La "Fondazione Siciliae Studium Generale 1434", presentata a Confindustria Catania, mira a costruire trasformare il capitale umano in opportunità di sviluppo per il territorio
Trattenere i talenti in Sicilia, rafforzare il legame tra università e imprese e trasformare la formazione in una leva concreta di sviluppo. È questo il cuore della Fondazione Siciliae Studium Generale 1434, presentata nella sede di Confindustria Catania e istituita dall’Università di Catania come nuovo strumento strategico per connettere in modo strutturato formazione, ricerca e sistema produttivo.
La Fondazione nasce con l’obiettivo di valorizzare il capitale umano e accompagnare i giovani verso opportunità professionali qualificate, attraverso percorsi formativi pienamente integrati con la ricerca e con le esigenze del mercato del lavoro. In questa prospettiva, punta a sviluppare modelli didattici innovativi fondati su una collaborazione stabile tra docenti, imprese e professionisti, favorendo al tempo stesso la creazione d’impresa, il trasferimento tecnologico e la diffusione dell’innovazione sul territorio.
A indicare la cornice del progetto è stato il rettore dell’Università di Catania, Enrico Foti, che ha sottolineato come l’obiettivo sia “mettere insieme il territorio, il mondo delle imprese e l’università per valorizzare reciprocamente competenze ed esperienze, soprattutto a vantaggio dei giovani”. Una visione che, ha aggiunto, si riassume nell’idea di “studiare e lavorare in Sicilia”, rafforzando da un lato il sistema produttivo e dall’altro il capitale umano formato dall’università. In questa direzione, la Fondazione punta a fare da acceleratore del rapporto tra ateneo e tessuto imprenditoriale, orientando i percorsi formativi verso “competenze immediatamente spendibili”.

In foto da sinistra Franz Di Bella, Enrico Foti, Cristina Busi e Elita Schillaci
Su questa linea si è inserito anche l’intervento della presidente della Fondazione, Elita Schillaci, che ha richiamato la centralità della formazione come prima missione del nuovo soggetto. “Il nostro ruolo è quello di fare da ponte concreto tra università e imprese”, ha spiegato, sottolineando la necessità di una formazione capace di seguire “l’evoluzione del mercato e delle tecnologie”.
L’Academy rappresenterà il core business della Fondazione, affiancata da attività di supporto alla creazione d’impresa, placement e accompagnamento degli studenti verso il lavoro. Schillaci ha inoltre evidenziato la necessità di preparare i giovani alle trasformazioni in atto, dall’intelligenza artificiale alle nuove richieste del mercato, senza trascurare “le soft skills”, ormai decisive quanto le competenze tecniche.
Dal lato delle imprese, la presidente di Confindustria Catania, Cristina Busi, ha rimarcato il valore strategico dell’iniziativa. “Dobbiamo costruire un legame sempre più forte tra università e mondo produttivo”, ha affermato, osservando che le aziende hanno il dovere di esprimere con chiarezza i propri fabbisogni in un contesto economico che cambia rapidamente. In questo scenario, ha aggiunto, attrarre nuovi talenti è “fondamentale, enormemente importante”, perché i giovani rappresentano “un patrimonio per il futuro” che la Sicilia non può permettersi di perdere.
A rafforzare questo messaggio è stato il vicepresidente vicario di Confindustria Catania e componente del Cda della Fondazione, Franz Di Bella, secondo cui il nuovo organismo rappresenta “un passaggio fondamentale per creare opportunità concrete e non lasciare ai nostri giovani un futuro di rimpianti”. Di Bella ha insistito sul bisogno di far dialogare in modo stabile formazione e sistema produttivo, superando quella distanza che troppo spesso impedisce di trasformare i percorsi universitari in sbocchi professionali coerenti con le esigenze delle aziende. Da qui anche il richiamo a una partecipazione attiva delle imprese, chiamate a contribuire alla definizione di fabbisogni, competenze e percorsi utili a generare lavoro qualificato.