“Specchiamoci ogni giorno nella Costituzione”

Presentato alla Scuola Superiore l’ultimo libro dello scrittore Andrea Franzoso: “Non basta conoscere le regole, certi principi vanno incarnati e attuati ogni giorno”

Mariano Campo (foto di Patrizia Strano)

C’è un film di Pif appena arrivato nelle sale che, con la sua consueta leggerezza ironica, racconta la storia di un giovane agnostico che, per amore, decide di vivere seguendo in modo rigoroso i principi dell’insegnamento cristiano. Una scelta radicale che investe ogni ambito della sua esistenza: dalle relazioni affettive all’onestà quotidiana, dall’etica professionale alla solidarietà.

Nello stesso filone di questo racconto cinematografico si colloca il libro di Andrea Franzoso, La Costituzione allo specchio, che con uno stile chiaro e accessibile – mai pedante – si rivolge soprattutto ai più giovani per spiegare cosa significhi davvero vivere secondo i principi della Costituzione italiana. Non come un insieme astratto di norme, ma come uno strumento concreto di auto-valutazione: uno specchio attraverso cui interrogare ogni giorno i propri comportamenti e la loro coerenza con i valori della Carta.

Forzando, ma non troppo, il parallelismo con il gradevole Che Dio perdona a tutti del regista palermitano, emerge un messaggio comune: conoscere le regole non basta, né è sufficiente celebrarle in teoria. Ciò che conta è il coraggio di incarnarle, soprattutto quando farlo è difficile. È qui che si misura la responsabilità individuale, dentro il perimetro della legalità.

È il cuore della riflessione proposta da Franzoso – che lo scorso 15 aprile ha presentato il volume nella ex cappella di Villa San Saverio, su invito della Scuola Superiore di Catania –: ogni gesto, anche il più quotidiano, a scuola come nel lavoro o nella vita sociale, contribuisce a dare forma concreta ai valori costituzionali, oppure a tradirli. Perché i diritti che ci sono garantiti – dallo studio alla libertà, fino alla dignità – non esistono mai in isolamento, ma si intrecciano sempre con i doveri verso la comunità.

Fedele alla sua missione di educatore civico, Andrea Franzoso rinuncia a un linguaggio tecnico e adotta invece una narrazione viva e accessibile: intreccia storie reali e personali – anche legate alla sua esperienza di whistleblower – pone domande dirette ai lettori e li sollecita a un confronto continuo tra teoria e vita concreta, tra principi e decisioni.

Andrea Franzoso

In foto Andrea Franzoso

Le tante vite di Franzoso

Laureato in Giurisprudenza, con studi anche in filosofia e un MBA, ex ufficiale dei Carabinieri e manager, con un’esperienza nella Compagnia di Gesù, Andrea Franzoso è oggi noto soprattutto per aver denunciato un caso di corruzione e uso illecito di fondi pubblici – un tipico episodio di whistleblowing – che ha avuto grande risonanza ma anche pesanti conseguenze personali, tra cui la perdita del lavoro. 

Oggi ha costruito il proprio percorso come scrittore e divulgatore, firmando titoli come Il disobbediente, Stefano. Una lezione di giustizia, Lo chiamavano Tempesta, Ero un bullo e Viva la Costituzione. Parallelamente, incontra studenti e studentesse nelle scuole e nelle università e collabora come sceneggiatore e autore per prodotti cinematografici e televisivi, concentrandosi sui temi della legalità e dell’etica.

All’incontro – introdotto dalla presidente della Scuola Superiore di Catania Ida Nicotra – sono intervenuti l’ex prefetta di Catania Maria Carmela Librizzi, il magistrato Marisa Scavo, già procuratore aggiunto di Catania, e i docenti Vincenzo Antonelli, ordinario di Diritto amministrativo nel dipartimento di Scienze politiche e sociali, e Francesco Paterniti, associato di Diritto pubblico del Dipartimento di Scienze della Formazione, offrendo contributi che hanno arricchito una conversazione densa e articolata sui valori costituzionali e sulle sfide del presente. 

In sala, accanto agli allievi e alle allieve della Ssc, erano presenti anche studenti del liceo classico “Spedalieri” e i corsisti del master universitario di II livello in Diritto delle Pubbliche Amministrazioni.

In foto da sinistra Paterniti, Antonelli, Nicotra e Franzoso

In foto da sinistra Francesco Paterniti, Vincenzo Antonelli, Ida Nicotra e Andrea Franzoso

«L’origine di quella che possiamo definire una vera e propria “missione” civile e culturale – ha ricordato la prof.ssa Ida Nicotra, costituzionalista del Dipartimento di Giurisprudenza - risiede in un episodio cruciale della sua esperienza professionale. Durante il suo lavoro in un’azienda pubblica, Franzoso individuò alcune irregolarità nelle spese e decise di segnalarle alle autorità competenti. Gli fu suggerito di non procedere, prospettandogli una brillante carriera in cambio del silenzio. Egli rifiutò e, per questa scelta, alla fine perse il lavoro. Da quell’esperienza, certamente difficile sul piano personale, nasce il suo percorso di scrittore e divulgatore». 

«Ma non solo – ricorda la docente, in passato componente del consiglio direttivo dell’Anac -: il caso Franzoso ha contribuito anche alla nascita e allo sviluppo della disciplina del whistleblowing in Italia. La normativa a tutela dei dipendenti che segnalano illeciti nelle pubbliche amministrazioni prende infatti forma anche a partire da vicende come la sua, con l’obiettivo di garantire protezione e riservatezza a chi esercita questo fondamentale dovere civico. La disciplina, introdotta e poi rafforzata anche alla luce delle direttive europee, si fonda proprio sulla tutela del segnalante e sulla promozione della legalità nei luoghi di lavoro».

Ida Nicotra

In foto Marisa Scavo e Ida Nicotra

Un ‘pezzo di carta’ che deve respirare dentro la società

Come ricordava Piero Calamandrei, la "Costituzione è un pezzo di carta”, sì, ma non inerte: è un testo vivo, chiamato a respirare dentro la società, a essere compreso, praticato e, quando necessario, anche reinterpretato alla luce dei cambiamenti del tempo: «Un patto di cittadinanza per l’oggi che domanda cura, intelligenza e coraggio»; «Ci dà la libertà che è come l’aria, te ne accorgi quando non ce l’hai»; «Va conosciuta, interiorizzata e messa in pratica ogni giorno». 

«Un’idea che torna con forza nella prefazione al volume della professoressa Marta Cartabia – aggiunge la prof.ssa Nicotra -, dove si sottolinea il dialogo continuo tra teoria e vita concreta, tra principi e casi reali. È proprio su questo terreno che si muove il libro di Andrea Franzoso, capace di tradurre i valori costituzionali in storie che interrogano la coscienza». E il suo libro viene definito per questo «un’opera di educazione civica narrativa», perfettamente ‘sul pezzo’ – come si usa dire – in vista delle celebrazioni per gli ottant’anni della Repubblica italiana.

Tra le storie più incisive, quella di un uomo diventato invisibile: un senzatetto che, dopo aver perso tutto – lavoro, famiglia, risparmi divorati dal gioco – si ritrova a vagare di città in città. Senza una residenza, per lo Stato non esiste più: niente assistenza, niente diritti, neppure la possibilità di accedere a un riparo o a una pensione sociale. È un fantasma. Finché un giovane avvocato decide di prendersi cura di lui, restituendogli non solo un’identità giuridica, ma soprattutto quella dignità che la Costituzione riconosce come valore inviolabile, al di là di ogni differenza. È il principio di uguaglianza, sancito dall’articolo 3, che prende forma nella vita reale.

Un momento dell'incontro

Un momento dell'incontro

Il libro racconta anche la storia drammatica di una giovane donna iraniana che assiste alla violenta uccisione di una sua concittadina, colpevole di non aver indossato correttamente il velo. Nel tentativo di aiutarla viene ferita, riesce a fuggire e trova rifugio in Italia, dove può finalmente testimoniare le violenze e le torture che ancora oggi segnano il suo Paese. Il suo sogno è tornare, un giorno, in una terra libera da quelle oppressioni. Ma ad oggi la situazione non solo non è migliorata, ma in molti casi è ulteriormente peggiorata.

E poi c’è la storia di Silvia, una giovane avvocata che paga il prezzo delle sue scelte di vita: decide di costruire una famiglia, di avere dei figli, e per questo perde il lavoro. Anche qui emerge con chiarezza una frattura: quella tra i diritti garantiti sulla carta e la loro effettiva realizzazione nella quotidianità. È nella distanza tra norma e realtà che si misura la sfida più complessa.

Il filo rosso che attraversa tutte queste storie è evidente: i principi costituzionali non sono acquisiti una volta per tutte, ma vanno continuamente difesi, interpretati, incarnati. E non è un processo automatico. Tenere insieme teoria e pratica richiede consapevolezza, spirito critico, capacità di non aderire passivamente a ciò che ci circonda. È qui che il messaggio di Franzoso si fa più diretto, soprattutto verso i più giovani: studiare, informarsi, formarsi. Non seguire il “branco” – oggi spesso rappresentato dai social e da un pensiero dominante raramente messo in discussione – ma sviluppare strumenti per comprendere e, se necessario, dissentire. Perché l’ignoranza, nel senso più letterale del termine, è ciò che impedisce di esercitare davvero i propri diritti.

In fondo, l’immagine più potente che il libro ci consegna è quella dello specchio: guardarsi, mettersi in discussione, riconoscere limiti e responsabilità. È da qui che nasce il pensiero critico. Ed è da qui che, forse, può cominciare anche una cittadinanza più consapevole.

Vincenzo Antonelli e Ida Nicotra

In foto Vincenzo Antonello e Ida Nicotra

Il senso della ‘fatica’ editoriale

«Questo è stato, per me, il libro più faticoso tra quelli che ho scritto – ha voluto precisare Franzoso -. Il mio percorso, come vedete, non ha nulla di lineare: non era il mio sogno da bambino fare lo scrittore. Molti grandi autori non hanno avuto percorsi lineari – basti pensare a Fëdor Dostoevskij, che era un ingegnere, o a Primo Levi, che era un chimico. Quello che posso dire è che oggi sento una vocazione: nel lavoro che faccio trovo senso, direzione, pienezza. È qualcosa che mi appassiona e in cui credo di dare il meglio. Ed è per questo che ci metto impegno, energia, responsabilità».

L’ultima sua ‘fatica’ la considera «incompleta per sua natura». «È un cantiere aperto – confessa -. Avrei voluto inserire molto di più: altre storie, altri contributi, altre interviste ma ho dovuto fare i conti con limiti editoriali. Quindi ho dovuto tagliare, selezionare, rinunciare. Ma non ho affatto rinunciato a parlare di alcuni contenuti troppo delicati, “scivolosi” o divisivi. A me non interessano i libri che tranquillizzano: mi interessano quelli che mettono in discussione, che ti costringono a pensare, anche scomodamente». 

Il punto, allora, per Franzoso, è imparare a confrontarsi con opinioni diverse senza demonizzare l’altro, senza radicalizzarsi. Democrazia significa discutere, argomentare, ascoltare. E significa anche imparare a informarsi in modo serio: non fermarsi al primo contenuto trovato sui social, non affidarsi a fonti improvvisate, ma cercare autorevolezza, verificare, approfondire.

Il libro è pensato per studenti delle scuole medie e superiori, ma l’autore non ha voluto semplificare eccessivamente. «Se una parola è difficile – osserva -, si cerca sul vocabolario. La scuola deve alzare l’asticella, non abbassarla continuamente. Perché il rischio è quello di formare studenti sempre meno preparati, incapaci di esprimersi in modo adeguato anche all’università».

Nel capitolo sulla scuola, ad esempio, «ho scelto di trattare anche un tema scomodo: quello delle disuguaglianze. La scuola dovrebbe ridurle, ma spesso finisce per riprodurle. E allora serve uno sguardo onesto. Serve quella parola oggi quasi dimenticata: parresia, il coraggio di dire la verità, anche quando è scomoda, anche quando può non piacere. Affrontare temi complessi non allontana i ragazzi, al contrario: li coinvolge. Quando li metti di fronte a questioni vere, che parlano della loro vita e del mondo che abitano, rispondono. Si accendono. Vogliono capire, discutere, continuare il confronto». «È da lì – ha concluso Franzoso - che può nascere un’educazione civica autentica: non fatta di formule da memorizzare, ma di pensiero, confronto e consapevolezza».

In foto da sinistra Paterniti, Antonelli, Scavo, Nicotra, Librizzi e Franzoso

In foto da sinistra Francesco Paterniti, Vincenzo Antonelli, Marisa Scavo, Ida Nicotra, Maria Carmela Librizzi e Andrea Franzoso

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