Sostenibilità in agricoltura: il diritto agrario alla prova della transizione ecologica

Dalla sovranità alimentare al Green Deal europeo, il confronto tra esperti al Dipartimento di Giurisprudenza su ambiente, economia e giustizia sociale

Veronica Barbagallo, Sofia Moschetto, Isabella Raffone

Che cosa significa oggi parlare di sostenibilità in agricoltura? È una questione ambientale, economica, giuridica o politica? Attorno a queste domande si è sviluppata la tavola rotonda dal titolo La sostenibilità in agricoltura. Il diritto agrario di fronte alla sfida della sostenibilità, che si è tenuta nei giorni scorsi nell’aula magna di Villa Cerami al Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Catania, nell’ambito delle attività collegate al progetto AsTra.

Ad aprire i lavori è stata Marisa Meli, ordinario di Istituzioni di Diritto privato dell’ateneo catanese, che ha posto subito un tema centrale: «Il diritto agrario oggi sembra marginale nei percorsi di studio, ma le trasformazioni in corso – riscaldamento globale, crisi delle filiere, spopolamento delle aree interne – lo rendono più attuale che mai».

La riflessione nasce proprio dall’attenzione ai borghi e ai territori interni: per rilanciarli non basta il turismo, occorre ricostruire attività economiche radicate, prima fra tutte l’agricoltura. In questo scenario, l’agricoltura non è solo produzione di cibo ma presidio ambientale. 

La tenuta degli ecosistemi, la biodiversità, la gestione del suolo sono diventate questioni strutturali. «La sostenibilità – ha ricordato la prof.ssa Marisa Meli del Dipartimento di Giurisprudenza – significa anche recuperare il senso delle stagioni: non tutto deve essere disponibile sempre. La logica della destagionalizzazione è uno dei sintomi della frattura tra mercato e natura».

Nel corso del convegno, grazie agli interventi dei relatori, è emerso che il diritto agrario, lungi dall’essere materia del passato, si conferma uno strumento centrale per governare la transizione tra modelli produttivi, tutela ambientale e giustizia sociale.

Un esempio di agricoltura sostenibile

Un esempio di agricoltura sostenibile

Sovranità alimentare: un diritto umano riconosciuto

Uno degli interventi più densi è stato quello di Valeria Faraoni, esperta in diritti umani e sovranità alimentare, che ha ricostruito con precisione il percorso storico e giuridico di questo concetto.

«La sovranità alimentare nasce negli anni Novanta all’interno del movimento internazionale Via Campesina, fondato da organizzazioni contadine europee e latinoamericane che si riunirono in Belgio riconoscendo un dato comune – ha spiegato -: la liberalizzazione dei mercati agricoli e le politiche di globalizzazione stavano colpendo i piccoli produttori in tutto il mondo, seppur con modalità diverse. Da quel primo nucleo è cresciuta una rete globale che oggi coinvolge milioni di contadini».

«La sovranità alimentare è il diritto dei popoli a definire le proprie politiche agricole e alimentari, privilegiando sistemi produttivi sostenibili, locali e democratici», ha aggiunto la dott.ssa Faraoni. Nel suo intervento la relatrice ha chiarito due equivoci ricorrenti: «Il diritto dei popoli non è autarchia, perché non esclude il commercio internazionale, ma lo subordina alla priorità delle filiere locali; non è nazionalismo, perché si fonda sul rispetto dei diritti umani e della cooperazione tra comunità».

«Il passaggio decisivo è avvenuto nel 2018, quando l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato la Dichiarazione sui diritti dei contadini e delle altre persone che lavorano nelle aree rurali – ha aggiunto -. Con questo atto, i contadini vengono riconosciuti come gruppo vulnerabile titolare non solo dei diritti umani generali, ma anche di diritti specifici: accesso alla terra, ai semi, alle risorse naturali e partecipazione alle politiche agricole».

«Dal 2024 è attiva una procedura speciale composta da cinque esperti indipendenti incaricati di promuovere e monitorare l’attuazione della dichiarazione. Accanto al lavoro istituzionale, reti accademiche europee e organizzazioni della società civile collaborano per fornire strumenti tecnici e supporto ai produttori, affinché quei diritti non restino dichiarazioni formali», ha detto in chiusura di intervento.

Il tavolo dei relatori nell'aula magna di Villa Cerami

Il tavolo dei relatori nell'aula magna di Villa Cerami

Filiera, distribuzione e territorio

Il tema della distanza tra produttori e consumatori è stato affrontato da Paolo Guarnaccia, ricercatore di Agronomia e coltivazioni erbacee dell’ateneo catanese, che ha sottolineato «la trasformazione dell’agricoltura in un sistema industriale ad alto impatto energetico e chimico». «La semplificazione produttiva ha ridotto la biodiversità e allungato le filiere», ha aggiunto.

Guarnaccia ha insistito anche sul ruolo della grande distribuzione che «moltiplica i passaggi e rende marginali i piccoli produttori locali». «Da qui la proposta di modelli alternativi ispirati al Bioregionalismo: territori omogenei per caratteristiche ambientali e culturali che organizzano sistemi agroalimentari coerenti con le proprie risorse – ha spiegato il docente del Dipartimento di Agricoltura Alimentazione Ambiente -. Cooperative di consumatori, piattaforme locali e mercati rinnovati diventano strumenti per accorciare la filiera e garantire accesso a cibo sano e sostenibile».

In foto un momento dell’intervento del prof. Paolo Guarnaccia

In foto un momento dell’intervento del prof. Paolo Guarnaccia

La sostenibilità come equilibrio

Alessandro Scuderi Matarazzo, associato di Economia agraria, alimentare ed estimo rurale dell’ateneo catanese, ha riportato il discorso su un piano analitico. «La sostenibilità è un equilibrio tra tre dimensioni, quella ambientale, economica e sociale – ha detto il docente del Dipartimento di Agricoltura Alimentazione Ambiente -. E non può essere ridotta a slogan». Attraverso l’analisi dell’offerta alimentare nei supermercati siciliani, Scuderi ha evidenziato come «molti prodotti provengano da filiere Lunghe e ad alta emissione, mentre solo una minoranza dei consumatori è disposta a pagare di più per prodotti sostenibili».

«La destagionalizzazione è uno degli effetti più evidenti del modello industriale – ha aggiunto -, consumiamo tutto in ogni periodo dell’anno, perdendo il legame con il ciclo naturale. Per contrastare questa deriva, sono in corso iniziative come l’Atlante del cibo della città metropolitana di Catania e sperimentazioni digitali, tra cui un chatbot per orientare la scelta di ortofrutta sostenibile, che puntano a rafforzare la consapevolezza del consumatore».

In foto un momento dell’intervento del prof. Alessandro Scuderi Matarazzo

In foto un momento dell’intervento del prof. Alessandro Scuderi Matarazzo

Dalla Politica agricola comune al Green Deal: il quadro europeo

L’intervento di Luigi Russo, ordinario di Diritto agrario all’Università di Ferrara, ha offerto una ricostruzione puntuale della politica agricola europea. «Dopo la Seconda guerra mondiale l’obiettivo prioritario era garantire la sicurezza alimentare – ha detto il docente -. L’articolo 39 del Trattato di Roma individuava finalità produttivistiche: stabilizzazione dei mercati, reddito equo per gli agricoltori, prezzi ragionevoli e approvvigionamenti sicuri. L’ambiente non era ancora tra le competenze comunitarie».

«La Politica agricola comune ha permesso all’Europa di raggiungere l’autosufficienza, ma con costi ambientali rilevanti – ha spiegato il docente -. Dal 2003 si introduce una svolta con gli aiuti “disaccoppiati” e la condizionalità ambientale. Nel ciclo 2021-2026 la Pac si inserisce nel quadro del Green Deal europeo, che punta alla neutralità climatica entro il 2050».

Il prof. Luigi Russo ha sottolineato «le tensioni tra obiettivi ambientali e sicurezza economica: ridurre drasticamente la produzione europea potrebbe aumentare le importazioni da Paesi Extra-UE, con effetti compensativi sulle emissioni globali». «Le recenti crisi, come la pandemia, la guerra russo-ucraina, l’instabilità delle catene di approvvigionamento, hanno riportato al centro la questione dell’autonomia alimentare come asset strategico», ha sottolineato in chiusura di intervento.

Nella parte conclusiva dell’incontro la prof.ssa Rosalba Sorice, ordinario di Storia del diritto medievale e moderno del Dipartimento di Giurisprudenza dell’ateneo catanese, ha richiamato la dimensione storica del rapporto tra territorio e produzione.

A seguire Salvatore Cacciola, presidente della Rete Fattorie Sociali Sicilia, ha invitato a «non cedere alla nostalgia, ma a ripensare i rapporti di potere che regolano produzione e distribuzione della ricchezza».

Il tavolo dei relatori

Il tavolo dei relatori

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