Signore e Signori, Parole di Faber

Sold out al Teatro Ambasciatori per lo spettacolo tributo di Fabrizio De André

Andrea Spadaro e Laura Beninato

“Fabrizio ci ha lasciato delle canzoni ed è compito nostro portarle avanti, quindi cantate con noi”. Sono queste le parole che hanno dato il via a Parole di Faber, concerto che si è tenuto nei giorni scorsi al Teatro Ambasciatori di Catania per celebrare Fabrizio De André, cantautore che continua ad emozionare il pubblico – visibilmente in lacrime o in piedi a ballare – a distanza di ventisei anni dalla sua scomparsa.

Un momento del concerto

Un momento del concerto

Le armonie e le melodie dei nuovi arrangiamenti, simili all’ipnotico canto delle sirene, hanno contribuito a ricreare un’atmosfera autentica, deandreiana, che ha trasportato il pubblico in una dimensione sospesa, quasi fosse lo stesso Faber a calcare il palcoscenico. Su questa musica è entrato in scena il gruppo, che si è esibito sulle note de Il testamento di Tito, composta a Brancaccio nel 1988. 

La forza della tribute band - composta da abili artisti - è da ricercare nella loro preparazione meticolosa, ma anche nella ricerca strumentale: bouzouki, fisarmoniche, clarinetti, violini, sintetizzatori, tutti strumenti utilizzati per restituire la stessa precisione con cui De Andrè curava la componente musicale. Inoltre, sono stati utilizzati gli arrangiamenti della Premiata Forneria Marconi (PFM), celebre band progressive rock che, nel 1978, girò l’Italia con Faber unendo la brillantezza dei suoi testi alla loro musica. 

Il pubblico in piedi

Il pubblico in piedi

L’impegno civile è ciò che ha contraddistinto il cantautore ligure, che ha sensibilizzato il pubblico riguardo questioni considerate troppo spinose ai tempi. Brani come Andrea che parla di omosessualità, La guerra di Piero che denuncia la guerra e Princesa, che racconta la storia di Fernanda Fieres e della magia che nasce dopo aver cambiato sesso e l’aver ritrovato se stessi, vengono intervallate da altrettanti interventi musicali in cui la voce del narratarore - talvolta lo stesso De André - guidano il pubblico.

E ancora: La collina, come spiega il cantante e chitarrista Federico Romani, “appartiene a un disco particolare che non ha né denaro né amore”. Tratta dal secondo concept albumNon al denaro non all’amore né al cielo, la canzone raffigura la metafora dell’epitaffio e racconta una storia incredibile. “I personaggi – prosegue Romani – sono delle tombe che Fabrizio vede durante una passeggiata e con le quali ha dei dialoghi e relazioni. Lui crede che l’essere continua a esistere perché come dimora ha la terra, la vita stessa e non il corpo. Dove vi è la morte vi è in fondo la vita”.

I musicisti in scena

I musicisti in scena

A chiudere il concerto Bocca di Rosa e, soprattutto, Il Pescatore, la ballata più famosa di Faber nonché un inno all’altruismo genuino. Ad arricchire il tutto ci ha pensato il pubblico, ormai parte integrante dello spettacolo, alzatosi in piedi per accompagnare gli artisti sul palco con la loro voce e i loro passi. 

Da sottolineare, inoltre, la versatilità dei musicisti nel cambiare strumenti, anche durante i brani, spaziando dall’organico classico a quello elettronico. Grazie all’impegno di questi artisti, guidati dal pianista e direttore Andrea Colloredo, Fabrizio De André continua a essere uno degli artisti più acclamati del panorama musicale italiano.

Federico Romani e i musicisti

Federico Romani e i musicisti

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