Al Monastero dei Benedettini Shady Lewis presenta il suo debutto in Italia: un viaggio tra Londra e il Cairo che indaga le barriere della burocrazia, gli stereotipi occidentali e il peso della perdita nella società contemporanea
«È una storia vera, io personalmente ho ricevuto la chiamata dal Cairo; tutto quello che è successo dopo è pura fantasia, ma mi ha ispirato a scrivere il libro». Lo scrittore e giornalista egiziano Shady Lewis ha introdotto con queste parole il romanzo Sul meridiano di Greenwich, partendo proprio dall’incipit del libro che trae origine da un’esperienza personale.
Un volume che è stato presentato nei giorni scorsi al bookshop del Monastero dei Benedettini nell’ambito dell'evento curato da Officine Culturali.
A dialogare con l’autore sono state Alba Rosa Suriano e Rosa Pennisi, docenti di Lingua e letteratura araba all'Università di Catania, con il fondamentale contributo del traduttore Ezzat Hassan, docente madrelingua araba dell’ateneo catanese.
Il romanzo, pubblicato in Italia da Mesogea, segna il debutto nella nostra lingua di una voce potente della letteratura araba contemporanea. Al centro della narrazione si trova un egiziano residente a Londra la cui routine – termine ormai entrato nell'uso comune e dunque in tondo – viene sconvolta da una telefonata dal Cairo: un caro amico lo incarica di occuparsi dei funerali di un giovane rifugiato siriano. Questo espediente narrativo trasforma una vicenda personale in una riflessione profonda sui meccanismi di esclusione e repressione delle società moderne.
L'autore, che vive a Londra dal 2005, ha esplorato il tema della morte, non solo in senso fisico, ma come perdita della patria e della propria condizione sociale. E, inoltre, anche quello del peso della burocrazia britannica, descritta come un labirinto che disumanizza l'individuo.

Alcune copie del romanzo "Sul meridiano di Greenwich"
Il protagonista, che nel romanzo rimane senza nome per favorire l'immedesimazione del lettore, si ritrova a sfidare le stigmatizzazioni e gli stereotipi che l'Occidente proietta sul mondo orientale. Lewis ha spiegato di aver voluto compiere un "viaggio al contrario", utilizzando l'ironia per decostruire l'immagine dell'orientale visto alternativamente come figura esotica o barbara.
Il titolo stesso, Sul meridiano di Greenwich, simboleggia la posizione liminale del protagonista, sospeso tra due mondi. L’autore si interroga su chi abbia avuto il potere di dividere geograficamente il pianeta, riflettendo sulla difficoltà di integrazione in un sistema che incoraggia la diversità solo a livello teorico, ma che all'atto pratico incasella le persone in categorie rigide.
Un passaggio significativo del dibattito ha riguardato il ruolo dei media nella conservazione della memoria. Per il protagonista, Facebook diventa un 'tempio dell'eternità' dove il profilo di un amico scomparso continua a inviare notifiche, creando un'illusione di presenza che rende difficile l'accettazione della perdita.
L'opera, definita dalle docenti come un testo che affronta temi universali quali la solitudine dell'esilio e il razzismo istituzionale, si conclude con un messaggio sulla necessità di trovare soluzioni collettive alle problematiche dell'integrazione, superando le barriere burocratiche che rendono estranei anche coloro che vivono nello stesso luogo da anni.

In foto l'autore Shady Lewis con le docenti Alba Rosa Suriano e Rosa Pennisi e il traduttore Ezzat Hassan