Senza dimora a Catania: cala la strada, cresce la rete dei servizi

Presentati i risultati della Conta europea 2025 del progetto EHC: la città etnea si conferma un contesto a prevalenza di presenze su strada, ma l'ampliamento dei servizi riorganizza la mappa dell'esclusione abitativa

Alfio Russo

A Catania la Conta europea delle persone senza dimora - European Homelessness Count (EHC) - del 2025 restituisce un numero complessivo di persone censite sostanzialmente stabile rispetto all'anno precedente: 139 casi nel 2025 a fronte dei 149 rilevati nel 2024. 

Ciò che cambia in modo significativo è la distribuzione tra le varie categorie della classificazione ETHOS Light. 

Le persone appartenenti alla categoria ETHOS 1 (senza tetto che dormono in strada o in luoghi pubblici) scendono da 102 a 81, passando dal 68,5% al 58,3% del totale. Contestualmente, si registra un incremento nella rilevazione condotta nei servizi di accoglienza e nelle strutture temporanee (ETHOS 2 ed ETHOS 3), che passano complessivamente da 47 a 58 casi

Questo spostamento non indica una reale contrazione del fenomeno, ma deriva da una correzione e rifinitura metodologica

Nel 2025, la rete di rilevazione all'interno dei servizi (ETHOS 2 per l'emergenza ed ETHOS 3 per l'accoglienza temporanea) è stata notevolmente ampliata e strutturata, includendo anche strutture esterne al territorio comunale che accolgono persone provenienti da Catania. 

Le 26 squadre di rilevazione in strada hanno operato nel 2025 su 22 zone concentrate nel centro cittadino e in 2 aree perimetrali ad alto interesse (l'aeroporto e quattro presidi ospedalieri). 

Questa combinazione ha consentito di far emergere componenti meno visibili del fenomeno, pur confermando una marcata presenza su strada e la costante carenza di alloggi temporanei sul territorio. 

Alla rilevazione 2025 a Catania hanno preso parte complessivamente 102 persone, tra cui 92 volontari e 10 referenti dei centri di smistamento. Oltre il 76% dei volontari apparteneva già ad associazioni territoriali, mentre circa il 23% ha partecipato a titolo individuale.

I dati della European Homelessness Count (EHC) sono stati illustrati stamattina nell’aula magna del Palazzo Pedagaggi del Dipartimento di Scienze politiche e sociali. A coordinare la conferenza è stata la prof.ssa Teresa Consoli, docente dell’ateneo catanese e referente del progetto per l’Italia.

Un momento della conferenza

Un momento della conferenza

Il profilo delle persone senza dimora a Catania

Per quanto riguarda il profilo sociodemografico della popolazione intercettata a Catania, tra le due edizioni la componente maschile è scesa dall'88,4% all'80,0%, mentre la percentuale di persone extracomunitarie è passata dal 64,7% del 2024 al 47,1% del 2025. 

Si consolida il dato sulla cronicità, con il 30,0% degli intervistati in condizione di homelessness da oltre 5 anni, unitamente a un incremento della presenza giovanile. Tra le principali cause scatenanti figurano difficoltà finanziarie, problemi familiari, percorsi di migrazione internazionale, problemi di salute o dipendenze e la perdita dell'alloggio. 

Il panorama italiano e la cornice europea (EHC 2025)

L'iniziativa si inserisce nella European Homelessness Count, coordinata per l'Italia dalla prof.ssa Teresa Consoli. Il progetto nasce per sviluppare una metodologia comune basata sullo standard ETHOS Light, permettendo di misurare e confrontare le diverse forme di esclusione abitativa (senza tetto in ETHOS 1, strutture d'emergenza in ETHOS 2 e alloggi temporanei in ETHOS 3) con l'obiettivo di orientare e rafforzare le politiche pubbliche. 

Dopo la prima edizione del 2024 (che ha coinvolto 15 città in 10 Stati membri), nel 2025 l'EHC si è estesa a 35 città distribuite in 21 Stati membri dell'Unione Europea — con dimensioni variabili da realtà minori come Esch-sur-Alzette (38 mila abitanti) fino a grandi metropoli quali Dublino (1,55 milioni) e Barcellona (1,73 milioni). 

Confronti tra le città coinvolte

Le città coinvolte

In Italia sono state tre le città coinvolte nel 2025, per un totale di 510 persone censite.

A Catania (139 persone totali) con il 58,3% in ETHOS 1 (81 persone), 18,7% in ETHOS 2 (26) e 23,0% in ETHOS 3 (32); a Brescia (215 persone totali) con un quadro relativamente equilibrato, con il 48,8% in ETHOS 1 (105 persone), 27,4% in ETHOS 2 (59) e 23,7% in ETHOS 3 (51); a Padova (156 persone totali) si ha una prevalenza dei sistemi di accoglienza temporanea, con il 57,1% in ETHOS 3 (89 persone), 35,3% in ETHOS 1 (55) e 7,7% in ETHOS 2 (12). 

A livello generale, le tre città italiane presentano una netta prevalenza maschile (80,0% a Catania, 88,7% a Brescia, 83,7% a Padova) e un'importante presenza di cittadini extra-UE (47,1% a Catania, 58,7% a Brescia e 62,2% a Padova). La condizione di cronicità (oltre 5 anni di assenza di dimora) riguarda il 30,0% a Catania, il 29,9% a Brescia e tocca il 52,0% a Padova. 

Il confronto tra le 35 città europee evidenzia due modelli ricorrenti: da un lato contesti con un'elevata concentrazione di persone in strada (ETHOS 1), come Catania (58,3%), Barcellona (59,2%), Bucarest (68,6%) e Sofia (55,1%), legati a una minore offerta di servizi dedicati; dall'altro realtà strutturate prevalentemente sui sistemi di accoglienza temporanea (ETHOS 3), come Dublino (92,5%), Münster (93,8%) e Lione (80,6%). 

In Italia

La situazione in Italia

La rete dei volontari: il motore della rilevazione sul territorio

La condotta sul campo si è basata sul supporto integrato tra enti locali, servizi sociali, enti di ricerca e volontariato. 

A Catania sono state 102 le persone complessivamente impegnate, di cui 92 volontari e 10 referenti dei 5 centri di smistamento allestiti presso 4 enti del Terzo Settore e una moschea. Oltre il 76% dei volontari era già membro di un'associazione territorialmente attiva, mentre circa il 23% ha partecipato a titolo individuale. Le 26 squadre organizzate hanno coperto 22 zone cittadine e 2 aree perimetrali strategiche. 

Brescia: ha visto in campo 71 persone (40 tra volontari e studenti universitari, 22 operatori sociali, 8 capigruppo e 1 coordinatore), appartenenti a 9 organizzazioni (6 del Terzo Settore, 2 associazioni di volontariato e l'Università) suddivise in squadre su 8 quartieri della città. 

A Padova si sono mobilitate 149 persone, tra cui 105 volontari (59 reclutati tra gli studenti del Corso di Laurea Magistrale in Psicologia di comunità dell'Università di Padova e i restanti tramite la Rete per l'inclusione sociale), 30 professionisti esperti e 14 membri dello staff di coordinamento, articolati in 30 squadre operanti su 4 aree cittadine (suddivise in 30 sottoaree). 

I dati

I dati delle singole città

Senza dimora a Catania: un’esclusione abitativa strutturale che chiede risposte di rete e politiche housing led

Dalla Conta europea EHC al nuovo censimento Istat, la referente per l’Italia Teresa Consoli ha tracciato il bilancio del progetto: «A Catania l’esclusione abitativa rimane una costante, con una presenza su strada sopra la media europea. Per superare l’emergenza serve mettere a sistema l’Ateneo, le istituzioni e il Terzo Settore, potenziando le unità di strada e i percorsi di autonomia».

A un anno dalla prima sperimentazione, cosa ci raccontano i dati conclusivi della rilevazione realizzata a Catania, Brescia e Padova sulla dimensione e sulle caratteristiche della homelessness? E quali elementi emergono dal confronto tra le tre città? 

Si tratta della prima rilevazione delle persone senza dimora svolta in modo coordinato in queste tre città italiane: a Catania la prima conta è stata avviata nel 2024, mentre a Padova e Brescia si è trattato di una novità assoluta. È stata un’esperienza pionieristica che ha visto una grande disponibilità da parte delle amministrazioni locali.

Le caratteristiche della homelessness dipendono strettamente dall’offerta e dalla tipologia dei servizi messi in campo dai Comuni, ed è per questo che le tre realtà mostrano profili di persone senza dimora e strutture di accoglienza molto differenti tra loro. Emergeto tuttavia tratti comuni tipici del contesto nazionale nel confronto con l’Europa: la prevalenza di uomini adulti e un’elevata presenza di cittadini stranieri. Il dato evidenzia come l’Italia stenti ancora a offrire percorsi d’accoglienza dignitosi ai giovani migranti e adeguate alternative abitative agli adulti espulsi dal mercato del lavoro, spesso a causa di eventi critici come separazioni, perdita dell’impiego o problemi di salute.

La conta

La Conta e gli Ethos

Nel 2025 Catania ha potuto mettere a frutto l’esperienza della prima Conta, concentrando la rilevazione in 22 delle 39 aree individuate nel 2024. Che cosa ha permesso di capire questo confronto nel tempo e quali eventuali cambiamenti sono emersi nella presenza e nelle caratteristiche delle persone senza dimora? 

Per Catania emerge un elemento ulteriore legato alla metodologia adottata: rispetto al 2024, la rilevazione si è concentrata in modo mirato sul centro cittadino e su specifiche aree perimetrali ad alto interesse. Ciò che i dati evidenziano è un'esclusione abitativa strutturale e stabile. Catania continua infatti a mostrare una percentuale particolarmente elevata di persone che vivono su strada (ETHOS 1), sia nel confronto con le altre città italiane sia nel panorama europeo. Questo dato indica una chiara priorità: è necessario potenziare e strutturare l'offerta dei servizi, garantendo un'adeguata intercettazione su strada, l'accesso a soluzioni di accoglienza temporanea e lo sviluppo di politiche di inserimento abitativo di lungo periodo (housing led).

Uno dei risultati più importanti dell’EHC è la capacità di mettere in rete servizi, volontariato, istituzioni e cittadini. Dopo questa seconda esperienza, quanto è cresciuta questa rete e può diventare un patrimonio stabile per affrontare il fenomeno anche oltre il progetto? 

Sia a Brescia e Padova — dove il tavolo dell'inclusione lavora da ben 35 anni — sia a Catania, le reti locali esistono e sono vitali. A Catania, però, il tema centrale è farle lavorare in maniera sistemica. In questi anni il progetto ha dimostrato come la presenza dell'Università, in qualità di soggetto terzo e indipendente, riesca ad allentare le logiche competitive e a far emergere le migliori energie del territorio.

La sfida ora riguarda le amministrazioni comunali, che devono saper valorizzare queste risorse. Le associazioni e le realtà sociali hanno una conoscenza del territorio e un know-how operativo straordinari, indispensabili per intercettare le fragilità su strada. È un sapere preziosissimo che non va disperso, ma costantemente promosso e messo a sistema.

L’obiettivo europeo è arrivare a porre fine alla homelessness entro il 2030. Alla luce dei risultati emersi dalla sperimentazione italiana e dal confronto con le altre città europee, quanto questi dati possono incidere concretamente sulle politiche sociali e quali sono oggi le priorità di intervento per Catania?

Molto dipende dalle singole amministrazioni locali, ma un dato è certo: a livello europeo vi sono risorse dedicate e politiche mirate per contrastare l'esclusione abitativa (housing exclusion). La Commissione Europea investe con decisione in questi progetti, offrendo ampi margini per definire interventi strutturati. Per realizzarli, tuttavia, è fondamentale mettere a sistema le competenze e valorizzare le esperienze già presenti sul territorio. In ambiti in cui il turnover degli operatori è elevato, diventa primario capitalizzare la conoscenza accumulata.

Le priorità strategiche sono chiare: rafforzare i servizi locali sia di prima accoglienza sia di lungo termine attraverso approcci di tipo housing led, e garantire una presenza costante sul territorio. Senza un presidio continuo e senza unità di strada attive — come sembra essere l'attuale criticità nel Comune di Catania — intercettare chi vive una condizione di disagio e tempestivamente intervenire diventa enormemente più complesso.

La prof.ssa Teresa Consoli

La prof.ssa Teresa Consoli

In che modo l’esperienza della Conta europea si lega alla nuova rilevazione Istat del 2026 e quale opportunità unica rappresenta questo doppio percorso per la città di Catania?

Sull'onda di questa esperienza europea – promossa anche su impulso della Commissione UE con l'avvio di rilevazioni nazionali nei vari Paesi membri – l'Istat ha realizzato a gennaio 2026 un nuovo censimento nei 14 comuni capoluogo delle città metropolitane, inclusa Catania. Un appuntamento atteso da anni, considerando che l'ultimo conteggio analogo risaliva al 2014. In questo percorso, il lavoro svolto per la Conta europea nel 2024 e nel 2025 ha rappresentato un prezioso terreno di preparazione ed esperienza sul campo per la buona riuscita della rilevazione Istat.

Catania ha una possibilità di ragionare sulle metodologie di rilevazione europee e nazionali, è l'unica città italiana che ha partecipato alle due conte europee e alla conta Istat, di definire attraverso una rete attiva sul territorio una coprogettazione degli interventi e attivare delle politiche che siano effettivamente housing led per ridurre intanto quella parte di persone che c'è ancora su strada che è consistente e anche per attivare percorsi diciamo per restituire una vita dignitosa a chi in questo momento non ce l'ha.

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