Tra memoria, ricerca e futuro

Al Cut di Unict la Summer School internazionale che mette in dialogo arti, design e innovazione. Tre giornate dedicate ai nuovi linguaggi della ricerca artistica contemporanea tra archivi, etica, tecnologie e pratiche curatoriali

Alfio Russo (ha collaborato Giorgia Asero)

Catania diventa per tre giorni un laboratorio internazionale di idee, linguaggi e sperimentazioni. Il Centro Universitario Teatrale dell’ateneo catanese, da stamattina, ospita l’International PhD Summer School dal titolo Approcci interdisciplinari alle pratiche artistiche, progettuali e curatoriali: Produzione, Memoria, Etica, Ermeneutica, promossa dall’Accademia di Belle Arti di Catania nell’ambito del Dottorato di ricerca in Scienze della Produzione Artistica e del Patrimonio.

Un appuntamento – organizzato con il patrocinio dell’Università di Catania - che riunisce 47 dottorandi e dottorande insieme con docenti e studiosi provenienti da atenei e istituzioni accademiche italiane e internazionali, con l’obiettivo di riflettere sulle trasformazioni della ricerca artistica contemporanea, sulle nuove metodologie di produzione della conoscenza e sul rapporto sempre più stretto tra patrimonio culturale, tecnologie e pratiche interdisciplinari.

La Summer School si propone come uno spazio aperto di confronto e scambio, dove arti visive, teatro, design, archivistica, cultura digitale e ricerca progettuale dialogano per costruire nuove prospettive di studio e collaborazione scientifica internazionale.

Con la direzione scientifica di Ambra Stazzone e Vittorio Ugo Vicari, coordinatore del corso di dottorato, l’iniziativa si avvale inoltre di un comitato scientifico composto da Simona Castellani (Accademia di Belle Arti di Macerata), Donatello D’Angelo (Accademia di Belle Arti di Firenze), Alberto Merzari (Accademia di Belle di Arti di Urbino), Laura Ragusa (Accademia di Belle Arti di Catania) e Ivan Severi (ISIA di Faenza).

Un momento della cerimonia di apertura della Summer School

Un momento della cerimonia di apertura della Summer School

Il valore della collaborazione tra istituzioni

Ad aprire la Summer School sono stati gli interventi istituzionali della prorettrice dell’Università di Catania e presidente dell’Accademia di Belle Arti di Catania Lina Scalisi, del rettore Enrico Foti e del direttore dell’Accademia Gianni Latino, che hanno sottolineato il valore strategico del progetto e la centralità del dialogo tra saperi.

«Questo progetto rappresenta qualcosa che va oltre una semplice iniziativa accademica – ha dichiarato Lina Scalisi – perché incarna concretamente l’idea di una collaborazione autentica tra istituzioni, saperi e persone». 

«Essere qui, in uno dei luoghi simbolo dell’ateneo, insieme all’Accademia e a tutto ciò che produce nel campo della ricerca e della formazione, significa dare forma a un percorso costruito sulla condivisione, sulla contaminazione culturale e sulla volontà di creare reti – ha aggiunto -. È proprio questo dialogo tra mondi diversi che oggi produce esperienze innovative e necessarie».

«La presenza del rettore Enrico Foti testimonia l’importanza attribuita a questo percorso e alla volontà di intrecciare saperi umanistici e scientifici, università e territorio, ricerca e produzione artistica – ha tenuto a precisare la presidente dell’Accademia di Belle Arti -. È una direzione fondamentale, soprattutto oggi, in un tempo in cui le istituzioni culturali e formative sono chiamate a confrontarsi con trasformazioni profonde».

«Le Accademie stanno vivendo una fase cruciale: importante, stimolante, ma anche complessa – ha aggiunto la prorettrice -. L’introduzione dei dottorati rappresenta una svolta storica per il sistema AFAM e credo sia giusto riconoscere che negli ultimi anni ci sia stata una significativa accelerazione dei processi di riforma e innovazione. Oggi possiamo finalmente costruire percorsi di alta formazione e ricerca capaci di valorizzare pienamente le specificità artistiche, progettuali e performative delle nostre istituzioni. L’Accademia di Catania è stata tra le prime a raccogliere questa sfida, dimostrando coraggio, visione e capacità progettuale. Di questo sono molto orgogliosa».

«Chi mi conosce sa quanto io sia legata a questa Accademia – ha detto in chiusura di intervento la prof.ssa Lina Scalisi -. La considero un luogo vivo, creativo, capace di produrre cultura, ricerca e relazioni umane. Per questo ogni suo risultato lo sento anche personalmente. Vedere oggi giovani studiosi, artisti e ricercatori confrontarsi in un contesto internazionale e interdisciplinare significa guardare con fiducia al futuro della formazione artistica e universitaria».

Un momento dell'intervento della prof.ssa Lina Scalisi

Un momento dell'intervento della prof.ssa Lina Scalisi

Il rettore Enrico Foti, nel suo intervento, ha posto l’attenzione sul valore umano e relazionale delle scuole internazionali di formazione avanzata.

«È proprio dall’incrocio dei saperi che nascono le esperienze più ricche – ha detto -. Questa Summer School ha qualcosa in più: l’incontro tra competenze diverse». 

«In un tempo segnato dall’intelligenza artificiale e dalla digitalizzazione, restano fondamentali il senso critico, la sensibilità etica e il confronto umano, elementi che nessuna tecnologia può sostituire - ha detto -. Sono aspetti che nessuna tecnologia può sostituire e che solo un’università vissuta in presenza riesce davvero a trasmettere. Le attività laboratoriali, le esperienze condivise, il dialogo tra studenti e docenti sono ciò che forma non solo professionisti, ma persone consapevoli. Per questo vi auguro sinceramente buon lavoro».

Un momento dell'intervento del rettore Enrico Foti

Un momento dell'intervento del rettore Enrico Foti

Per Gianni Latino, direttore dell’Accademia di Belle Arti di Catania, la Summer School rappresenta un passaggio decisivo per il consolidamento del dottorato AFAM: «Nelle nostre discipline il pensiero critico si unisce sempre alla pratica. La ricerca nasce dal fare, dal progetto, dal confronto con la comunità e con il territorio». 

«Abbiamo scelto di costruire questo percorso in forma associata, insieme alle Accademie di Macerata, Urbino e Firenze, al Conservatorio e all’Istituto di Faenza – ha aggiunto -. È un progetto condiviso che unisce esperienze e competenze diverse. Le nostre discipline spaziano dalle arti visive alla grafica, dalla scenografia al design, fino al cinema e alla valorizzazione del patrimonio. Tutto questo confluisce nel nostro dottorato in produzione artistica e valorizzazione del patrimonio, con grande attenzione anche ai temi tecnologici ed etici».

«Per una realtà come la nostra, avere 47 dottorandi è un risultato straordinario – ha sottolineato il direttore dell’Abact -. È stato possibile grazie all’impegno dei docenti e alla capacità di ripensare i percorsi di ricerca secondo una dimensione laboratoriale e progettuale, tipica delle accademie. Nelle nostre discipline il pensiero critico si unisce sempre alla pratica. La ricerca nasce dal fare, dal progetto, dal confronto con la comunità e con il territorio. È questo lo spirito che vogliamo trasmettere ai nostri studenti e ai giovani ricercatori».

Un momento dell'intervento di Gianni Latino

Un momento dell'intervento di Gianni Latino

La prima giornata: archivi teatrali, memoria e pratiche performative

La Summer School si è aperta stamattina con il Curriculum 1 dedicato ad Archivi e repertori teatrali: carte, costumi, scenografie, scenotecniche, repertori, drammaturgie e performance contemporanee, attraverso il convegno Fare e condividere Teatro. Tra Archivio e Repertorio, curato da Viviana Scalia.

Al centro della riflessione il teatro che vive nella tensione continua tra memoria e presenza scenica, tra ciò che resta e ciò che ogni volta si rinnova nell’atto performativo; e che la trasmissione del repertorio teatrale passa oggi attraverso pratiche di documentazione, trasposizione digitale e valorizzazione degli archivi, intesi non soltanto come luoghi della conservazione, ma come spazi dinamici di produzione culturale e condivisione pubblica.

Nel corso del convegno i relatori si sono soffermati sul rapporto tra fondi archivistici, pratiche performative e comunità, con particolare attenzione ai processi di digitalizzazione e innovazione tecnologica, alle narrazioni orali e al teatro di figura, fino alle pratiche del teatro sociale. 

«Il teatro vive costantemente tra memoria e presenza scenica, tra ciò che resta e ciò che si rinnova ogni volta nella performance – ha spiegato Viviana Scalia, –. La domanda centrale è come conservare tutto questo e quali pratiche adottare per restituire un’esperienza così complessa”. 

«Un lavoro che - ha sottolineato -, non può essere standardizzato. Negli archivi teatrali convivono materiali diversi, documenti, bozzetti, figurini, memorie performative e comunità. Costruire un archivio teatrale non è mai un processo meccanico».

Al convegno sono intervenuti Alfredo García Femenia del Museo Nacional de las Artes Escénicas di Almagro, Annalisa Sacchi dell’Università IUAV di Venezia, Marianna Zannoni della Fondazione Giorgio Cini, Guido Di Palma dell’Università La Sapienza di Roma e Alessandro Pontremoli dell’Università di Torino.

Viviana Scalia

Un momento dell'intervento di Viviana Scalia

Design, cultura visiva e nuovi immaginari: le giornate del 24 e 25 giugno

Il 24 giugno la Summer School prosegue con il Curriculum 2 Design della comunicazione visiva e utilità pubblica e con il convegno Lo sguardo del Design(er). Cultura del progetto e visual studies tra storia, ricerca e disillusione, a cura di Giorgia Di Carlo.

La giornata mette al centro il ruolo del design nella costruzione degli immaginari contemporanei e nelle relazioni tra pratiche progettuali, comunità e culture visive. Attraverso il confronto tra studiosi e designer, il dibattito si concentrerà sul rapporto tra ricerca storica, pratiche contemporanee e responsabilità culturale del progetto all’interno delle comunità globali e locali.

Tra gli ospiti Cristina Chiappini dell’Accademia di Belle Arti di Roma, Jonathan Pierini dell’Università di Urbino, Carlo Vinti dell’Università di Camerino, Maddalena Dalla Mura dell’Università IUAV di Venezia e Vincenzo Estremo della NABA di Milano.

Un momento della cerimonia di apertura della Summer School

Un momento della cerimonia di apertura della Summer School

La giornata conclusiva del 25 giugno sarà invece dedicata al Curriculum 3 Nuove metodologie del contemporaneo nell’ambito delle arti visive performative e applicate, con il convegno Arti visive, produzione e ricerca, archivi e dataset: storie, culture e prospettive, curato da Francesco Lucifora.

L’ultimo appuntamento della Summer School indagherà il presente e il futuro dell’arte contemporanea attraverso il rapporto tra produzione artistica, tecnologie, dataset, archivi e cultura visuale. Un’analisi che attraversa opere, dispositivi e pratiche creative per comprendere come le arti si stiano ridefinendo nell’epoca delle interconnessioni digitali e delle nuove forme di produzione dei segni.

Interverranno Licia Calvi della Breda University of Applied Sciences, Cecilia Guida dell’Accademia di Brera, Valentina Manchia dell’Università di Bologna, Lucia Miodini del CSAC dell’Università di Parma e Florian Weigl del V2. Lab for the Unstable Media di Rotterdam.

Le tre giornate saranno, inoltre, accompagnate dalla mostra dei poster dedicati alle ricerche dottorali dei corsisti dei cicli XL e XLI, ulteriore testimonianza di un percorso che punta a coniugare ricerca, sperimentazione e dialogo interdisciplinare.

Area poster al Cut

Area poster al Cut

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