Tra diritti, crittografia e cybercrime: le nuove sfide della Digital forensics

A Ifoss 2026 sono intervenuti Angela Procaccino che ha analizzato il delicato equilibrio tra investigazioni e garanzie costituzionali e Davide Centonze che ha raccontato come cooperazione internazionale e nuove strategie investigative siano diventate decisive nella lotta alla pirateria digitale

Alfio Russo

La Digital Forensics è oggi uno dei terreni più delicati e strategici nel confronto tra innovazione tecnologica, tutela dei diritti fondamentali e sicurezza collettiva. 

L'evoluzione dell'intelligenza artificiale, la diffusione della crittografia, la crescente sofisticazione del cybercrime e l'internazionalizzazione delle indagini impongono infatti nuove competenze e un costante dialogo tra diritto, tecnologia e attività investigativa. 

Sono questi i grandi temi al centro della quinta edizione di IFOSS – International Forensics Summer School, appuntamento internazionale che ha riunito all’Hotel Baia Samuele a Scicli, nei giorni scorsi, studiosi, magistrati, investigatori, forze dell'ordine ed esperti provenienti dal mondo accademico e professionale per fare il punto sulle più recenti evoluzioni della computer forensics e delle discipline correlate. 

La Summer School - diretta dai professori Sebastiano Battiato dell'Università di Catania, Donatella Curtotti dell'Università di Foggia e Giovanni Ziccardi dell'Università di Milano - offre una panoramica sulle migliori pratiche di ricerca e sulle applicazioni concrete delle tecnologie forensi, affrontando questioni che spaziano dall'acquisizione della prova digitale all'intelligenza artificiale, dalla sicurezza informatica alla cooperazione investigativa internazionale. 

Tra i protagonisti dell'edizione 2026 figurano Angela Procaccino, ordinaria di Diritto processuale penale dell'Università di Foggia, e Davide Centonze, dirigente della Polizia di Stato e responsabile del Team Cyber Terrorism del Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica Sicilia Orientale a Catania. 

Due prospettive diverse, ma profondamente complementari: da un lato la riflessione giuridica sui limiti dell'azione investigativa e sulla tutela dei diritti della persona nell'era della crittografia; dall'altro l'esperienza maturata sul campo nel contrasto alle organizzazioni criminali che operano nel cyberspazio, dove tecnologie sempre più avanzate richiedono metodologie investigative innovative e una collaborazione senza confini tra autorità nazionali e internazionali.

Un momento delle lezioni a Ifoss 2026

Un momento delle lezioni a Ifoss 2026

Tra diritto al silenzio, crittografia e tutela della democrazia

La docente Angela Procaccino ricostruisce in questa intervista il quadro normativo europeo e nazionale evidenziando come il bilanciamento tra esigenze investigative e diritti fondamentali debba fondarsi sulla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo. Al centro della sua analisi vi sono il diritto al silenzio, il principio di non autoincriminazione e il valore della crittografia quale presidio non solo della privacy individuale, ma della stessa tenuta delle democrazie moderne. 

Quali sono le principali implicazioni giuridiche e forensi legate alla possibilità di obbligare un sospettato a sbloccare dispositivi digitali criptati e come si bilanciano esigenze investigative e tutela dei diritti fondamentali? 

Il contesto di riferimento è quello normativo multilivello, basti pensare che in Europa i punti di riferimento sono quelli del Diritto dell'Ue, della Convenzione europea dei diritti dell'uomo e poi abbiamo un contesto nazionale. Ovviamente si tratta di contesti normativi che comunicano l'uno con l'altro e si influenzano in maniera molto profonda tra loro, in particolar modo quello europeo sul diritto dei Paesi che fanno parte dell'Ue. Occorre sottolineare che sui temi in oggetto già da diversi anni esiste una importante giurisprudenza della Convenzione europea dei diritti dell'uomo e anche della Corte di Strasburgo.

All’interno di questa giurisprudenza emerge una distinzione fondamentale tra gli elementi di prova volontà-dipendenti e quelli volontà-indipendenti, ossia tra quegli elementi che richiedono un contributo attivo da parte del sospettato, dell’indagato o dell’accusato e quelli che, invece, prescindono dalla sua volontà.

In buona sostanza, si fa riferimento a due categorie principali: da una parte vi sono gli elementi probatori che presuppongono un richiamo alla memoria, un atto di volontà e, quindi, una forma di comunicazione o di esternazione; dall’altra vi sono invece quegli elementi che non richiedono alcuna collaborazione volontaria né un atto comunicativo da parte del soggetto coinvolto.

Un esempio della prima categoria è rappresentato dalle dichiarazioni confessorie, che rientrano tra gli elementi volontà-dipendenti proprio perché presuppongono una scelta consapevole dell’individuo di comunicare determinate informazioni, di renderle note e di trasferirle a un altro soggetto.

Alla seconda categoria appartengono, invece, elementi come le tracce di sangue, l’alito, la saliva e altri liquidi fisiologici, che possono essere acquisiti indipendentemente da un atto di volontà o da una dichiarazione del soggetto interessato.

La tutela prevista dal diritto al silenzio e dal diritto a non autoincriminarsi, che sono le garanzie di cui stiamo parlando, tende pertanto, in linea di principio, a estendersi soprattutto alla prima categoria, cioè agli elementi che richiedono un contributo volontario e una comunicazione da parte dell’individuo, mentre non riguarda normalmente gli elementi della seconda categoria, che possono essere acquisiti senza una partecipazione dichiarativa del soggetto.

Questi sono i principi elaborati dalla giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, che richiamano, peraltro, una distinzione analoga già sviluppata anche nell’ordinamento statunitense, sia dalla dottrina sia dalla giurisprudenza della Corte Suprema degli Stati Uniti.

Alla base di queste garanzie fondamentali — il diritto al silenzio e il diritto a non autoincriminarsi — vi è un valore ancora più generale e centrale: il diritto all’autodeterminazione della persona, ovvero la tutela della libertà dell’individuo di scegliere se e come partecipare al procedimento che lo coinvolge, senza essere costretto a fornire un contributo alla propria incriminazione.

La docente Angela Procaccino

La docente Angela Procaccino 

Come si bilanciano esigenze investigative e tutelare dei diritti fondamentali? 

Il richiamo a questa giurisprudenza ci fornisce elementi interpretativi particolarmente significativi. A questi principi, infatti, si ispira anche la nostra giurisprudenza nazionale e, parallelamente, su tali basi continua a svilupparsi e consolidarsi anche la giurisprudenza della Corte di Lussemburgo.

Si tratta di un percorso giurisprudenziale fondato sulla tutela di un valore essenziale: il diritto al silenzio e il diritto a non autoincriminarsi, garanzie che rappresentano, in ambito processuale, una diretta proiezione del principio più generale della presunzione di innocenza.

In che modo l'evoluzione della crittografia e delle tecniche di acquisizione forense sta influenzando il rapporto tra autorità investigative, procedure penali e protezione della privacy digitale? 

Ad oggi, dal punto di vista tecnico, le conoscenze di cui disponiamo ci dicono che la crittografia continua a garantire un elevato livello di sicurezza e, in buona sostanza, rappresenta ancora uno strumento efficace di protezione per i privati cittadini.

Naturalmente, quando affrontiamo questo tema dobbiamo considerare la dinamica della ricerca della prova nel procedimento penale, che prevede la possibilità per la polizia giudiziaria, per il pubblico ministero e per il giudice di individuare e acquisire gli elementi necessari a dimostrare il fondamento di un’imputazione o di un’accusa. Questa attività di ricerca può avvenire, come sappiamo, attraverso diversi strumenti messi a disposizione dall’ordinamento.

Uno degli strumenti che certamente riesce ad aggirare il meccanismo di protezione della crittografia è, ad esempio, il Trojan informatico, perché opera sostanzialmente superando l’ostacolo rappresentato dalla cifratura: non interviene sulla crittografia in sé, ma consente di accedere ai dati prima che vengano criptati o dopo che sono stati decifrati, agendo direttamente sul dispositivo dell’utente.

Dal punto di vista della politica criminale e, soprattutto, della tutela dei diritti fondamentali degli individui, è importante richiamare una pronuncia che, a mio avviso, è stata e continua a essere fondamentale: una sentenza di alcuni anni fa della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo, relativa al caso Poggiasov contro Russia.

In quella decisione la Corte europea dei diritti dell’uomo ha affermato un principio di grande rilievo: gli Stati, così come le istituzioni europee, non possono mettere in discussione o indebolire la crittografia, perché essa non rappresenta soltanto uno strumento di protezione del singolo individuo, ma tutela un valore che va ben oltre la dimensione personale.

La crittografia, infatti, è considerata uno strumento essenziale per la protezione delle democrazie, perché garantisce la sicurezza delle comunicazioni, la riservatezza e la libertà degli individui in una società digitale.

Di conseguenza, nel necessario bilanciamento tra le esigenze di tutela della sicurezza pubblica, di prevenzione dei reati e di repressione degli illeciti, la Corte europea di Strasburgo ha evidenziato come non si possa sacrificare indiscriminatamente la protezione garantita dalla crittografia. In questo equilibrio deve rimanere fermo il principio secondo cui la tutela della democrazia e dei diritti fondamentali richiede anche la salvaguardia del diritto alla crittografia.

Un momento di presentazione dei poster

Un momento di presentazione dei poster a Ifoss 2026

Pirateria digitale, cooperazione globale e nuove strategie investigative

L'intervista a Davide Centonze conduce all'interno delle più recenti evoluzioni del cybercrime, mostrando come la pirateria digitale sia diventata un fenomeno criminale altamente specializzato, capace di adattarsi rapidamente ai cambiamenti tecnologici. 

L'investigatore descrive l'evoluzione delle organizzazioni transnazionali e illustra il metodo operativo basato sui principi del follow the money, follow the people e follow the streaming, che ha consentito di ottenere importanti risultati nelle operazioni internazionali contro la pirateria audiovisiva. Un approccio multidisciplinare che integra competenze tecniche, analisi finanziaria, cooperazione giudiziaria e collaborazione con organismi come Europol, Eurojust e Interpol, dimostrando come il contrasto al cybercrime richieda oggi una risposta globale e fortemente coordinata.

Come si è evoluta la pirateria digitale nell'era delle piattaforme online e quali sono le principali sfide investigative poste da reti criminali transnazionali sempre più strutturate e tecnologicamente avanzate? 

La pirateria digitale sfrutta quelli che sono i cambiamenti sociali, la globalizzazione e le opportunità delle nuove tecnologie. Una delle caratteristiche è quella della capacità di adattarsi ai cambiamenti da parte di chi gestisce questo fenomeno, tanto che ad ogni operazione di polizia i criminali cambiano il loro modo di superare, imparando dai propri errori. 

Questo significa che, rispetto a cinque anni fa, quando sono state avviate le prime indagini, ci siamo trovati di fronte a una scena del crimine completamente diversa. All’epoca il fenomeno si manifestava attraverso strutture più tradizionali, mentre nell’operazione di gennaio abbiamo riscontrato una realtà profondamente trasformata.

Oggi non sono più necessarie stanze dotate di un elevato numero di decoder collegati a parabole e sistemi satellitari: è sufficiente un singolo computer, con il supporto di una macchina virtuale, per gestire milioni di flussi contemporaneamente e generare profitti considerevoli.

Questa evoluzione richiede da parte nostra competenze e professionalità sempre più elevate, oltre alla capacità di affrontare il fenomeno attraverso un approccio realmente multidisciplinare, che integri attività investigative, cooperazione internazionale e una stretta collaborazione tra settore pubblico e privato.

Un momento della "lectio" di Davide Centonze

Un momento della "lectio" di Davide Centonze

Quali strategie operative e forme di cooperazione internazionale risultano più efficaci nel contrasto alla pirateria digitale e quali insegnamenti può offrire il caso dell'operazione taking down condotto dalla polizia postale e per la sicurezza cibernetica? 

Entrando più nello specifico del taglio investigativo, il nostro metodo, che è quello che applichiamo più in generale anche nella lotta al cybercrime, si basa su tre principali approcci: il follow the money, il follow the people e il follow the streaming.

Nel caso della pirateria digitale, infatti, ci troviamo di fronte a un crimine che si sviluppa esclusivamente in ambiente digitale, ma che ha come elemento centrale, come principale leva motivazionale dei criminali, il profitto economico. Allo stesso tempo, come ogni fenomeno criminale, presuppone necessariamente la presenza di soggetti responsabili, di autori che devono essere individuati e ricostruiti nelle loro attività.

Per questo motivo, l’integrazione dei tre approcci investigativi si è dimostrata particolarmente efficace, consentendo di arrivare anche a importanti operazioni di take down, cioè alla disarticolazione delle infrastrutture criminali coinvolte.

Un elemento fondamentale per il successo di queste attività è stato, inoltre, il ruolo della cooperazione internazionale, che ha rappresentato un vero e proprio elemento di apertura per questo tipo di operazioni in Italia. Grazie a queste collaborazioni siamo riusciti a intervenire anche in Paesi europei ed extraeuropei, arrivando al sequestro di server localizzati, ad esempio, in Hong Kong e in India.

Attraverso forme strutturate di collaborazione con organismi come Eurojust, Europol e Interpol, e anche grazie al progetto HETON, coordinato dalla Direzione Investigativa Antimafia italiana, abbiamo potuto partecipare direttamente alle attività di perquisizione condotte all’estero, fornendo supporto ai colleghi delle autorità straniere e contribuendo al sequestro di importanti elementi probatori e di evidenze digitali fondamentali per le indagini.

Un momento di presentazione dei poster a Ifoss 2026

Un momento di presentazione dei poster a Ifoss 2026

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