Scoperta nel Mar Ionio una faglia “invisibile”: può generare terremoti di magnitudo 6

Lo studio, pubblicato su Tectonics e coordinato da un team internazionale con il contributo di Unict, ricostruisce la geometria, cinematica e storia recente della Faglia Nord Alfeo al largo della costa catanese

Giovanni Barreca e Alfio Russo

A oltre 1.500 metri sotto la superficie del Mar Ionio, davanti alla costa di Catania, esiste una frattura della crosta terrestre lunga circa 80 chilometri che per decenni è rimasta nascosta agli occhi dell’uomo. Oggi, grazie a robot sottomarini e tecnologie capaci di “leggere” il fondale con precisione metrica, gli scienziati hanno ricostruito il volto e la storia della Faglia Nord Alfeo: una struttura geologica ancora attiva, in grado di accumulare energia e potenzialmente generare terremoti superiori alla magnitudo 6.

La scoperta emerge da uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Tectonics dal titolo Fine‐Scale Structure and Kinematics of an Active Submarine Strike‐Slip Fault From Micro‐Bathymetric Mapping and Analog Modeling: The North Alfeo Fault Offshore Catania (Eastern Sicily)coordinato da ricercatori francesi e italiani, tra cui il professor Giovanni Barreca del Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali dell'Università di Catania. 

Per la prima volta, grazie all'impiego di robot sottomarini e sofisticati sistemi acustici, è stato possibile osservare il fondale marino con una risoluzione di appena un metro, ottenendo una vera e propria "radiografia" tridimensionale della faglia e delle sue deformazioni più recenti.

Il segmento della Faglia di Nord Alfeo mappata ad altissima precisione al largo di Catania

Il segmento della Faglia di Nord Alfeo mappata ad altissima precisione al largo di Catania

Le immagini raccolte mostrano che la Faglia Nord Alfeo è una faglia trascorrente destra, cioè caratterizzata da uno scorrimento laterale dei blocchi rocciosi, un comportamento molto simile a quello della famosa Faglia di San Andreas, in California. 

Per comprendere meglio il funzionamento di questo sistema tettonico, i ricercatori hanno affiancato alle osservazioni sul campo una serie di esperimenti di laboratorio. Utilizzando strati di sabbia in grado di simulare il comportamento delle rocce e dei sedimenti marini, sono riusciti a riprodurre le stesse strutture osservate sul fondale. I modelli hanno confermato non solo il senso di movimento della faglia, ma anche i meccanismi che ne controllano l'evoluzione nel tempo. 

Esperimento a scatole di sabbia per riprodurre la struttura e cinematica della Faglia Nord Alfeo

Esperimento a scatole di sabbia per riprodurre la struttura e cinematica della Faglia Nord Alfeo

Un paesaggio sottomarino modellato dai terremoti

Le mappe ad alta risoluzione acquisite restituiscono l’immagine di un fondale marino solcato da importanti fratture e scarpate sottomarine. Lungo il tratto della faglia investigato (circa 15 chilometri) compaiono inoltre rilievi e depressioni allungate e una sorprendente piattaforma triangolare alta fino a cento metri rispetto alle zone circostanti. Questa struttura si trova in corrispondenza di una brusca deviazione del tracciato della faglia e rappresenta una delle evidenze più spettacolari della deformazione in corso. Accanto ad essa sono state individuate numerose faglie secondarie e tracce di frane sottomarine, ulteriori indizi di un sistema ancora geologicamente attivo.

I ricercatori hanno individuato anche numerose faglie secondarie e tracce di frane sottomarine, tutte compatibili con un sistema tettonico ancora attivo. 

Uno degli aspetti più interessanti della ricerca riguarda la possibilità di misurare quanto si sia mossa la faglia negli ultimi millenni e anche la possibilità di ricostruire la storia recente della faglia.

Grazie a carotaggi in mare, nei sedimenti marini è stato identificato uno spesso livello di lapilli prodotto dalla gigantesca eruzione dell' Ellittico, avvenuta circa 16.700 anni fa. Questo strato vulcanico costituisce un perfetto riferimento cronologico, una sorta di "orologio geologico" naturale. Analizzando come esso sia stato deformato e dislocato dalle faglie, gli scienziati hanno misurato spostamenti verticali compresi tra 3 e 6 metri, dimostrando che la struttura è rimasta attiva anche in tempi geologicamente recenti.

Cosa significa per la Sicilia orientale

Sulla base delle dimensioni della faglia e degli spostamenti osservati, gli autori stimano che alcuni segmenti della Nord Alfeo possano produrre terremoti dell'ordine di magnitudo 6-6.3.

Si tratta di un dato particolarmente significativo per una delle regioni a più elevato rischio sismico del Mediterraneo. La Sicilia orientale e la Calabria meridionale sono state infatti teatro di alcuni dei terremoti più devastanti della storia europea, come il catastrofico terremoto del 1693 e quello di Messina del 1908, che insieme causarono decine di migliaia di vittime.

Secondo gli autori, la Faglia Nord Alfeo rappresenta probabilmente l'espressione superficiale di un processo geodinamico molto più profondo: una lacerazione laterale della placca Ionica in subduzione sotto la Calabria. Comprendere come si muove questa struttura significa migliorare le valutazioni del rischio sismico ma anche gettare nuova luce sui meccanismi che governano l'evoluzione geologica della Sicilia e la stessa origine dell'Etna. 

Grazie a robot sottomarini, immagini ad altissima risoluzione e modelli sperimentali, gli scienziati hanno così portato alla luce una faglia invisibile agli occhi, ma fondamentale per capire il futuro sismico del territorio della Sicilia orientale. 

Secondo gli Autori, la Faglia Nord Alfeo appartiene a una categoria di strutture geologiche rare e particolarmente importanti: le cosiddette STEP fault (Subduction-Transform Edge Propagator), faglie che si sviluppano ai margini delle zone di subduzione. Un contesto geodinamico per certi aspetti simile è presente nell'area caraibica, recentemente colpita dal disastroso doppio terremoto del 24 giugno 2026 in Venezuela (magnitudo 7.2 e 7.5 rispettivamente) che ha provocato migliaia di vittime.  

A generare gli eventi sismici è stato un movimento di circa 3.5 metri avvenuto lungo il sistema di faglie di San Sebastián. Questo sistema, seppur con dimensioni diverse, ha caratteristiche di movimento del tutto simili al sistema di Faglie di Nord Alfeo ed anch’esso si è sviluppato al margine di un sistema di subduzione caratterizzato qui dalla subduzione della placca sudamericana sotto quella caraibica (Fig.3).

Grazie a robot sottomarini, immagini ad altissima definizione e modelli sperimentali, gli scienziati hanno quindi portato alla luce una struttura invisibile agli occhi, ma fondamentale per comprendere meglio il rischio sismico della Sicilia orientale.

Confronto tra il sistema di subduzione caraibico in America latina e quello Ionico in Sicilia. Le linee in rosso rappresentano faglie di margine di subduzione

Confronto tra il sistema di subduzione caraibico in America latina e quello Ionico in Sicilia. Le linee in rosso rappresentano faglie di margine di subduzione

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