A 110 anni dalla nascita e 40 dalla morte, Unict rende omaggio al grande storico dell’antichità con un Premio dedicato alla ricerca nelle Scienze dell’Antichità
Ci sono studiosi che raccontano la storia e studiosi che, attraverso la storia, insegnano a interrogare il presente. Santo Mazzarino appartiene senza dubbio alla seconda categoria. La sua lezione, nata nel cuore della cultura classica e sviluppatasi attraverso lo studio della Grecia e di Roma, ha superato i confini della storiografia tradizionale per trasformare il passato in uno strumento di comprensione critica della società, delle sue trasformazioni e delle sue crisi.
Nato a Catania il 27 gennaio 1916, Mazzarino ha manifestato fin da giovanissimo una straordinaria familiarità con il mondo antico. Ancora bambino si confrontava con i poemi omerici in greco antico e a soli sedici anni si iscrisse alla Facoltà di Lettere dell’Università di Catania.
Un percorso precoce e insieme rigoroso, che lo portò alla laurea nel 1936, con lode e diritto di stampa, discutendo una tesi sulla storia romana dell’età di Stilicone, relatore Luigi Pareti. Quello studio, già riconosciuto nello stesso anno con il Premio Cantoni dell’Università di Firenze, sarebbe confluito pochi anni dopo nel volume Stilicone. La crisi imperiale dopo Teodosio, segnando l’avvio di una ricerca destinata a lasciare un’impronta profonda negli studi sull’antichità.
La formazione catanese è stata seguita da un’esperienza internazionale decisiva. Grazie a una borsa di studio, Mazzarino è approdato all’Università di Monaco di Baviera, dove ha approfondito la storia antica sotto la guida di studiosi di primo piano come Walter Otto e Rudolf Pfeiffer. Da quella formazione ha ricavato non soltanto una straordinaria padronanza delle fonti e degli strumenti della ricerca filologica, ma anche quella particolare capacità di mettere in relazione il dettaglio documentario con le grandi questioni storiche che caratterizza tutta la sua opera.
Professore prima all’Università di Catania e successivamente alla Sapienza Università di Roma, dove ha ricoperto la cattedra di Storia romana, Mazzarino è diventato una delle figure più autorevoli della storiografia italiana del Novecento e fu socio nazionale dell’Accademia Nazionale dei Lincei. Ma la sua eredità non si misura soltanto attraverso i libri e gli incarichi accademici. È anche nella lunga catena di studiosi che da lui hanno appreso un metodo, una sensibilità e un modo di intendere la ricerca. Tra i suoi allievi figurano infatti studiosi destinati a diventare protagonisti della cultura storica italiana, come Giuseppe Giarrizzo, Mario Mazza, Andrea Giardina, Elio Lo Cascio, Maria Adele Cavallaro e Augusto Fraschetti.
È soprattutto nel rapporto con il mondo antico che emerge l'originalità della sua prospettiva. Mazzarino non considera la storia come una semplice successione di eventi da ordinare cronologicamente, ma come uno spazio attraversato da tensioni politiche, sociali, economiche, culturali e ideologiche.
Il passato, nella sua interpretazione, non è dunque immobile né definitivamente concluso: è un campo di forze nel quale è possibile riconoscere i processi attraverso cui le civiltà cambiano, entrano in crisi e si trasformano.
È una prospettiva particolarmente evidente nei suoi studi sulla tarda antichità e sulla crisi dell’Impero romano. In opere come Stilicone, Aspetti sociali del IV secolo, Storia sociale del Vescovo Ambrogio, Antico, tardoantico ed era costantiniana e soprattutto La fine del mondo antico, la crisi non viene interpretata semplicemente come sinonimo di decadenza o di crollo.
Al contrario, diventa un momento nel quale si manifestano nuove forze, nuovi equilibri e nuove forme culturali. La trasformazione dell’Impero è così letta come un processo complesso, nel quale si ridefiniscono i rapporti tra potere, società, religione ed élite.

Santo Mazzarino (foto generata con AI)
La stessa ampiezza di sguardo attraversa i suoi studi sulla grecità, sulla Roma arcaica e imperiale e sui rapporti tra Oriente e Occidente. In Fra Oriente e Occidente, ad esempio, l’attenzione alle diverse koinài regionali consente di cogliere la circolazione e l’incontro di modelli culturali all’interno del mondo romano. Lingue, istituzioni, identità locali e potere centrale diventano così elementi di un processo storico nel quale le culture non vivono isolate, ma si confrontano e si trasformano reciprocamente.
Ma il contributo più originale di Mazzarino riguarda forse proprio il modo di interrogare la storia. Il suo interesse non si limita infatti agli avvenimenti: riguarda anche gli strumenti attraverso i quali gli uomini hanno cercato di raccontarli e interpretarli.
È questo il terreno de Il pensiero storico classico, la sua opera maggiore, ancora oggi punto di riferimento fondamentale per comprendere non soltanto la storiografia antica, ma il rapporto stesso tra storia, interpretazione e coscienza storica.
In questa prospettiva, il confine tra storia e storiografia diventa particolarmente importante. Studiare gli storici antichi significa anche comprendere il modo nel quale una determinata epoca ha costruito la propria rappresentazione del passato.
E proprio qui si trova una delle eredità più attuali di Mazzarino: la storia non è soltanto ciò che è accaduto, ma anche il modo in cui scegliamo di interrogarci su ciò che è accaduto.
La sua originalità emerge anche nel confronto con le grandi correnti della storiografia del Novecento. Come è stato sottolineato nel corso degli incontri dedicati alla sua figura, lo storicismo mazzariniano non coincide con quello di matrice hegeliana e crociana, ma si alimenta del rapporto tra l’attenzione rigorosa al particolare e le grandi sintesi interpretative.
Una prospettiva che rende la sua ricerca capace di attraversare discipline e approcci differenti, avvicinando storia antica, filosofia della storia e riflessione sulla società.
È proprio questa capacità di unire rigore filologico e respiro interpretativo a rendere ancora viva la sua lezione. E non è un caso che, a distanza di decenni dalla sua scomparsa, il dibattito sulla sua opera continui a interrogare gli studiosi.
Il volume La lezione di un maestro. Scritti su Santo Mazzarino di Mario Mazza, suo allievo e accademico dei Lincei, ha recentemente contribuito a riportare al centro dell’attenzione la figura dello storico catanese, attraverso sette saggi dedicati al suo pensiero, al suo metodo e alla sua eredità scientifica (vai all’articolo dedicato).
La testimonianza di Mazza restituisce così l’immagine di un maestro la cui influenza non si è esaurita nelle aule universitarie.
Una lezione scientifica, ma anche un modo di concepire il mestiere dello storico: non accontentarsi di ciò che appare, cercare le connessioni, mettere in discussione le interpretazioni consolidate e fare del passato uno strumento per comprendere il presente.
È in questo dialogo tra memoria e ricerca che si colloca oggi il Premio dedicato a Santo Mazzarino.
Proprio il legame tra Santo Mazzarino e l’ateneo catanese vive anche in uno dei luoghi simbolo della comunità umanistica: l’aula magna del Monastero dei Benedettini, oggi sede del Dipartimento di Scienze umanistiche, intitolata allo storico su richiesta del suo allievo Giuseppe Giarrizzo. Una scelta che restituisce plasticamente il rapporto tra maestro e allievo e che ancora oggi lega il nome di Mazzarino al luogo nel quale si raccoglie l’eredità degli studi umanistici dell’Università di Catania.

L'aula magna "Santo Mazzarino" del Monastero dei Benedettini
Il Premio Santo Mazzarino
A 110 anni dalla nascita e 40 dalla morte di Santo Mazzarino, il Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università di Catania, insieme con il Parco Archeologico e Paesaggistico di Catania e della Valle dell’Aci, al Corso di Alta Formazione in Diritto Romano della Facoltà di Giurisprudenza della Sapienza Università di Roma e alla Oxford University, promuove il Premio Santo Mazzarino, con il patrocinio del Ministero dell’Università e della Ricerca e del Ministero dell’Istruzione e del Merito.
L’iniziativa nasce con l’obiettivo di mantenere viva la memoria dello studioso catanese e, al tempo stesso, valorizzare la ricerca scientifica contemporanea nell’ampia dimensione delle Scienze dell’Antichità, in ideale continuità con l’apertura interdisciplinare che caratterizzò l’opera di Mazzarino.
Al Premio possono partecipare studiosi italiani e stranieri che abbiano pubblicato un saggio monografico di carattere scientifico dedicato a tematiche relative alle Scienze dell’Antichità. L’opera deve essere stata pubblicata nel quinquennio precedente la data di chiusura del bando e deve essere dotata di ISBN. È possibile concorrere con una sola opera, redatta in una delle principali lingue europee: italiano, francese, inglese, tedesco o spagnolo.
Le opere dovranno essere inviate alla giuria, presieduta dal professor Andrea Giardina, accademico dei Lincei e docente della Scuola Normale Superiore di Pisa, entro il 30 settembre 2026, in formato cartaceo e digitale.
La valutazione terrà conto di tre criteri: originalità, impatto scientifico e stile. In caso di ex-aequo, la decisione finale spetterà al presidente della giuria.
Il vincitore sarà informato direttamente e il suo nome sarà pubblicato sui siti istituzionali del Dipartimento di Scienze Umanistiche e degli altri enti coinvolti, oltre a essere diffuso attraverso gli organi di stampa e i social media. La cerimonia di premiazione si svolgerà nel mese di novembre, nell’Aula Magna “Santo Mazzarino” del Monastero dei Benedettini, sede del Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università di Catania.
Al vincitore saranno consegnati una medaglia e un diploma. La partecipazione è libera e gratuita. Il bando può essere scaricato attraverso i canali istituzionali oppure richiesto alla Segreteria del Premio all’indirizzo premiomazzarino@unict.it.