Lo studio di Unict, finanziato dal Parco archeologico di Catania, grazie a una indagine georadar, ha svelato un sistema di antichi canali sotterranei al livello dell’orchestra
Sotto il Teatro Antico di Catania è stato individuato un antico sistema di canalizzazioni per intercettare e poi far defluire verso il mare le acque della falda acquifera sotterranea.
È quanto emerge da un nuovo studio geo-archeologico e geofisico finanziato dal Parco Archeologico di Catania e della Valle dell’Aci, guidato da Giuseppe D’Urso, e commissionato all’Università di Catania che getta nuova luce sulla storia e sull’utilizzo del Teatro Antico, spettacolare complesso monumentale che, insieme all’Odeon, è racchiuso nel centro storico della città all’interno di un caseggiato settecentesco lungo la via Vittorio Emanuele.
L’indagine ha visto un approccio pluridisciplinare che, insieme all’archeologa del Parco, Giulia Falco, ha coinvolto Sebastiano Tarascio, Giovanni Barreca, Salvatore Gambino e Carmelo Monaco ovvero geologi e ricercatori del Dipartimento di Scienze Biologiche e Ambientali dell’Università di Catania e associati all’Ingv - Istituto di Geofisica e Vulcanologia – Osservatorio etneo, sezione di Catania, coadiuvati dallo Studio Geologi Associati T.S.T. di Catania. I risultati dello studio sono stati pubblicati di recente sulla rivista scientifica Annals of Geophysics.

Vista da nord-ovest della platea dell'Antico Teatro di Catania, allagata dalle acque sotterranee (24 febbraio 2022)
«Questo studio – commenta il direttore del Parco, Giuseppe D’Urso, che fa finanziato il progetto - ha restituito nuove informazioni sulla complessa rete di canalizzazioni che regolava il drenaggio delle acque e contribuisce a spiegare le criticità che oggi interessano l’orchestra del monumento, offrendo basi concrete per future azioni di monitoraggio e salvaguardia. Come Parco Archeologico e Paesaggistico di Catania e della Valle dell’Aci abbiamo deciso di finanziare questa ricerca perché ricostruire il funzionamento delle antiche infrastrutture idrauliche significa dotarsi di dati scientifici indispensabili per programmare interventi di conservazione efficaci e sostenibili. I risultati raggiunti dimostrano quanto sia strategico investire nella collaborazione tra istituzioni della tutela e mondo della ricerca».
Costruito su preesistenze greche nel I secolo d.C., in stretto collegamento a Est con il santuario di Demetra, a Nord con le terme della Rotonda, il Teatro costituì, insieme con l’attiguo Odéon, un vero e proprio complesso monumentale “polifunzionale”: al Teatro si rappresentavano tragedie, commedie, spettacoli di mimo e spettacoli acquatici, all’Odéon recitazioni di poesie e spettacoli musicali, e verosimilmente le prove degli spettacoli rappresentati nel Teatro.

Macchie di corrosione sulle lastre di marmo del podio mostrano il livello raggiunto dalle acque sotterranee in passato
Giulia Falco, archeologa del Parco, responsabile scientifico della ricerca per gli aspetti archeologici, spiega che «l’attività di mappatura delle aree a rischio del Teatro condotta negli anni 2022-2023 aveva evidenziato nella superficie dell’orchestra diversi cedimenti del rivestimento pavimentale in marmo, in particolare nel settore Sud-Est». «La stessa orchestra è periodicamente allagata dalla falda acquifera presente nel sottosuolo, che per diversi mesi l’anno ricopre buona parte dei rivestimenti lapidei e la parte più bassa del monumento», ha aggiunto.
«Il ruscellamento dell’acqua, che fuoriesce in particolare dall’aditus occidentale e tra gli interstizi del rivestimento pavimentale del settore ovest dell’orchestra, deposita abbondante materiale detritico, mentre il ristagno prolungato favorisce la crescita di patine biodeteriogene e di piante infestanti apportando nocumento ai rivestimenti», spiega la dott.ssa Giulia Falco.
«Per comprendere le cause del cedimento della superficie pavimentale e della periodica risalita del livello freatico della falda, e conseguentemente poter individuare strategie di contrasto al deterioramento delle superfici - ci tiene a precisare -, è stata eseguita in corrispondenza del piano dell’orchestra un’indagine geofisica non distruttiva con georadar al duplice scopo di ricostruire gli orizzonti litologici del substrato e soprattutto individuare eventuali cavità e/o canali di raccolta sotterranei utilizzati in passato per il drenaggio delle acque».

Uscite verso il palcoscenico dei canali di drenaggio situati sotto la platea
Carmelo Monaco, ordinario di Geologia strutturale dell’Università di Catania, responsabile scientifico della ricerca per gli aspetti geologici, spiega che «l’analisi geologica e l’indagine georadar condotte in corrispondenza del piano dell’orchestra del Teatro Antico hanno permesso di verificare il comportamento della falda acquifera nonché l’esatta localizzazione delle cavità che insistono al di sotto della superficie di calpestio».
«In base alla piovosità - ha aggiunto -, l’altezza del livello freatico subisce delle variazioni notevoli sia durante l’anno che nel corso degli anni, da meno 2 metri a più un metro rispetto al piano dell’orchestra. Stando alle conoscenze acquisite in precedenza e alle analisi di numerosi sondaggi disponibili, si ritiene che la falda acquifera sia di tipo superficiale, per quanto siano comunque necessari studi più approfonditi e un monitoraggio continuo del livello freatico.

Ricercatori impegnati in attività di monitoraggio con apparecchiature georadar
I risultati della ricerca
Sulla base dei dati acquisiti con il georadar (GPR) si può affermare l’esistenza di canali sotterranei orientati circa Nord-Sud a profondità di 60–70 cm al di sotto del piano dell’orchestra (vedi mappa), uno dei quali all’estremità Sud-Est, interessata da cedimenti. I recapiti dei canali sono ancora visibili all’interno del cavo del palcoscenico, probabilmente collegati a monte dal canale per la raccolta delle acque di scolo che corre lungo il perimetro settentrionale dell’orchestra (il cosiddetto euripo).
Un altro canale sotterraneo orientato circa Nord-Sud potrebbe essere ubicato nel settore occidentale del piano orchestra, ma non è attualmente rilevabile a causa della sovrapposizione di un edificio ottocentesco (Palazzo Fasanaro). Si tratta di un probabile sistema di canalizzazione, ormai in parte cieco e/o ostruito dai sedimenti accumulatisi nei secoli, che doveva servire per il drenaggio delle acque di falda provenienti da monte e delle acque che anticamente ricoprivano l’orchestra in occasione degli spettacoli acquatici, e che doveva collegarsi a sud con un possibile canale di deflusso verso il mare.
Da notare che l’attuale quota della via Vittorio Emanuele di fronte al teatro è di circa 13 metri, mentre la quota del piano orchestra risulta di 10,40 m, dunque 2 metri e mezzo circa più bassa. Dagli studi effettuati si ritiene che la colata lavica del 1669, i riempimenti naturali e/o artificiali e le livellazioni stradali effettuate nel secolo XIX abbiano stravolto l’originaria morfologia dell’area, come mostrato anche dai notevoli spessori (6-7 metri) di materiale di riporto e di strutture murarie rinvenuti nei numerosi sondaggi effettuati nell’area.
Dunque, si ipotizza la presenza di un canale di deflusso di origine naturale (probabilmente un ramo dell’antico Fiume Amenano), situato in corrispondenza dell’attuale via Vittorio Emanuele, verso cui gli antichi utilizzatori del Teatro facevano defluire le acque quando necessario.

Ricostruzione planimetrica della possibile configurazione dei canali di drenaggio sotto il livello dell'orchestra del Teatro Antico di Catania (rilievo con tecnologia laser scanner nell'ambito del "Progetto per la valorizzazione e l'incremento dell'utilizzo del Teatro Romano e delle Terme della Rotonda di Catania", Regione Siciliana - Assessorato ai Beni Culturali e all'Identità Siciliana, 30 maggio 2015). Le sezioni sotterranee individuate tramite georadar sono indicate con linee tratteggiate rosse, mentre il tracciato dell'euripo è indicato da una linea tratteggiata gialla