Dagli standard internazionali che garantiscono l'affidabilità delle prove alle nuove tecnologie per riconoscere i deepfake: a Ifoss 2026 Didier Meuwly e Luisa Verdoliva raccontano come sta cambiando la Digital Forensics
Affidabilità delle prove, standard internazionali, Intelligenza Artificiale e contrasto ai deepfake: sono queste alcune delle grandi sfide che stanno ridefinendo il futuro della scienza forense. Temi al centro della quinta edizione di IFOSS – International Forensics Summer School, l'appuntamento internazionale che si è tenuto nei giorni scorsi nei locali dell'Hotel Baia Samuele a Scicli e dedicato alla formazione e al confronto tra ricercatori, professionisti, forze dell'ordine e industria sulle più recenti evoluzioni della Digital Forensics.
A dirigere la Summer School i professori Sebastiano Battiato dell'Università di Catania, Donatella Curtotti dell'Università di Foggia e Giovanni Ziccardi dell'Università di Milano.
In questo contesto si inseriscono gli interventi di due protagonisti della ricerca internazionale: Didier Meuwly, Chief Scientist del Netherlands Forensic Institute, che ha approfondito il valore di un metodo investigativo rigoroso e condiviso a livello globale, e Luisa Verdoliva, docente dell'Università di Napoli Federico II e tra le massime esperte di media forensics, che ha analizzato l'impatto dell'Intelligenza Artificiale generativa e le nuove strategie per individuare contenuti sintetici sempre più realistici.
Due prospettive complementari che raccontano come la Digital Forensics stia evolvendo per garantire l'affidabilità delle prove e tutelare la verità nell'era dell'AI.

Staff e partecipanti a Ifoss 2026
Didier Meuwly: "La qualità del processo forense è ciò che rende affidabile la giustizia"
Dalla raccolta delle prove alla loro interpretazione, fino agli standard internazionali che guideranno la scienza forense del futuro: Didier Meuwly spiega perché ogni fase del processo investigativo deve essere rigorosa, trasparente e condivisa a livello globale.
Quali sono i passaggi fondamentali del processo forense, dalla raccolta delle evidenze fino alla loro analisi, interpretazione e comunicazione dei risultati? Perché ciascuna fase è così importante?
Il processo forense segue un percorso ben definito, oggi codificato anche dagli standard internazionali: si parte dalla raccolta delle evidenze, si procede con l'analisi, quindi con l'interpretazione dei risultati e, infine, con la loro comunicazione. Ogni fase è essenziale perché costituisce un anello della stessa catena. Se uno di questi passaggi presenta criticità, l'affidabilità dell'intero processo viene compromessa.
La raccolta deve garantire la corretta conservazione della catena di custodia; l'analisi deve essere svolta con metodologie validate e sottoposte a rigorosi controlli di qualità. L'interpretazione rappresenta probabilmente l'aspetto più delicato: lo scienziato forense non stabilisce la colpevolezza o l'innocenza di una persona, ma risponde a quesiti scientifici, valutando il significato delle tracce nel loro contesto. Infine, il rapporto conclusivo deve tradurre risultati complessi in un linguaggio chiaro e comprensibile anche per magistrati e operatori del diritto.
Come si è evoluta la scienza forense e quali metodologie sono oggi indispensabili per garantire un approccio rigoroso?
La disciplina è cambiata profondamente. Nella prima metà del Novecento molte pratiche erano ancora basate sull'esperienza più che su solide evidenze scientifiche. Dopo la Seconda guerra mondiale si è assistito a un enorme sviluppo delle metodologie analitiche, grazie al contributo di discipline come chimica e fisica.
Negli anni Novanta la rivoluzione del DNA ha cambiato radicalmente il modo di interpretare le prove, introducendo modelli probabilistici molto più robusti. Oggi stiamo vivendo una nuova trasformazione: la criminalità si sposta sempre più nell'ambiente digitale e la Digital Forensics sta assumendo un ruolo centrale. Questo richiede nuovi strumenti, nuove competenze e un continuo aggiornamento delle metodologie investigative.
Quale contributo offrono iniziative internazionali come la European Forensic Science 2030 Agenda e lo standard ISO/IEC 21043?
La scienza forense è una comunità relativamente piccola e la collaborazione internazionale è fondamentale. L'Agenda Europea 2030 nasce proprio con l'obiettivo di coordinare gli sforzi di ricerca, evitare duplicazioni e concentrare le risorse sulle sfide più rilevanti per il futuro della giustizia.
Lo standard ISO/IEC 21043, invece, punta ad armonizzare procedure, terminologie e requisiti di qualità a livello internazionale. In un contesto in cui il crimine organizzato è sempre più transnazionale, poter contare su laboratori che adottano gli stessi criteri operativi significa aumentare l'affidabilità delle prove e facilitare la cooperazione tra i diversi sistemi giudiziari.

In foto Didier Meuwly durante una "lectio" a Ifoss 2026
Luisa Verdoliva: "Per riconoscere i deepfake dobbiamo imparare a leggere ciò che l'occhio non vede"
L'Intelligenza Artificiale rende sempre più semplice creare immagini e video perfettamente realistici. Per contrastare la diffusione dei contenuti sintetici serviranno strumenti capaci di individuare le tracce invisibili lasciate dai modelli generativi.
In che modo i recenti progressi dell'Intelligenza Artificiale generativa stanno trasformando la creazione dei contenuti multimediali e quali nuove sfide pongono alla Digital Forensics?
Negli ultimi anni la generazione di immagini, video e audio sintetici è diventata estremamente semplice, veloce e accessibile. Oggi chiunque può creare contenuti altamente realistici utilizzando strumenti basati sull'Intelligenza Artificiale, con un livello qualitativo impensabile fino a poco tempo fa.
Questo rappresenta una sfida enorme per la Digital Forensics. In passato era spesso possibile riconoscere un deepfake osservando imperfezioni visibili, come anomalie nei volti, nelle ombre o nella prospettiva. Oggi questi difetti stanno progressivamente scomparendo. Per questo motivo la ricerca si sta concentrando sull'identificazione delle cosiddette "tracce invisibili": segnali lasciati dai modelli generativi durante la creazione del contenuto e non percepibili dall'occhio umano.
Con l'aumento del realismo dei contenuti sintetici, quali strumenti potranno distinguere quelli autentici da quelli artificiali?
La risposta passa inevitabilmente attraverso l'Intelligenza Artificiale. Servono sistemi di rilevamento addestrati su grandi quantità di dati e capaci di riconoscere le caratteristiche specifiche dei diversi modelli generativi. È fondamentale costruire dataset quanto più completi possibile, includendo contenuti prodotti da molte tecnologie differenti.
Un'altra direzione molto promettente riguarda l'analisi dell'identità delle persone rappresentate nei contenuti. Attraverso tecniche biometriche è possibile verificare se un volto sintetico riproduce realmente le caratteristiche della persona che dovrebbe rappresentare, rendendo questi sistemi più robusti anche rispetto ai tentativi di elusione.
Infine, stanno acquisendo sempre maggiore importanza gli approcci che imparano esclusivamente dai dati autentici, individuando le manipolazioni come anomalie rispetto al comportamento naturale delle immagini e dei video. È una strada molto promettente per affrontare una tecnologia che evolve con estrema rapidità.

In foto Luisa Verdoliva durante una "lectio" a Ifoss 2026