Safi3Erlin, quattro giorni per scoprire Berlino

Il viaggio studio promosso dal Dicar e finanziato dal progetto Safi3 si racconta attraverso le esperienze degli studenti e un video collettivo che ne custodisce la memoria

Alfio Russo

Un’occasione di confronto tra studenti provenienti da differenti percorsi formativi finalizzato a favorire uno scambio di idee, sensibilità e competenze. Dalle architetture del Novecento ai luoghi simbolo della memoria europea, ogni tappa ha contribuito a costruire un'esperienza condivisa di apprendimento e crescita.

È quel che hanno vissuto venti studentesse e studenti dell’ateneo catanese grazie al viaggio studio a Berlino dal titolo Safi3Erlin, promosso dal Dipartimento di Ingegneria Civile e Architettura dell'Università di Catania e finanziato dal progetto SAFI3 della Scuola Superiore di Catania. 

Dal 15 al 18 maggio le studentesse e gli studenti provenienti da diversi corsi di laurea del DICAr hanno attraversato la capitale tedesca seguendo un intenso itinerario di approfondimento dedicato all'architettura, all'urbanistica, alla storia e ai processi di trasformazione della città contemporanea. 

Ad accompagnarli in questa esperienza i docenti Sebastiano D'Urso, Giovanna Fargione, Giuseppe Margani, Grazia Nicolosi, Arturo Pagano e Vincenzo Sapienza, insieme al contributo del professor Gunnar Tausch della Facoltà di Architettura di Norimberga, che ha guidato il gruppo in una lezione itinerante sui meccanismi di sviluppo urbano e architettonico di Berlino.

A conclusione dell'iniziativa è stato realizzato SafiI3Erlin, un video collettivo nato dai contributi dei partecipanti. Un cortometraggio di circa cinque minuti che racconta, attraverso immagini e riflessioni personali, un viaggio durato 4.485 minuti. Ogni studente ha contribuito con una fotografia originale scattata durante il soggiorno berlinese e con un aforisma capace di esprimere emozioni, percezioni e significati emersi dall'incontro con la città.

Un momento del viaggio

Studentesse e studenti in una tappa del viaggio

I protagonisti del viaggio

A prendere parte a SAFI3ERLIN Hammad Ahmed (Corso di laurea magistrale in Construction Management and Safety), Martina Amoddio (Corso di laurea magistrale in Chemical Engineering for Industrial Sustainability), Giordano Calì (Corso di laurea magistrale a ciclo unico in Ingegneria Edile-Architettura), Martina D’Arrigo (Corso di laurea magistrale in Ingegneria per l’Ambiente e il Territorio), Silvia Di Mauro (Corso di laurea in Ingegneria Civile, Ambientale e Gestionale), Federica Fagone (Corso di laurea magistrale in Ingegneria Gestionale), Alfio Andrea Fresta (Corso di laurea magistrale in Ingegneria Meccanica), Ruggero Angelo Gusmano (Corso di laurea magistrale in Ingegneria Meccanica), Sofia Ingegneri (Corso di laurea magistrale a ciclo unico in Architettura), Rosa Anna Diana Lo Presti (Corso di laurea magistrale in Ingegneria Civile Strutturale e Geotecnica). 

E ancora Alessandro Pappalardo (Corso di laurea magistrale in Ingegneria Meccanica), Delia Pennisi (Corso di laurea magistrale in Ingegneria Civile delle Acque e dei Trasporti),  Sara Martina Sciortino (Corso di laurea magistrale in Ingegneria Meccanica), Claudia Spadaro (Corso di laurea in Ingegneria per la Transizione ecologica), Andre Pio Antonio Terranova (Corso di laurea magistrale in Ingegneria Meccanica), Gaetano Valenti Caniglia (Corso di laurea magistrale in Ingegneria Meccanica) e, inoltre, Nadia Micalizzi,Giuseppe Monaco,Lorenzo Naselli e Sabrina Strazzeri della Scuola Superiore Catania.  

Studentesse studenti e docenti

Studentesse e studenti insieme con i docenti

Le tappe del viaggio di studio a Berlino 

Il 15 maggio la prima tappa è stata l’Ambasciata Olandese (Alexanderplatz) progettata dallo studio OMA (1997-2003), si presenta come un cubo rigoroso e compatto che racchiude una complessa articolazione spaziale interna. L'edificio risponde alle rigide normative locali rispettando l'isolato tradizionale, ma inserendovi al contempo un corpo autonomo fortemente contemporaneo, caratterizzato da un percorso continuo in vetro e acciaio che offre viste sulla città. 

A seguire la Alexanderplatz, la storica piazza di Berlino che deve il nome allo zar Alessandro I. Nata come spazio militare e mercato, si trasformò in un nodo cruciale dei trasporti nel 1882 e in un polo commerciale tra fine '800 e inizio '900. Teatro di eventi storici (dalla rivoluzione del 1848 alle proteste del 1989 contro la DDR), fu ridisegnata negli anni Sessanta; tra i suoi simboli spicca l'Orologio del Mondo del 1969. 

E, inoltre, il Quartiere Nikolai (Nikolaiviertel), il nucleo più antico di Berlino, sorto intorno al 1200 lungo la Sprea nei pressi della Chiesa di San Nicola. Quasi completamente distrutto dai bombardamenti del 1944, il quartiere medievale è stato ricostruito fedelmente negli anni '80 sotto la guida di Günter Stahn.  In chiusura la East Side Gallery, la più lunga galleria d'arte a cielo aperto del mondo, ricavata lungo un tratto di 1.316 metri del Muro di Berlino rimasto intatto nel quartiere Friedrichshain. Subito dopo la caduta del muro, oltre cento artisti internazionali l'hanno decorata con murales storici (come il celebre "Bacio Fraterno"), trasformandola in un monumento simbolo di libertà. 

Nella seconda giornata la passeggiata esplorativa a Zehlendorf con Gunnar Tausch, un incontro e itinerario conoscitivo attraverso il quartiere verde di Zehlendorf per scoprirne l'architettura. Nel contesto della Repubblica di Weimar (in particolare nella fase di stabilità tra il 1924 e il 1929), Berlino vive una straordinaria stagione di crescita culturale e urbanistica, trasformandosi in un vero e proprio laboratorio architettonico e sociale. In questo periodo nascono nuovi quartieri residenziali pensati per le classi lavoratrici, concepiti per migliorare concretamente la qualità della vita degli abitanti come il Quartiere Zehlendorf. La zona verde di Zehlendorf diventa così il terreno ideale per sperimentare un'architettura che integra il tessuto urbano con il paesaggio boschivo esistente, fondendo i principi di funzionalità, semplicità e riduzione dell'ornamento tipici del Bauhaus.

Nel corso della giornata gli studenti hanno fatto tappa anche al Quartiere Onkel-Toms-Hütte realizzato tra il 1926 e il 1932 da Bruno Taut, Hugo Häring e Otto Rudolf Salvisberg nella zona boschiva di Zehlendorf. Rappresenta un importante esperimento di edilizia sociale della Repubblica di Weimar, composto da circa 1900 abitazioni integrate nella natura e caratterizzate da un uso espressivo e funzionale del colore. Il complesso è servito dalla stazione della metropolitana di Alfred Grenander (1929). 

E ancora la Casa Blumenthal, una residenza privata a Zehlendorf (in Wilskistraße 66) progettata nel 1932 da Ludwig Hilberseimer. Si tratta di un volume cubico essenziale e rigoroso su pianta quadrata, con tetto a padiglione, che sposa appieno i principi di funzionalità e riduzione dell'ornamento tipici del Bauhaus. A seguire la Casa Perls: Abitazione privata progettata da Mies van der Rohe per Hugo Perls, nata per ospitare anche una collezione d'arte contemporanea. È una struttura cubica a due piani in muratura con intonaco color ocra, caratterizzata da una facciata urbana severa e compatta e da un prospetto sul giardino più aperto, che fonde influenze scinkeliane e l'impronta distributiva di Peter Behrens. 

Altra tappa del viaggio

Altra tappa del viaggio

Nel pomeriggio del 16 maggio visita al Deutsches Technikmuseum (Museo della Tecnica), un ampio spazio espositivo interattivo dedicato alla storia dell'innovazione tecnologica, industriale e culturale. Ospita collezioni che vanno dall'aviazione alla stampa, inclusi storici capannoni ferroviari con locomotive, percorsi sperimentali e sezioni dedicate alla gestione e alla percezione della luce. 

E poi al Berlin Story Bunker, il museo allestito all'interno di un autentico rifugio antiaereo della Seconda Guerra Mondiale nei pressi dell'Anhalter Bahnhof. Propone un percorso immersivo nella storia tedesca, focalizzandosi sul nazionalsocialismo, sul regime hitleriano e includendo la ricostruzione del Führerbunker. 

In chiusura di giornata la Cappella della Conciliazione e Berlin Wall Memorial situata sul luogo di una chiesa neogotica abbattuta nel 1985 dal regime della DDR perché inserita nella "striscia della morte", la nuova Cappella (2001) è un volume ovale meditativo in terra cruda e legno. Fa parte del Memoriale del Muro, un complesso espositivo che conserva un tratto originale del confine fortificato, una torre di guardia e una torre panoramica per comprendere la divisione della Guerra Fredda. 

Il 17 maggio visita al Memoriale per gli ebrei assassinati d'Europa. Progettato da Peter Eisenman (1999) nel cuore di Berlino, è un immenso campo composto da una griglia regolare di 2710 stele in cemento di diverse altezze. L'andamento ondulatorio del terreno genera nel visitatore un profondo senso di disorientamento e isolamento. Sotto la struttura si trova un centro di documentazione sulle vittime. 

E anche alla Cupola del Reichstag, simbolo della Germania unita, l'edificio storico (danneggiato nel 1933 e durante la guerra) è stato rinnovato da Norman Foster nel 1993 con l'introduzione di una grande cupola in vetro aperta al pubblico. Le sue rampe elicoidali offrono una vista panoramica e permettono di guardare direttamente l'aula parlamentare sottostante, traspandone il principio di trasparenza democratica. 

Nel pomeriggio gli studenti hanno visitato la Akademie der Künste, situata a Pariser Platz e progettata da Günther Behnisch (2005), reinterpreta l'antica accademia distrutta attraverso una facciata interamente vetrata. La trasparenza del vetro simboleggia l'apertura democratica contrapposta alla segretezza del periodo nazista. 

A seguire il Centro Jacob e Wilhelm Grimm, importante biblioteca universitaria della Humboldt-Universität progettata da Max Dudler (2006-2009) nei pressi dell'Isola dei Musei. Il cuore dell'edificio è la monumentale sala di lettura a gradoni, concepita come uno spazio continuo e unificante per la ricerca e l'apprendimento. E ancora la James-Simon-Galerie progettata da David Chipperfield (1999-2019) sul canale Kupfergraben, funge da ingresso principale e nodo distributivo per l'Isola dei Musei. L'architettura reinterpreta il linguaggio classico berlinese tramite un rigoroso colonnato moderno in pietra e strutture leggere. 

Le altre tappe hanno previsto anche la Erweiterung Zeughaus (Ampliamento dello Zeughaus), progetto di I. M. Pei (2003) per la sede del Museo Storico Tedesco, una struttura contemporanea in vetro e pietra il cui elemento più iconico è la scala elicoidale trasparente e luminosa; Galeries Lafayette, il grande magazzino concepito da Jean Nouvel (1991-1996) come uno spazio urbano interno spettacolare con una struttura caratterizzata da due grandi coni specchianti interni che creano continui giochi di luce e riflessi, e da una facciata vetrata che dialoga con la strada; il Checkpoint Charlie, lo storico punto di passaggio tra i settori est e ovest lungo la Friedrichstraße durante la Guerra Fredda, teatro di forti tensioni nel 1961, mentre oggi è un luogo di memoria segnato dalle installazioni di Frank Thiel e ospita nelle vicinanze il Museo del Muro; la Philharmonie, la straordinaria sala da concerto progettata da Hans Scharoun (1963) che rivoluzionò l'architettura musicale posizionando il palco al centro, circondato da gradinate irregolari disposte "a terrazze" per ottimizzare l'acustica e il coinvolgimento del pubblico. 

Studentesse e studenti in viaggio

Studentesse e studenti in viaggio

Il “viaggio” è proseguito per la Neue Nationalgalerie, Capolavoro di Mies van der Rohe (1965), manifesto di essenzialità e chiarezza costruttiva, un grande spazio espositivo libero racchiuso da pareti di vetro e coperto da un sottile tetto in acciaio sostenuto da soli otto pilastri esterni, poggiato su un monumentale basamento in granito; la Fabbrica di turbine AEG progettata nel 1908 da Peter Behrens rìe considerata una pietra miliare dell'architettura industriale moderna per la struttura metallica mostrata senza rivestimenti, unita a enormi vetrate e a una composizione volumetrica che richiama la monumentalità di un tempio classico; il Museo Ebraico, opera fortemente simbolica di Daniel Libeskind (1989-1999). Il volume è un edificio a zig-zag spezzato da tagli irregolari e vuoti ("voids") che simboleggiano la perdita. L'accesso sotterraneo si divide in tre assi (continuità, esilio, morte); l'unico vuoto calpestabile ospita l'installazione Shalechet di Menashe Kadishman, formata da 10.000 volti in acciaio. 

Nell’ultima giornata la visita al Potsdamer Platz, oggi è uno dei luoghi più rappresentativi e iconici della Berlino contemporanea, ma la sua fisionomia attuale è il risultato di profonde e drammatiche trasformazioni storiche che ne hanno più volte ridefinito il volto.

Prima delle grandi cesure del Novecento, la piazza era uno dei cuori pulsanti della vita urbana europea. Negli anni Venti era considerata una delle piazze più trafficate del continente, un cruciale nodo di incontro tra diverse linee ferroviarie e sede di una grande stazione. Il suo incrocio incarnava il dinamismo e la modernità della metropoli berlinese, animato com'era da hotel, caffè, teatri e locali notturni che la rendevano un centro vitale per la cultura e la socialità dell'epoca. Questa vitalità perduta è stata in seguito rievocata anche nel cinema, in particolare nel celebre film Il cielo sopra Berlino di Wim Wenders, dove la piazza appare come uno spazio sospeso, carico di memoria ma segnato dall'assenza e dalla divisione.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, Potsdamer Platz subì devastazioni talmente gravi da perdere quasi completamente il suo patrimonio architettonico originario. A questa distruzione si aggiunse, negli anni successivi, la frattura imposta dalla Guerra Fredda: con la costruzione del Muro di Berlino nel 1961, la piazza si trovò esattamente lungo la linea di confine tra Berlino Est e Berlino Ovest. Trasformatasi in uno spazio vuoto e del tutto inaccessibile, l'area divenne parte della cosiddetta "striscia della morte", una zona fortificata e pesantemente sorvegliata che rendeva impossibile qualsiasi attraversamento. Per decenni, quello che era stato uno dei luoghi più vivi della città rimase una terra di nessuno, simbolo concreto della divisione politica e ideologica dell'Europa.

Con la caduta del Muro nel 1989 e la successiva riunificazione, la piazza è diventata il principale simbolo della ricucitura urbana tra Est e Ovest. Nel 1991 il Senato di Berlino ha avviato un ambizioso programma di riqualificazione, trasformando l'area in un immenso laboratorio internazionale di architettura contemporanea, capace di coniugare le esigenze della città moderna con la memoria storica del luogo.

L'area attuale è dominata da due grandi interventi. Il primo è il complesso Daimler City (guidato da Renzo Piano per il gruppo Daimler-Benz), il cui impianto urbanistico riprende volutamente la tradizione berlinese dei blocchi edilizi storici; gli edifici sono organizzati in isolati compatti ma permeabili e aperti al piano terra per favorire il passaggio e la fruizione dello spazio pubblico. Accanto ad esso sorge il Sony Center, progettato da Helmut Jahn; questa struttura in vetro e acciaio è caratterizzata da una grande copertura monumentale che ricorda una tenda sospesa, diventata rapidamente un punto di riferimento visivo della Berlino contemporanea. Il complesso ospita oggi uffici, spazi culturali, cinema e aree commerciali, restituendo definitivamente alla piazza il suo ruolo multifunzionale.

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