Sanità e politica: tra diritti, tecnologia e nuove sfide globali

Dal convegno al Dipartimento di Scienze politiche e sociali emerge una visione integrata della salute: meno burocrazia, più equità e un uso consapevole dell’intelligenza artificiale per garantire diritti fondamentali

Sofia Bruno e Dan Husti

La salute non è più soltanto una questione medica: è il banco di prova delle scelte politiche, economiche e sociali di un Paese. 

È da questa consapevolezza che ha preso forma il dibattito emerso al convegno dal titolo Tutela della salute e divari di cittadinanza. Esigenze di sicurezza e garanzie di effettività che si è tenuto nei giorni scorsi nell’aula magna di Palazzo Pedagaggi, sede del Dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’Università di Catania, dove esperti di diverse discipline hanno messo a confronto idee, criticità e prospettive su un sistema sanitario chiamato a reinventarsi tra innovazione tecnologica, disuguaglianze persistenti e ostacoli burocratici.

Un momento di riflessione su diversi argomenti come la politica sanitaria, le forme di discriminazione nella ricerca medica e il rapporto che si instaura tra il personale sanitario e la nuova tecnologia.

In questo modo la tutela della salute da questione medica diventa questione politica, con la necessità di preservare il diritto alla salute pubblico e individuale.

L’iniziativa – promossa dalle docenti Fabiola Cimbali e Laura Maccarrone, entrambe docenti di Diritto amministrativo al Dipartimento di Scienze politiche e sociali dell'Università di Catania - si inserisce all’interno del percorso formativo dei corsi di laurea magistrale in Management della pubblica amministrazione e Politiche e servizi sociali che, unitamente al Dipartimento di Scienze politiche e sociali, hanno scelto con il loro patrocinio di avallarne l’organizzazione anche per le implicazioni sulla Terza missione.

Un momento dell'intervento della prof.ssa Fabiola Cimbali

Un momento dell'intervento della prof.ssa Fabiola Cimbali

«Il tema della tutela della salute come diritto individuale e come formula di declinazione della sicurezza pubblica mette in luce l’esigenza di individuare adeguati modelli organizzativi in grado di assicurare un sistema sanitario efficiente e moderno – hanno spiegato le docenti Fabiola Cimbali e Laura Maccarrone -. In questo scenario, pertanto, appare utile una riflessione sull’impatto della digitalizzazione in sanità nella prospettiva di valutarne l’impatto sull’innalzamento del livello qualitativo delle prestazioni sanitarie, sul contenimento dei costi e sul superamento delle inefficienze organizzative».

«Una prospettiva – hanno aggiunto le docenti in apertura dei lavori - che va, peraltro, coniugata con l’attuale processo di riforma del modello organizzativo della rete di assistenza territoriale di prossimità, in linea con un approccio integrato in ambito sanitario, ambientale e climatico (One Health) e con una visione olistica (Planetary Health)».

Ad introdurre i lavori la direttrice del Dipartimento di Scienze politiche e sociali, Francesca Longo, la presidente della Scuola Superiore di Catania, Ida Nicotra, e il presidente del corso di laurea magistrale in Politiche e servizi sociali, Carlo Colloca.

Nei loro interventi, i docenti hanno rimarcato diverse questioni come l’accesso all’assistenza sanitaria e l’importanza di una collaborazione tra diversi settori disciplinari per affrontare le sfide legate alla salute e al benessere della società. 

A seguire la prima sessione dei lavori introdotta da Michele Corradino, presidente di Sezione del Consiglio di Stato, sul rapporto tra il diritto alla salute e i vincoli di bilancio, su come questi ultimi non possano rappresentare una giustificazione per una eventuale negazione di un diritto fondamentale. 

Un momento dell'intervento del prof. Carlo Colloca

Un momento dell'intervento del prof. Carlo Colloca. Al suo fianco le docenti Ida Nicotra e Francesca Longo

Verso un approccio One Health e l’ostacolo della burocrazia

Un approccio One Health, ovvero il riconoscimento di una interconnessione tra la salute umana, animale e ambientale è quanto auspicato dalla professoressa Margherita Ferrante in riferimento ai processi organizzativi delle strutture ospedaliere. Un vero e proprio cambio di paradigma quello avanzato dalla delegata del rettore alla Terza missione d'ateneo.

Nel suo intervento, così come sostenuto anche da Laura Maccarrone, la prof.ssa Margherita Ferrante ha spostato il focus sulla dimensione globale della sanità evidenziando come il più grande ostacolo sia diventato il coordinamento tra politica e scienza, considerando l’interesse della prima nel rispondere all’urgenza del presente, mentre la seconda richiede una programmazione di lungo periodo.

La docente Gea Oliveri Conti, associato di Igiene generale e applicata al Dipartimento "Ingrassia" dell'ateneo catanese, nel suo intervento, ha sottolineato come l’approccio one health stia modificando radicalmente la professione medica.

«Il medico moderno non può più ignorare l’ambiente», ha detto la docente, aggiungendo che «il riscaldamento globale e l’inquinamento da plastica incidono radicalmente sulla mortalità e sulla vulnerabilità dell’individuo».

Se l'idea di One Health affascina come visione del futuro, occorre però renderla realizzabile nella realtà, per mezzo della cosiddetta “messa a terra” come ha sottolineato la professoressa Elisa D'Alterio, ordinario di Diritto amministrativo al Dipartimento di Giurisprudenza dell'ateneo catanese. «Oggi il nostro sistema sanitario è una struttura strabordante di carte e piani – ha aggiunto -. Il problema non è la mancanza di idee, ma l'eccesso di burocrazia. In sostanza la vera sfida non è creare nuove idee e progetti ma renderli tangibili. Solo così i piani usciranno dai cassetti e diventeranno servizi reali per noi e per chi verrà dopo». 

Parallelamente alla questione burocratica è emerso il tema dei piani di rientro, analizzati dalla professoressa Sabrina Tranquilli, associato di Diritto amministrativo all'Università di Napoli “Parthenope”, la quale trova in essi ancora diverse criticità. «Ciò che prevale è spesso la scelta di un approccio prudente, rivolto verso scelte di budget che diventano un limite rispetto alla possibile espansione dei servizi», ha spiegato. 

Un momento dell'intervento della prof.ssa Margherita Ferrante

Un momento dell'intervento della prof.ssa Margherita Ferrante

L’utilizzo della IA: tra efficienza e rischio

Nonostante la difficoltà legata alle risorse umane ed economiche, la dottoressa Tamara Civello, direttore amministrativo dell’Asp di Catania, ha delineato una rotta ben precisa: con l’ausilio dell’intelligenza artificiale e una programmazione basata sui dati, è possibile trovare un modo per rendere il sistema più sostenibile. 

Si è infatti discusso come strumenti quali l’Intelligenza Artificiale o la telemedicina se da un lato possono offrire servizi efficienti, dall’altro pongono rischi significativi. «L’uso della IA potrebbe portare alla nascita di nuove discriminazioni che potrebbero essere evitate solo nello scenario in cui lo Stato fornisca benefici tecnologici in modo equo sul territorio», ha detto la dott.ssa Civello. 

Al tempo stesso ha sottolineato, nel suo intervento, come «l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nei concorsi possa garantire la massima imparzialità e, inoltre, nella gestione delle liste d’attesa può consentire di filtrare le prenotazioni, insomma dei veri e propri modelli predittivi capaci di ottimizzare i percorsi di cure». 

Sulla stessa linea la docente Margherita Ferrante e il direttore sanitario dell'Asp di Catania Gianfranco Di Fede che hanno sottolineato come «questa innovazione sia un potente strumento che, per un uso consapevole, richiede la formazione dei cittadini, ma anche applicazioni concrete per automatizzare i processi burocratici e ottimizzare i processi diagnostici oltre ad una comunicazione strategica che necessita di un linguaggio “semplice”  privo di tecnicismi». 

Entrambi i relatori hanno anche rimarcato come «una comunicazione trasparente e solida in questo contesto rappresenti l’unico strumento valido per generare fiducia di fronte a rischi complessi».

A seguire il professore Vincenzo Antonelli, ordinario di Diritto amministrativo e pubblico al Dipartimento di Scienze politiche e sociali dell'ateneo catanese ha spostato il focus sulla frammentazione del quadro italiano e ha chiarito come «le disuguaglianze non si limitino al divario Nord-Sud, ma piuttosto si manifestano all’interno di ogni regione e talvolta all’interno di una stessa città». 

Il prof. Antonelli ha ripercorso l’evoluzione dell’obiettivo del SSN dal 1978 al 2004 e ha affermato come i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), pensati per garantire uniformità di diritti ai cittadini, non stiano funzionando come previsto. «Si tratta quindi di una crisi non solo finanziaria, ma anche di gestione e commissione delle risorse», ha aggiunto.

L’evento è stato concluso dal professore Antonio Barone, ordinario di Diritto amministrativo al Dipartimento di Economia e Impresa dell'Università di Catania, il quale ha sottolineato come «la tutela della salute sia un terreno di comune accordo che richiede a giuristi e scienziati di unire le forze». «L'obiettivo – ha aggiunto in chiusura di intervento - è quello di superare gli errori passati attraverso una gestione più attenta e con il supporto dell’AI».

Il tavolo dei relatori

Il tavolo dei relatori

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