Sostenere la genitorialità tra diritto e società: una sfida europea

Al Dipartimento di Giurisprudenza un confronto sul modello di famiglia e la protezione dei legami familiari grazie al volume di Arianna Thiene

Bruno Lo Savio, Sofia Moschetto e Isabella Raffone

Quale modello di famiglia intende oggi proteggere l’ordinamento giuridico? E in che modo le politiche pubbliche possono sostenere, senza sostituirlo, il ruolo genitoriale? A questi interrogativi è stata dedicata la conferenza Il sostegno alla genitorialità. La sfida europea per la protezione dei legami familiari, che si è tenuta nei giorni scorsi nell'aula magna di Villa Cerami, sede del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Catania. 

L’incontro - che prende spunto dall'omonimo del libro di Arianna Thiene - è stato organizzato nell'ambito del ciclo di presentazioni di “Studi di diritto privato”, la collana di cui sono condirettori i docenti Giovanni Di Rosa, Francesca Giardina, Manuela Mantovani e Pietro Sirena. A confrontarsi sul volume sono intervenuti i docenti Maria Carmela Venuti e Filippo Romeo.

Nel suo saluto introduttivo, Giovanni Di Rosa ha ricordato il percorso della collana e il progetto scientifico che la sostiene, sottolineando come il lavoro di Arianna Thiene intercetti «un quadro esigenziale attuale in tema di genitorialità e legami familiari» interrogandosi su quali modelli familiari il diritto intenda oggi riconoscere e proteggere. 

Il tavolo dei relatori

Il tavolo dei relatori

Francesca Giardina ha messo in evidenza il carattere critico dell’opera, che invita a non ridurre le politiche familiari a una somma di diritti individuali, ma a considerare la famiglia come comunità relazionale. Un’impostazione che emerge anche nella recente evoluzione normativa, accusata nel libro di essere talvolta «frettolosa» e poco attenta al profilo dei doveri genitoriali. 

Nel suo intervento, la scrittrice Arianna Thiene ha chiarito l’obiettivo centrale della monografia: promuovere un diritto capace di accompagnare e rafforzare la genitorialità, evitando che l’intervento pubblico si trasformi in sostituzione del ruolo educativo dei genitori.

«La famiglia rischia di essere descritta come luogo di conflitti da controllare, più che comunità da sostenere», ha detto. Da qui la scelta di ripartire dalla Costituzione, in particolare dagli articoli 29, 30 e 31, che concepiscono la famiglia come società naturale e attribuiscono alla Repubblica il compito di sostenere i doveri genitoriali, la maternità e l’infanzia. 

Secondo l’autrice, la frammentazione attuale del sistema di protezione familiare e la scarsa integrazione tra saperi giuridici e pedagogici impediscono la costruzione di una strategia unitaria di sostegno.

Un momento dell'incontro

Un momento dell'incontro

Il confronto si è arricchito con l’intervento di Maria Carmela Venuti, ordinaria di Diritto Civile dell’Università di Palermo, che ha colto nel libro un «manifesto» capace di mostrare come le politiche di sostegno alla genitorialità incidano concretamente sulla vita delle famiglie. 

La docente ha posto l’accento sulla necessità di bilanciare privatezza familiare e intervento esterno, superando tanto l’intrusione eccessiva quanto l’isolamento. Pur condividendo molte delle critiche rivolte all’attuale sistema, Venuti ha difeso il ruolo attivo del giudice, non come figura autoritativa, ma come possibile «motore di trasformazione», chiamato ad ascoltare, comprendere i bisogni della famiglia e attivare strumenti su misura per favorirne la capacità di autorigenerazione.

Il discussantFilippo Romeo ha spostato il fuoco della discussione sugli effetti della riforma Cartabia che attribuisce al giudice poteri ampi e talvolta pervasivi, ma spesso necessari per tutelare i minori nei conflitti familiari più accesi. Nel suo intervento è emersa anche la complessità del mestiere genitoriale contemporaneo, dal rapporto onlife fino alla gestione della crisi della coppia, sottolineando come il minore, oggi parte attiva nel processo, richieda forme rafforzate di protezione. 

Un momento dell'incontro

Un momento dell'incontro

Il docente, inoltre, ha condiviso la proposta del volume di rilanciare la mediazione familiare come spazio di responsabilizzazione genitoriale e ha evidenziato il rischio di una «medicalizzazione» della famiglia non accompagnata da adeguate risorse economiche.

Un ulteriore spunto di riflessione è giunto dal professor Massimo Paradiso, che ha invitato a interrogarsi su un sistema giuridico spesso orientato a curare il conflitto più che a prevenirlo, in un contesto sociale segnato da crescente individualismo e fragilità dei legami.

A chiudere l’incontro sono stati Manuela Mantovani e Pietro Sirena che hanno riportato il confronto a una visione d’insieme. «Il volume - hanno osservato - si distingue per il suo approccio interdisciplinare, capace di far dialogare diritto, pedagogia e scienze sociali. Un libro nato da curiosità autentica e passione per la ricerca, non concepito come esercizio accademico formale, ma come presa di posizione su questioni centrali del diritto di famiglia contemporaneo».

«Tre parole - hanno ricordato i condirettori della collana - attraversano l’intera opera: sostegno, cura e protezione». «Le relazioni familiari richiedono attenzione non solo nelle fasi patologiche del conflitto, ma anche nella dimensione fisiologica della vita familiare, per prevenire fratture e favorire soluzioni «miti, gentili, leggere», hanno aggiunto. L’attualità che l’opera rivendica non è rincorsa alla cronaca, ma capacità di rinnovare la tradizione degli studi giuridici e di offrire nuove chiavi di lettura del diritto di famiglia contemporaneo. 

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