Tommaso Frosini: «La sfida è coniugare innovazione e diritti»

Intervista al giurista dell’Università “Benincasa” di Napoli, nuovo componente del Comitato scientifico della Scuola Superiore di Catania

Mariano Campo

La Scuola Superiore di Catania ha un nuovo componente di area umanistica nel suo Comitato scientifico: è il professor Tommaso Edoardo Frosini, ordinario di Diritto pubblico comparato all'Università "Suor Orsola Benincasa" di Napoli e direttore del dipartimento di Scienze giuridiche ed economiche nell’ateneo partenopeo.

Il giurista è stato scelto dal rettore Enrico Foti nell’ambito di una terna di docenti esterni proposta dal Senato Accademico — figure che si sono particolarmente distinte nei rispettivi ambiti disciplinari — e subentra alla professoressa Donatella Alessandra Della Porta, ordinaria presso la classe di Scienze politico-sociali della Scuola Normale Superiore di Pisa, che ha recentemente rassegnato le dimissioni dall'incarico.

Catanese di nascita, il prof. Frosini vanta anche un percorso istituzionale di lungo corso: attualmente presiede il CIRA (Centro Italiano Ricerche Aerospaziali) di Capua, dopo aver ricoperto, tra gli altri, i ruoli di vicepresidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, componente della Commissione di garanzia sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali e della Commissione ministeriale VIA/VAS presso il ministero della Transizione ecologica, nonché avvocato del Senato della Repubblica in diverse cause dinanzi alla Corte Costituzionale. È direttore e condirettore di diverse riviste giuridiche di fascia “A” e autore di decine di volumi (di cui due tradotti in spagnolo) e di centinaia di articoli pubblicati nella più prestigiose riviste scientifiche.

Sul piano scientifico, il suo campo d'elezione sono le forme di governo: è stato tra i primi teorizzatori in Italia del modello del premierato, anticipando alcuni aspetti di un dibattito che oggi è su tutte le prime pagine. Sulle orme del padre Vittorio Frosini, ha inoltre dedicato ampia parte della sua produzione al rapporto tra diritto, diritti e tecnologie, un crocevia sempre più centrale nel panorama giuridico contemporaneo.

«È vero – precisa -, sono stato tra i primi a occuparmi del rapporto tra diritto e tecnologie dal punto di vista del diritto costituzionale. Ma il vero pioniere è stato mio padre, Vittorio. Già nel 1965, in occasione della sua prolusione come nuovo professore ordinario di Filosofia del diritto all'Università di Catania, dedicò la sua lectio a un tema allora straordinariamente innovativo: Umanesimo e tecnologia nella giurisprudenza. Tre anni dopo, nel 1968, pubblicò Cibernetica, diritto e società, il primo libro in Italia e tra i primissimi in Europa ad affrontare questi argomenti. È un'opera che conserva ancora oggi una sorprendente attualità e che consiglio di leggere, perché anticipa molte delle sfide con cui ci confrontiamo oggi: come coniugare l'innovazione tecnologica con la tutela della persona e della democrazia. È proprio il tema dell'umanesimo, infatti, a rimanere il punto di riferimento imprescindibile di questa riflessione».

Tommaso Frosini

In foto Tommaso Frosini

Da catanese e oggi componente del Comitato Scientifico della Scuola, quale ruolo può avere una realtà d’eccellenza come questa nel trattenere talenti, rafforzare il legame con il territorio e trasformare Catania in un laboratorio nazionale di cultura giuridica e civile?

Catania vanta una storia prestigiosa e una solida tradizione culturale e scientifica. Grazie alla Scuola Superiore può rafforzare ulteriormente il proprio ruolo di punto di riferimento anche per chi desidera approfondire gli studi giuridici e formarsi ai valori di una cittadinanza democratica consapevole e responsabile. In questa prospettiva, la Scuola ha tutte le potenzialità per offrire un contributo significativo. A rendere ancora più attrattivo questo percorso sarà poi la straordinaria bellezza di Catania.

Per quanto mi riguarda, il legame con questa città, dove sono nato, e con la Sicilia è profondo. Poter mettere la mia esperienza al servizio della Ssc, attraverso l'impegno nel suo Comitato scientifico, rappresenta per me un grande onore e un autentico motivo di orgoglio.

Nel corso della sua esperienza accademica e istituzionale ha avuto modo di osservare da vicino il funzionamento delle principali istituzioni del Paese. Quali qualità ritiene oggi indispensabili per una nuova classe dirigente chiamata a governare trasformazioni complesse – dalla rivoluzione digitale alle sfide ambientali e geopolitiche – e quale contributo può offrire una comunità di eccellenza come quella della Scuola Superiore di Catania alla formazione di questa leadership del futuro?

Tra le qualità più importanti che oggi uno studioso deve possedere c'è sicuramente la capacità di muoversi in una prospettiva interdisciplinare, mettendo in dialogo saperi diversi. Non è più possibile restare confinati entro i limiti della propria disciplina: è necessario comprendere e approfondire tutto ciò che interagisce con il proprio ambito di studio.

Faccio un esempio personale. Da circa un anno, come presidente del Cira, mi occupo di aerospazio. È un settore che può certamente essere affrontato dal punto di vista del diritto e dell'economia, ma per comprenderlo davvero è indispensabile conoscere anche gli aspetti ingegneristici, le innovazioni industriali e le sfide poste dalla circolazione nello spazio. Lo stesso approccio vale per temi come il digitale, la bioetica e la sostenibilità ambientale: sono ambiti complessi che richiedono competenze trasversali e la capacità di integrare prospettive diverse.

A suo avviso, in che modo una scuola di alta formazione come la Scuola Superiore di Catania può contribuire a formare giuristi e dirigenti pubblici capaci di leggere insieme diritto, istituzioni e innovazione tecnologica, senza perdere il riferimento ai diritti fondamentali? 

Mi sembra che la Scuola, sotto l'autorevole guida della collega Ida Nicotra, stia già formando giuristi e futuri dirigenti pubblici con una visione strategica, capace di integrare diritto, tecnologia e istituzioni. Non vedo il rischio che questo percorso possa allontanare dal riferimento ai diritti fondamentali; al contrario, la tecnologia deve essere applicata al diritto proprio nel pieno rispetto di quei principi. 

Ciò significa tutelare la privacy delle persone, garantire i diritti dell'individuo nell'ambiente digitale e assicurare che lo sviluppo e l'impiego dell'intelligenza artificiale siano sempre al servizio della persona. È questa, a mio avviso, la vera missione: conoscere la tecnologia, comprenderne le potenzialità e saperla utilizzare in funzione del diritto e dei diritti.

Tommaso Frosini al Cira

Tommaso Frosini al CIRA

 

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