare acqua e lei rischiava di essere usata come capro espiatorio dagli altri uomini, che proponevano di lanciarla in mare come sacrificio. Fortunatamente, la coraggiosa opposizione di una donna l’ha salvata e grazie a lei oggi conosciamo la sua storia.

Joy, protagonista del film

Joy, la protagonista del film

Altro aspetto che rende questo docufilm speciale è l’animazione

Stefano Poggioni ha raccontato, in esclusiva per UnictMagazine, che «l’illustratore Pietro Elisei ha scelto un’animazione fatta in modo tradizionale, cioè da otto disegni al secondo, per un totale di circa 2400». E ha poi aggiunto: «Il concept è pensato come un piano di lettura parallelo alle storie dei migranti. Avevamo bisogno di un po’ di respiro tra una storia e l’altra, e nello stesso tempo volevamo che lo spettatore si staccasse dalla realtà e immaginasse le loro vite».

È difficile ignorare la tragica realtà  di uomini e donne che rischiano le proprie vite attraversando il Mediterraneo nella speranza di un futuro migliore. Tuttavia, nel mezzo di questa oscurità, c'è sempre spazio per la speranza. La speranza risiede nel potere dell'umanità di tendere una mano amica, nell'empatia che ci guida a dare aiuto, nel trovare soluzioni collettive per offrire rifugio e supporto a coloro che ne hanno disperatamente bisogno.

Animazione del film realizzata da Pietro Elisei

Animazione del film realizzata da Pietro Elisei

Ogni sforzo compiuto per affrontare questa situazione, ogni atto di compassione e solidarietà verso i migranti, è un raggio di speranza che illumina un cammino verso un futuro in cui ogni individuo possa vivere con dignità e sicurezza, ovunque si trovi.

È necessario continuare a cercare soluzioni umane e sostenibili per affrontare questa crisi e per creare un mondo in cui tutti possano essere accolti e rispettati.

La visione del documentario è consigliata al pubblico di  tutte le età, infatti Apnea, nonostante il titolo, rappresenta una boccata d'aria fresca, per scoprire ed empatizzare con le storie dei protagonisti di questi viaggi della speranza, che permettono confronti e riflessioni su un tema ancora controverso nel nostro Paese. Il nostro augurio è che i fotogrammi del film costituiscano la migliore  opportunità  per un cambio di prospettiva nei confronti dei migranti e delle migrazioni.

Animazione del film realizzata da Pietro Elisei

Animazione del film realizzata da Pietro Elisei