Tre seminari internazionali, nell'ambito di "Chispo", per ripensare la storia moderna tra genere, fonti e violenza
Catania torna al centro del dibattito storiografico europeo con Storiografie. Pensare la storia moderna, il ciclo permanente promosso dal Chispo – Center for the History of Power che riunisce studiose e studiosi di rilievo internazionale. Tre appuntamenti per interrogare il passato con sguardi nuovi: dal rapporto tra donne, cattolicesimo e Illuminismo, al linguaggio delle fonti, fino alla cultura della violenza nel Rinascimento.
Il ciclo, infatti, ha lo scopo di consentire la discussione di e tra storiografie, metodi e ricerche storiche, insieme a studiose e studiosi ospiti, secondo una prospettiva internazionale.
Gli incontri, inoltre, mirano a favorire il confronto e lo scambio nella comunità scientifica tra diverse prospettive, avendo come uno dei perni del dibattito storiografico europeo Catania ed il suo ateneo, come da sua tradizione.
A tenere i tre seminari i docenti Monica Bolufer Perfuga della European University Institute, Simona Cerutti della École des Hautes Études en Sciences Sociales e Jonathan Davies della University of Warwick grazie al lavoro del Comitato scientifico composto dai docenti Lina Scalisi, Lorenzo Coccoli, Cinzia Recca e Giacomo Santoro.

Un momento dell'incontro con la prof.ssa Monica Bolufer Perfuga. In foto da sinistra le docenti Liana Maria Daher, Monica Bolufer Perfuga, Loredana Cardullo, Lina Scalisi e Cinzia Recca
Donne, cattolicesimo e Illuminismo. Tra storia intellettuale, genere e storia culturale
Una riflessione sulle relazioni tra cattolicesimo, genere e modernità, affrontando il tema in una prospettiva storica che consenta di coglierne la complessità e le radici di lungo periodo. A proporla – nel corso del primo incontro dal titolo Donne, cattolicesimo e Illuminismo. Tra storia intellettuale, genere e storia culturale che si è tenuta al Dipartimento di Scienze della Formazione – è stata la prof.ssa Monica Bolufer Peruga della European University Institute.
Senza la pretesa di esaurire una questione tanto ampia, la lezione ha preso avvio dal rinnovato interesse contemporaneo per il rapporto tra Chiesa cattolica e diritti, in particolare rispetto alle donne e alle soggettività LGBTQI+, per spostare poi l’attenzione sul contesto dell’Illuminismo
La prima parte è stata dedicata all’analisi del concetto di Illuminismo cattolico, indagandone definizioni, ambiguità e usi storiografici. Lungi dall’essere un fenomeno unitario, esso si configura come un insieme articolato di esperienze e pratiche culturali che testimoniano il tentativo di conciliare fede e ragione, tradizione religiosa e istanze di rinnovamento.
La seconda parte dell’intervento ha presentato un caso di studio comparativo centrato su due figure femminili di spicco: Josefa Amar y Borbón e Clotilde Tambroni. Pur collocate in contesti diversi e spesso interpretate dalla storiografia secondo categorie oppositive – l’una come espressione dell’Illuminismo riformatore, l’altra come rappresentante di un orientamento più conservatore – entrambe offrono esempi significativi di partecipazione femminile alla cultura dotta e al dibattito intellettuale del loro tempo.
Attraverso l’analisi delle loro traiettorie biografiche e delle loro produzioni scritte, la lezione ha inteso mostrare come le donne abbiano negoziato spazi di intervento all’interno di un quadro culturale e religioso complesso, contribuendo alla ridefinizione dei rapporti tra sapere, fede e identità di genere. In questa prospettiva, il nesso tra cattolicesimo, Illuminismo e genere emerge non come opposizione, ma come terreno dinamico di confronto, adattamento e trasformazione.

Un momento dell'intervento della prof.ssa Monica Bolufer Perfuga
Linguaggio degli attori, linguaggio dei ricercatori: di cosa parlano le fonti dell'età moderna?
Che rapporto intrattiene lo storico con le proprie fonti? Come può dotarsi di strumenti per poter ascoltare voci diverse dalla propria; per restituire ai discorsi pronunciati dagli attori sociali il senso e l’orizzonte storico che erano loro propri, senza proiettarli sul tempo presente, inserendoli nel flusso della storia ricostruito ex post? Questo problema può essere posto — e in effetti lo è stato spesso — in termini di necessità di «sterilizzare» i nostri propri strumenti di ricerca, per tenere sotto controllo le nostre categorie di analisi e i nostri sistemi di significato.
A partire da queste domande, la prof.ssa Simona Cerutti della École des Hautes Études en Sciences Sociales, il prossimo 12 maggio (alle 12), nell’Aula XXI marzo del Dipartimento di Scienze Politiche, proporrà una strada differente, ovvero quella che consiste a considerare le fonti non solo come resoconti di azioni compiute nel passato, ma come azioni esse stesse, che hanno contribuito a dare forma alla situazione analizzata. La nozione di «traccia» è cosi messa in discussione, mentre l’accento si sposta su una ricostruzione più ampia del processo di produzione della fonte.

In foto la docente Simona Cerruti
Storia culturale della violenza nel Rinascimento
Il periodo compreso tra il 1450 e il 1650 fu caratterizzato da profondi cambiamenti culturali, politici, religiosi, sociali e tecnologici, che spesso sfociarono in violenza.
Questa violenza presentava sia analogie che differenze rispetto a quella che si registrava nel Medioevo. Le vite e le morti dei contemporanei furono segnate da guerre, ribellioni, conflitti religiosi, persecuzioni di minoranze, cacce alle streghe e scontri con gli europei in tutto il mondo, oltre che da violenze interpersonali, tra cui aggressioni, omicidi e stupri.
Un codice d'onore dominante alimentò un'inimicizia diffusa che esplose in duelli e vendette. Con lo sviluppo degli stati, i conflitti vennero risolti anche attraverso i tribunali, le cui indagini potevano comportare torture e le cui punizioni potevano includere mutilazioni e persino l'esecuzione capitale. Inoltre, con l'avvento della stampa, la violenza venne rappresentata in modo più esteso che mai. Attingendo a fonti testuali e visive, il seminario dal titolo Storia culturale della violenza nel Rinascimento esaminerà gli aspetti chiave della violenza in questo periodo.
A tenerlo – il 18 giugno (alle 16) nell’Aula 252 del Dipartimento di Scienze Umanistiche – sarà il prof. Jonathan Davies della University of Warwick.

In foto il docente Jonathan Davies