Studenti portoghesi esplorano la biodiversità della Sicilia orientale

Ventiquattro studenti del corso di Scienze Acquatiche dell’Università di Porto protagonisti di un viaggio studio tra aree marine protette, riserve naturali ed Etna, in collaborazione con l’Università di Catania

Alfio Russo
Studenti in visita all'Oasi del Simeto
Studenti in visita all'Oasi del Simeto
Studenti in visita all'Amp Plemmirio
Studenti in visita all'Amp Plemmirio
Studenti in visita all'Amp Plemmirio
Studenti in visita alla Tonnara di Vendicari
Studenti in visita al Museo di Zoologia
Studenti in visita sull'Etna
Studenti in visita sull'Etna
Studenti in visita sull'Etna
In foto da sinistra Gianpietro Giusso del Galdo, Oriana Paparo, studentessa DSBGA e Saverio Sciandrello

Un’esperienza formativa diretta sui principali aspetti della biodiversità mediterranea e sulle attività di conservazione attuate nel territorio della Sicilia orientale. È quel che hanno vissuto, nei giorni scorsi, ventiquattro studenti dell’Università di Porto, iscritti al corso di Laurea in Ciências do Meio Aquático (CMA) e aderenti all’associazione studentesca AEICBAS - Associação de Estudantes do Instituto Abel Salazar de Ciências Biomédicas.

L’iniziativa, realizzata con il supporto del Dipartimento di Scienze biologiche, geologiche e ambientali dell’Università di Catania, ha permesso loro di vivere Catania e la Sicilia orientale come un vero e proprio laboratorio a cielo aperto.

Il viaggio studio, infatti, è stato progettato come un percorso intensivo di osservazione sul campo, volto a integrare la preparazione teorica degli studenti con il contatto diretto con ecosistemi marini, costieri e terrestri, aree protette e realtà impegnate nella tutela ambientale. 

Studenti sull'Etna

Studenti in visita sull'Etna

Coordinato dal prof. Pietro Minissale, che ha curato l’organizzazione dell’iniziativa insieme con gli studenti promotori Tomás Ramos e Leonor Correia, il programma ha privilegiato l’analisi delle dinamiche ecologiche, della gestione delle specie aliene invasive e delle strategie di conservazione applicate in contesti ad elevata complessità ambientale.

Particolarmente significativo è stato il fatto che gli studenti abbiano affrontato l’esperienza senza l’accompagnamento dei propri docenti, dimostrando notevoli capacità di autogestione, spirito di collaborazione e grande motivazione nell’approfondire tematiche centrali per la loro formazione scientifica. Il viaggio si è così configurato non solo come occasione di apprendimento, ma anche come momento di crescita personale e confronto internazionale.

Uno scorcio dell'Amp Plemmirio

Uno scorcio dell'Amp Plemmirio

Dall’Orto Botanico alle aree protette: prime esplorazioni tra biodiversità marina, avifauna e lotta alle specie aliene

I 24 studenti sono approdati a Catania e sono stati accolti all’Orto Botanico dell’Università di Catania, lo storico giardino scientifico fondato nel 1858, con una superficie di circa 16.000 metri quadrati suddivisa in due aree principali: l’Hortus Generalis, dove si coltivano piante esotiche, e l’Hortus Siculus, dedicato alle specie spontanee siciliane. Il giardino ospita collezioni botaniche di grande valore – tra cui piante succulente, palme e specie endemiche – ed è un importante laboratorio scientifico e luogo di sensibilizzazione sulla biodiversità vegetale.

Il giorno successivo gli studenti hanno effettuato una visita all’Area Marina Protetta Isole Ciclopi con osservazioni sulla geologia e la biodiversità marina e dove hanno potuto anche vedere nel centro visitatori, con la guida di Luca Giambarresi, biologo ambientale, le attrezzature tecnologiche in dotazione all’area marina per la ricognizione aerea e sottomarina dell’area marina. 

Nel pomeriggio il gruppo si è spostato alla Riserva naturale Oasi del Simeto dove, guidati da Umberto Troja, responsabile delle riserve dell’Area metropolitana di Catania, hanno potuto guardare gli accorgimenti per attrarre l’avifauna con la realizzazione di nuove aree umide. Inoltre, sono state fatte osservazioni sulla flora alloctona presente nella riserva e delle attività previste dal progetto Interreg Italia-Malta Reclaim, riguardante il contrasto alle specie aliene invasive e conseguenti attività di restauro ambientale. 

Gli studenti all'Oasi del Simeto

Gli studenti in visita all'Oasi del Simeto

Dal Plemmirio a Vendicari: immersione nella biodiversità mediterranea tra praterie di Posidonia, specie aliene e memoria della tonnara

Nella terza tappa il gruppo si è spostato a Siracusa con una sosta al centro visita dell’Area Marina Protetta del Plemmirio dove gli studenti sono stati accolti dagli operatori, ed in particolare dalla biologa marina Linda Pasolli e dal responsabile scientifico dell’Amp Plemmirio Gianfranco Mazza.

I due esperti hanno illustrato le prerogative dall’area marina e mostrato diverse osservazioni virtuali su speciali visualizzatori 3D dei fondali del Plemmirio. Nel pomeriggio con i docenti Francesco Tiralongo e Pietro Minissale gli studenti hanno raggiunto la Riserva naturale Oasi faunistica di Vendicari dove hanno osservato la Posidonia oceanica spiaggiata, specie importante nel Mediterraneo dove costituisce praterie sottomarine ricche di biodiversità e fondamentali per la protezione delle coste sabbiose, ma assente nell’Atlantico e di conseguenza in Portogallo. 

Gli studenti all'Amp Plemmirio

Gli studenti all'Amp Plemmirio di Siracusa

Altre considerazioni e osservazioni sono state effettuate sulla presenza di specie alloctone come il granchio blu e specie vegetali terrestri come l’acetosella (Oxalis-pes-caprae) che ha invaso nella riserva anche habitat naturali selettivi, come i fruticeti alofili intorno ai pantani salmastri. 

In chiusura di giornata gli studenti hanno visitato lo stabilimento in disuso per la lavorazione del tonno e fatto un excursus sulla Tonnara di Vendicari e i metodi di pesca del passato di questo pesce confrontandoli con l’attuale situazione del tonno nel Mediterraneo.

Studenti in visita alla Tonnara di Vendicari

Gli studenti alla Tonnara di Vendicari

Tra cultura scientifica e ricerca: dai musei di Catania alla Stazione Zoologica di Messina

Altra tappa: la città di Catania con la visita al celebre mercato storico del pesce e ai due importanti musei scientifici dell’Università di Catania, arricchendo così la loro esperienza formativa tra tradizione, cultura e ricerca scientifica. 

La mattina – accolti dalla prof.ssa Rossana Sanfilippo - è stata dedicata al Museo di Paleontologia, una collezione nata nel secondo dopoguerra che custodisce reperti provenienti da diverse aree del mondo e dall’intero arco temporale geologico, con pezzi di grande valore scientifico come fossili di organismi marini, vertebrati antichi e mammiferi quaternari tra cui l’elefante nano Paleoloxodon falconeri

Le sale espositive, suddivise per tematiche come flore, vertebrati e invertebrati, offrono un percorso didattico che favorisce la comprensione dell’evoluzione degli ecosistemi e dei paleoambienti mediterranei attraverso pannelli illustrativi e strumenti di supporto educativo. 

studenti al museo di paleontologia

Studenti al Museo di Paleontologia insieme con la prof.ssa Rossana Sanfilippo

Nel pomeriggio il gruppo si è spostato al Museo di Zoologia e Casa delle Farfalle, il più antico museo zoologico della Sicilia, fondato nel 1853. 

Gli studenti sono stati accolti dal prof. Carmelo Fruciano e dal dott. Fabio Viglianisi, che hanno evidenziato le caratteristiche del museo non solo come luogo di conservazione di esemplari faunistici, ma come vero e proprio strumento di esplorazione della biodiversità animale. 

La collezione include un’ampia varietà di specie, dai piccoli colibrì agli imponenti mammiferi, e offre l’occasione di osservare come l’evoluzione e l’adattamento abbiano modellato gli organismi nel tempo. 

A seguire gli studenti, in autonomia, hanno proseguito il loro percorso formativo recandosi a Messina, dove hanno visitato la sede distaccata della Stazione Zoologica “Anton Dohrn” (sede distaccata di Napoli), approfondendo ulteriormente tematiche legate alla ricerca marina e alla conservazione delle risorse biologiche del Mediterraneo.

Studenti al Muzoo

Studenti in visita al Museo di Zoologia e Casa delle Farfalle

Sul versante est dell’Etna: osservazioni sulle dinamiche vulcaniche e la ricrescita della vegetazione pioniere

Nell’ultima giornata, con la guida dei docenti Gianpietro Giusso del Galdo, Pietro Minissale e Saverio Sciandrello, gli studenti portoghesi hanno effettuato un’escursione sul versante est dell’Etna, passando da Milo e raggiungendo il sentiero che da Pietra Cannone raggiunge la parte bassa della Valle del Bove qui è stato possibile fare osservazioni sulle piante e sulle dinamiche innescaste dalle attività vulcaniche, come le colate laviche che azzerano la vegetazione ma che nel tempo le ricolonizza. 

In particolare, si è visto come la colata del 1979 è stata colonizzata dalle piante pioniere e come la caduta, nel tempo, di materiale piroclastico e ceneri vulcaniche ha accelerato i processi di formazione del suolo adatto alla crescita delle piante. Ci si è avvicinati inoltre al fronte della ultima colata lavica che ha interessato la Valle del Bove a gennaio 2026. Infine, si è conclusa l’escursione con un percorso nel bosco della Cerrita con grigliata finale al rifugio di Serra Buffa. 

Studenti sull'Etna

Studenti sull'Etna

Associazionismo studentesco e formazione sul campo: un modello virtuoso di scambio culturale e scientifico

Nel complesso, questo tipo di attività, nato dall’interazione di studenti particolarmente intraprendenti nel ricercare brevi occasioni formative lontano dalla propria sede universitaria, e dalla disponibilità di docenti di altre università come quella di Catania, dimostra come esperienze significative possano realizzarsi anche in assenza di ingenti sostegni finanziari. 

«Queste iniziative non solo favoriscono lo scambio culturale e scientifico tra studenti di diverse nazionalità e generazioni, ma propongono anche un modello virtuoso di organizzazione basato sull’associazionismo studentesco», ha spiegato il prof. Pietro Minissale

«È un modello che, se adeguatamente valorizzato, potrebbe essere maggiormente implementato nelle università italiane, in particolare nei corsi di studio che traggono un grande beneficio dall’osservazione diretta dei fenomeni naturali, promuovendo autonomia, collaborazione e competenze pratiche nei giovani ricercatori», ha aggiunto il docente.

Minissale

In foto da sinistra Leonor Correia, Pietro Minissale e Tomás Ramos 

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