Tra Apollo e Dioniso: la scuola come conflitto educativo

A Officine culturali la presentazione de L’anno del dionisiaco di Andrea Tomaselli: un dialogo tra autori, accademici e editori su educazione, potere, desiderio e critica della scuola burocratizzata, nel segno di una scrittura intesa come pratica maieutica

Stefano Zito

«L’arte fine a sé stessa non mi interessa, infatti scrivo con lo scopo di fare maieutica». Con queste parole, lo scrittore Andrea Tomaselli ha introdotto la presentazione del suo nuovo romanzo L’anno del dionisiaco, pubblicato da Aculei Edizioni e promosso da Officine Culturali, che si è svolta nei giorni scorsi al bookshop del Monastero dei Benedettini dell'Università di Catania. 

Dopo i saluti iniziali di Maria Rachele Sidoti per Officine Culturali, l’autore ha dialogato con Stefania Rimini, direttrice del Dipartimento di Scienze umanistiche dell’Università di Catania, Claudia Cantale, sociologa dei processi culturali e comunicativi, Rosita Mazzei e Mario Saccomanno, entrambi editori di Aculei Edizioni. L’evento ha rappresentato un importante momento di confronto culturale, richiamando il pubblico attorno ad un romanzo capace di interrogare i confini tra norme, potere e libertà educativa.

In foto Claudia Cantale, Andrea Tomaselli e Stefania Rimini

In foto Claudia Cantale, Andrea Tomaselli e Stefania Rimini

Il romanzo segue Semèle Onetti, docente di lettere in un istituto tecnico, convinta che la sola cultura non basti a salvare i ragazzi in difficoltà e che sia invece necessario un amore concreto, fatto di cura, prossimità e presenza. Quando capisce che Marés, un suo studente, rischia una grave deriva personale, decide di intervenire oltre i limiti istituzionali, entrando in conflitto con colleghi, dirigente scolastico e norme sociali. 

La vicenda si costruisce attorno alla contrapposizione tra il principio apollineo, legato a ordine, disciplina e obbedienza, e quello dionisiaco, associato a impulso vitale, eros, creatività e trasformazione. Da questa tensione emergono i principali temi del libro, tra cui educazione, desiderio, responsabilità dell’adulto, critica della scuola burocratizzata e contrasto tra norma sociale e autenticità dell’esistenza.

Lo scrittore ricorda la sua esperienza da insegnante affermando: «Questo è un romanzo nato dagli anni vissuti nel mondo dell’insegnamento e scritto per interrogare il rapporto tra desiderio, trauma, educazione e potere». 

L’autrice della prefazione, Claudia Cantale, ha poi aggiunto: «La protagonista cerca di “insegnare ad amare” ai propri studenti e alle proprie studentesse, nel tentativo di impedire che altri ripetano gli stessi errori di cui lei è stata vittima». Mario Saccomanno lo definisce «un libro spinoso, aporetico, coraggioso e capace di mettere in risalto gli spazi acuminati del sapere». 

La copertina del romanzo "L’anno del dionisiaco"

La copertina del romanzo "L’anno del dionisiaco"

Gli editori di Aculei Edizioni, Rosita Mazzei e Mario Saccomanno, hanno sottolineato: «Negli ultimi mesi abbiamo ricevuto circa seicento proposte, ma il romanzo, inviato da Andrea Tomaselli con una breve email, ci ha colpito al punto da essere pubblicato come primo titolo in assoluto della casa editrice». 

In seguito, Stefania Rimini ha evidenziato con chiarezza il senso profondo del romanzo: «Non è soltanto una storia ambientata nella scuola, ma una riflessione radicale sul presente, sulle istituzioni educative e sulla possibilità di immaginare relazioni più umane». E ha precisato: «Le stesse contraddizioni che attraversano la scuola riguardano anche il mondo accademico. Discutere di questo romanzo in quest’aula significa accettarne la provocazione e farla propria».

Andrea Tomaselli ha messo in risalto il processo di “burocratizzazione” della formazione studentesca, raccontando: «Ero circondato da colleghi la cui preoccupazione era la burocrazia informatica. Nelle aule sentivo professori parlare di voti e notavo come non parlassero con i ragazzi, ma dei ragazzi, finendo per sparlare di loro». Ha poi aggiunto: «Invece di educare i nostri studenti, siamo ridotti a ragionare su come ridurli a tabelle Excel, distruggendo in questo modo il dialogo umano e formativo». Claudia Cantale ha quindi sottolineato: «Il libro costruisce una sorta di simulacro perenne della vita, denunciando un sistema che produce menti docili e incapaci di immaginazione».

Un momento dell’incontro

Un momento dell’incontro

A seguire Claudia Cantale ha evidenziato: «Nel romanzo, la figura femminile può essere letta attraverso una chiave dionisiaca che richiama direttamente il mito greco di Semele, madre di Dioniso. Il principio dionisiaco, inteso come forza vitale legata all’eros, all’eccesso, alla disgregazione delle forme e alla trasformazione, si oppone alla dimensione apollinea della scuola, fondata su ordine, disciplina e controllo istituzionale». In questa prospettiva, ha aggiunto: «Il trauma dello stupro che segna Semèle Onetti diventa la soglia di una trasformazione identitaria, che attraversa una frattura capace di dissolvere la sua identità precedente per aprirla a una nuova configurazione dell’esperienza».

L’autore Andrea Tomaselli ha rimarcato: «La donna del romanzo destabilizza l’ordine istituzionale, mette in crisi le forme consolidate del sapere e trasforma il trauma in una forza generativa. Come nel mito di Semele, anche qui è proprio dall’eccesso e dalla distruzione simbolica che prende forma una nuova possibilità di pensiero e di esperienza del mondo». Ha poi concluso la presentazione affermando: «Il punto non è soltanto raccontare un evento traumatico, ma osservare come la società produca continuamente narrazioni capaci di normalizzare o respingere certi comportamenti».

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