Scholars at War in the Near East

Al Disum si è tenuto l’evento di chiusura del Prin 2022 coordinato da Stefano Rapisarda e Marco Moriggi. Il progetto ha coinvolto gli atenei di Cagliari, Catania e Perugia Stranieri e del Cnr IrCres Roma-Torino 

Laura Beninato, Matteo Catena e Martina Giuffrida

Almeno sin dalla spedizione napoleonica in Egitto (1798-1801), il Vicino Oriente costituisce l’oggetto di studio di una pluralità di discipline orientalistiche, dall’archeologia alla filologia, dalla storia delle religioni all’antropologia, sviluppatesi tra amministrazione governative, prestigiosi atenei e antiche accademie europee e nordamericane.

In tutte le sue molteplici declinazioni, l’orientalistica è stata spesso innervata da interessi geo-politici ben precisi, quando non apertamente asservita a logiche di ampliamento di influenze culturali e creazione di sfere di potenziale azione strategica.

Nei giorni scorsi il Dipartimento di Scienze Umanistiche ha ospitato un gruppo di studiosi di riconosciuto prestigio internazionale che ne ha discusso nell’ambito del colloquio Scholars at War in the Near East.

L’incontro è stato organizzato da Marco Moriggi, associato di Filologia Semitica presso il Disum, sotto gli auspici del “Centro Interuniversitario di Ricerca – Filologia, Politica, Storia, Società” presieduto da Stefano Rapisarda, ordinario di Filologia Romanza presso lo stesso Dipartimento.

Il colloquio costituisce l’evento di chiusura del Prin 2022 “Scholars at War Digital Library”, coordinato da Stefano Rapisarda, insieme con i referenti degli atenei di Cagliari e di Perugia Stranieri e del Consiglio Nazionale delle Ricerche-IrCres Roma-Torino.

In foto un gruppo di studiosi in visita alle Biblioteche riunite Civica e A. Ursino Recupero insieme con la direttrice Rita Angela Carbonaro

In foto un gruppo di studiosi in visita alle Biblioteche riunite Civica e A. Ursino Recupero insieme con la direttrice Rita Angela Carbonaro

«Il progetto "Scholars at War Digital Library: an Innovative Environment for Advanced Documents Management" – spiega il prof. Stefano Rapisarda - mira a offrire alla società della conoscenza un nuovo archivio di fonti primarie che colleghino conoscenza e politica, come autobiografie, memorie, scritti politici, corrispondenze di accademici europei, in particolare filologi e linguisti, prodotte tra gli estremi cronologici della guerra franco-prussiana (1870) e la caduta del Muro di Berlino (1989)».

«Il nostro gruppo – aggiunge - è unito dall'intento di studiare la filologia e la linguistica non solo come corpora di conoscenze in sé, ma anche come scienze prodotte in determinati contesti storici al servizio delle politiche degli Stati-Nazione, e spesso mosse da intenzioni ideologiche, non dichiarate apertamente, che vanno messe in risalto per un'adeguata interpretazione del rapporto tra scienza e potere».

Nel corso dei lavori – con l’intervento del prof. Giacomo Loi dell’University of Haifa - si è posta attenzione al rapporto intrinseco tra archeologia, politica e identità culturale in Israele ben incarnato nella figura di Yigal Yadin, archeologo e soldato sulle tracce dei leggendari condottieri delle rivolte giudaiche anti-romane.

In foto il prof. Stefan R. Hauser

In foto il prof. Stefan R. Hauser

Il prof. Stefan R. Hauser della Universitat Konstanz ha messo in risalto, inoltre, quanto l'archeologia mesopotamica sia stata strumentalizzata per scopi nazionalistici e ideologici come dimostrano il tentativo di sollevare militarmente i beduini iraqeni Shammar in chiave anti-inglese da parte degli archeologi tedeschi tra le due guerre mondiali.

Sull'uso del patrimonio archeologico iracheno per la costruzione dell’ideologia dello stato di Saddam Hussein nel secondo dopoguerra si è soffermata la prof.ssa Ilaria Bucci della University of Durham.

Sono stati esplorati – grazie al prof. Riccardo Contini dell’Università Napoli “Orientale” e accademico dei Lincei - i lati oscuri di questo intreccio con l’esempio di studiosi coinvolti nel saccheggio di biblioteche ebraiche durante la Seconda Guerra Mondiale, in particolare quella del ghetto di Roma raccontata da Giacomo De Benedetti in 16 ottobre 1943.

Sono stati portati esempi di coinvolgimento di illustri figure del passato, ad esempio Dante Alighieri, in dibattiti scientifici volti alla promozione di specifiche narrazioni politiche e ideologiche, come il Dante Adriacus e l’attuale “costruzione” di un Dante ispirato dalla filosofia islamica grazie all’intervento del prof. Alessandro Scafi della Warburg Institute of London.

«Lungi dal rimanere scrigno inerte di testimonianze inestimabili del passato, le civiltà del Vicino Oriente erano e restano terreno di battaglia per il potere politico, che guarda al loro studio come propellente efficace per promuovere le proprie finalità strategiche», ha concluso il prof. Marco Moriggi.

In foto il prof. Riccardo Contini

In foto il prof. Riccardo Contini

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