Ricerca, dialogo e interpretazione al centro di “Segni & Asimmetrie”

Al Monastero dei Benedettini la quarta edizione del convegno dottorale riflette sul sapere come incontro tra linguaggi, discipline e prospettive diverse

La ricerca non come competizione, ma come spazio di incontro, ascolto e costruzione condivisa del sapere. È il messaggio chiave della quarta edizione del Convegno dottorale del Dottorato in Scienze dell'Interpretazione dell'Università di Catania, Segni & Asimmetrie. L'interpretazione tra testi, media e confini, che al Monastero dei Benedettini ha riunito dottorandi, docenti e studiosi in un confronto sui temi dell'interpretazione, del linguaggio e del dialogo interdisciplinare, ponendo al centro il valore della conoscenza come percorso aperto e condiviso.

Ad aprire i lavori è stato il prof. Luigi Ingaliso, vicedirettore del Dipartimento di Scienze umanistiche, che nel suo intervento ha sottolineato “il valore del convegno come momento di crescita per i dottorandi” e ha evidenziato come “il confronto tra studiosi rappresenti una tappa fondamentale del percorso di ricerca”. 

Il professore Ingaliso, inoltre, ha richiamato il significato del titolo scelto per il convegno, “Segni & Asimmetrie”, definendolo “particolarmente stimolante perché capace di evocare riflessioni che attraversano discipline diverse”. 

Pur collocandosi all'interno di una prospettiva prevalentemente umanistica, il dottorato si caratterizza infatti per la costante apertura al dialogo interdisciplinare, elemento che costituisce uno dei suoi principali punti di forza. 

A seguire è intervenuto il coordinatore del dottorato, il prof. Antonio Sichera del Disum, con un discorso sul significato stesso della parola “convegno”. 

Più che una semplice introduzione istituzionale, il suo è stato un invito a riflettere sul senso profondo dell'incontro accademico. Il prof. Sichera ha osservato come il termine "convegno" possieda una sfumatura diversa rispetto a parole come "congresso" o "conferenza". 

“Nella tradizione culturale italiana - ha ricordato -, si parla persino di "convegno amoroso", espressione che richiama un incontro tra persone prima ancora che tra idee”. 

Da qui la riflessione sulla comunità scientifica: “fare ricerca significa certamente produrre conoscenza, ma soprattutto costruire relazioni fondate sull'ascolto, sul dialogo e sul rispetto reciproco”, ha spiegato il docente. 

Il convegno per il professore Sichera rappresenta un “modello alternativo, uno spazio che vede il sapere nascere dalla condivisione, e non dalla competizione, come spesso suggere oggigiorno”. Richiamando la tradizione biblica della "Tenda del Convegno", luogo dell'incontro tra Dio e Mosè durante il cammino del popolo, Sichera ha sottolineato come anche “la ricerca scientifica debba essere intesa come un percorso in continua evoluzione e non come un insieme di verità immutabili”. 

“La conoscenza-  ha affermato -, cresce attraverso il confronto, l'umiltà e la capacità di camminare insieme”. 

In foto da sinistra Giuseppe Palazzolo, Sebastiano Vecchio, Antonio Sichera

In foto da sinistra Giuseppe Palazzolo, Sebastiano Vecchio, Antonio Sichera

Successivamente – introdotto dal prof. Giuseppe Palazzolo del Disum di Unict - è intervenuto il prof. Carlo Vecchio, docente dell'Università di Palermo, che ha presentato una delle sue opere più significative, Questioni linguistiche e dintorni. Il volume raccoglie le lezioni tenute dallo studioso nell'ambito del dottorato e rappresenta, secondo Palazzolo, un esempio della sua attenzione per il linguaggio, l'interpretazione e il valore della parola come strumento di conoscenza. 

Nel suo intervento, il prof. Vecchio ha preferito non soffermarsi sui singoli saggi contenuti nel volume, scegliendo invece di condividere alcune riflessioni sul percorso di ricerca che lo ha accompagnato negli anni. 

Ha descritto il proprio lavoro come “un'esperienza di trasversalità più che di semplice interdisciplinarità: non un accostamento di discipline differenti, ma un continuo attraversamento dei loro confini alla ricerca di connessioni e punti di dialogo”. 

Secondo il prof. Vecchio, “la ricerca universitaria non dovrebbe mai rinchiudersi entro compartimenti rigidi”. “Al contrario – ha detto -, il compito dello studioso consiste nel mantenere uno sguardo aperto, capace di mettere in relazione prospettive diverse e di interrogare continuamente la realtà”. 

Uno dei temi centrali del suo intervento ha riguardato il rapporto tra linguaggio e interpretazione

“Le parole - ha osservato -, non si limitano a descrivere il mondo, ma contribuiscono a costruire il modo in cui lo comprendiamo. Per questo motivo l'analisi del linguaggio rimane uno strumento indispensabile per interpretare fenomeni sociali, culturali e politici. Anche i dibattiti contemporanei, dal linguaggio dell'informazione alle discussioni sul linguaggio inclusivo, mostrano quanto la lingua sia profondamente intrecciata con i cambiamenti della società”. 

Ripercorrendo la propria esperienza accademica, il prof. Vecchio ha ricordato come, nel tempo, il suo interesse si sia progressivamente spostato dalla lingua considerata come sistema astratto al rapporto tra norme linguistiche e uso concreto

“È proprio nell'osservazione della lingua viva - ha spiegato -, che diventa possibile comprendere la complessità dei fenomeni comunicativi”. 

Rivolgendosi infine ai dottorandi, ha ribadito “l'importanza della specializzazione, senza però rinunciare a una visione ampia della ricerca”.

“L'apertura al dialogo tra discipline, la curiosità intellettuale e la disponibilità a mettere continuamente in discussione le proprie prospettive rappresentano - secondo il docente -, le condizioni essenziali per una ricerca capace di innovare e di interpretare la complessità del presente”. 

Hanno collaborato  Hoara Ieni, Martina Giuffrida, Sofia Sorrentino, Grace Musumeci e Maria Fusea

Back to top