Rifiuti, i numeri di un’emergenza globale: quasi 4 miliardi di tonnellate nel 2050

«Nel mondo la produzione di rifiuti urbani potrebbe passare dagli oltre 2 miliardi di tonnellate del 2020 a quasi 4 miliardi nel 2050», spiega la docente Margherita Ferrante di Unict 

Alfio Russo

Ogni giorno, nel mondo, ogni abitante produce in media circa 0,8 chilogrammi di rifiuti urbani. Un dato che, proiettato sulla popolazione globale, restituisce la dimensione di una questione destinata ad assumere proporzioni sempre più rilevanti: dagli oltre 2 miliardi di tonnellate di rifiuti urbani prodotti nel 2020 si potrebbe arrivare a quasi 4 miliardi nel 2050. 

E oggi circa il 70% dei rifiuti finisce ancora in discarica, mentre soltanto il 20% viene avviato al recupero di materia e al riciclo, compreso il compostaggio, e circa il 10% è sottoposto a trattamenti termici.

Sono alcuni dei dati contenuti nel volume Rifiuti e Salute. Criteri di gestione, tecnologie e impatti, presentato nei giorni scorsi a Palazzo Theodoli, a Roma, che propone una lettura scientifica e interdisciplinare della gestione dei rifiuti e dei suoi possibili effetti sull’ambiente e sulla salute.

A livello mondiale, le differenze tra i Paesi sono significative e strettamente legate al livello di reddito. Particolarmente rilevante è il dato relativo alla destinazione dei rifiuti: una quota consistente di quel 70% conferito in discarica viene ancora gestita in strutture poco o per nulla controllate.

In Europa vengono prodotti ogni anno circa 220-230 milioni di tonnellate di rifiuti urbani, pari a circa 1,4 chilogrammi al giorno per abitante. Un quadro che, negli ultimi decenni, ha visto diminuire progressivamente il ricorso alla discarica, a fronte della crescita di riciclo, compostaggio e recupero energetico.

In Italia la produzione di rifiuti urbani si mantiene da circa un decennio intorno ai 30 milioni di tonnellate l’anno. Ma il dato relativo ai rifiuti prodotti dalle famiglie rappresenta soltanto una parte del quadro complessivo. 

I rifiuti speciali, provenienti tra l’altro dalle attività produttive, dalle costruzioni e demolizioni, dalle lavorazioni industriali e artigianali, sono infatti circa cinque volte superiori a quelli urbani. Oltre il 90% è costituito da rifiuti non pericolosi e più del 45% deriva dal settore delle costruzioni e demolizioni.

Un ulteriore elemento contribuisce a descrivere la complessità del sistema italiano: ogni anno circa 9 milioni di tonnellate vengono avviate agli impianti di trattamento meccanico-biologico. Dei materiali in uscita, circa il 45% finisce successivamente in discarica, mentre oltre il 30% viene destinato a termovalorizzazione o incenerimento.

Numeri che evidenziano come il ciclo dei rifiuti non possa essere letto attraverso una semplice contrapposizione tra riciclo e discarica. Ogni trattamento genera infatti nuovi flussi e residui che devono a loro volta essere gestiti. Lo studio evidenzia, inoltre, un aspetto spesso poco considerato: anche nei Paesi nei quali formalmente non si fa ricorso alla discarica, una quota che può arrivare fino al 20% dei rifiuti può comunque finire in discarica sotto forma di residui prodotti da altri trattamenti.

Un momento della presentazione del volume "Rifiuti e Salute. Criteri di gestione, tecnologie e impatti" a Roma

Un momento della presentazione del volume "Rifiuti e Salute. Criteri di gestione, tecnologie e impatti" a Roma

È proprio a partire da questi dati che il volume affronta il tema della gestione dei rifiuti lungo l'intero ciclo, ponendo al centro la necessità di conoscere non soltanto la quantità dei materiali prodotti, ma anche la loro destinazione, i residui generati dai diversi processi e i possibili impatti sulla salute e sull’ambiente.

Pubblicato da CISA Publisher e curato da Raffaello Cossu, professore Emerito di Ingegneria Sanitaria Ambientale dell’Università di Padova, e Margherita Ferrante, professoressa Ordinaria di Igiene dell’Università di Catania e delegata alla Terza missione dell’Ateneo, il volume è il risultato di un lavoro avviato nel 2019 nell’ambito del Comitato Interdisciplinare su Rifiuti e Salute (CIRS).

Il progetto ha coinvolto oltre 200 esperti provenienti da tutte le regioni italiane e da ambiti disciplinari differenti: medici, ingegneri, biologi, chimici, geologi, giuristi, agronomi, ricercatori e professionisti. Un approccio interdisciplinare che riflette la complessità di un tema che riguarda contemporaneamente ambiente, salute, tecnologia, economia e società.

L’obiettivo del volume non è individuare una tecnologia “buona” o “cattiva”, né sostenere una particolare soluzione. La prospettiva proposta è quella di valutare ogni opzione sulla base delle caratteristiche dei territori, delle tecnologie disponibili e delle evidenze scientifiche, considerando insieme tutela ambientale e salute pubblica.

Per Margherita Ferrante, il tema della salute rappresenta una delle chiavi attraverso cui leggere l’intero sistema: «Quando si parla di rifiuti e salute è comprensibile che emergano paure e preoccupazioni, ma proprio per questo è fondamentale distinguere ciò che è scientificamente dimostrato da ciò che è soltanto percepito o ipotizzato. Abbiamo voluto analizzare le evidenze disponibili con criteri rigorosi, senza minimizzare i possibili rischi ma senza neppure amplificarli. Proteggere la salute significa prima di tutto prevenire, monitorare e conoscere: solo una corretta informazione scientifica può permettere ai cittadini e ai decisori di compiere scelte realmente consapevoli».

In foto da sinistra Raffaele Cossu, Margherita Ferrante e Paolo Russo

In foto da sinistra Raffaele Cossu, Margherita Ferrante e Paolo Russo

A far da eco anche Raffaello Cossu, co-autore del libro: «Uno dei messaggi più importanti di questo lavoro è che nella gestione dei rifiuti non esistono soluzioni buone o cattive in assoluto. Ogni tecnologia deve essere valutata per ciò che realmente può offrire, nelle condizioni specifiche in cui viene utilizzata e all’interno di un sistema integrato. Prevenzione, riuso e riciclo devono essere perseguiti al massimo, ma dobbiamo anche avere il coraggio di affrontare con razionalità il tema di ciò che rimane. L’obiettivo deve essere uno solo: chiudere il ciclo dei rifiuti riducendo al minimo gli impatti sull’ambiente e sulla salute».

Il volume affronta quindi l’intero percorso dei rifiuti: dalla prevenzione alla raccolta, dal riuso al riciclo, dal trattamento biologico al recupero energetico, fino alla discarica, con un’attenzione specifica ai contaminanti e alle possibili ricadute sanitarie. Un capitolo è inoltre dedicato alla comunicazione e al ruolo che informazioni incomplete, allarmismi e fake news possono avere nel condizionare la percezione dei cittadini.

Tra i temi affrontati emerge anche la necessità di superare una rappresentazione semplificata dell’economia circolare. Prevenire e ridurre la produzione dei rifiuti rimane la priorità; riuso e riciclo sono fondamentali, ma esistono comunque scarti e residui che devono essere gestiti correttamente. Raccolta, riciclo, recupero, trattamento e smaltimento costituiscono dunque parti di un'unica filiera e devono essere valutati nel loro insieme.

La presentazione a Palazzo Theodoli, a Roma, assume in questo senso un significato particolare anche per la destinazione del lavoro: mettere a disposizione di amministratori e decisori politici un patrimonio di conoscenze scientifiche utile a orientare le scelte sulle politiche ambientali dei prossimi anni.

«Questo volume mette a disposizione della politica qualcosa di cui oggi c’è particolarmente bisogno: conoscenze solide su cui costruire decisioni responsabili. Sul tema dei rifiuti troppo spesso il confronto si divide tra posizioni contrapposte, mentre abbiamo bisogno di riportare al centro dati, competenze e tutela della salute. È anche per questo che presentarlo a Montecitorio assume un significato particolare: la scienza deve poter offrire strumenti concreti a chi è chiamato a legiferare e a compiere scelte che riguardano il futuro dei territori e dei cittadini», afferma l’on. Paolo Russo, presidente del Tavolo di Roma.

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