L’incanto della belle époque di Franz Lehár, con le sue sfavillanti danze e le sue intramontabili musiche, fa tappa a Catania
È andata in scena al Teatro Massimo Bellini di Catania, la più celebre opera di Franz Lehár: La vedova Allegra. L’operetta, in tre parti, sul libretto di Victor Léon e Leo Stein, è tratta dalla commedia L’attaché d’ambassade di Henri Meilhac, ed è andata in scena per la prima volta al teatro dell’opera di Vienna, il 30 dicembre 1905.
La vicenda, ambientata a Parigi, narra del tentativo dell’ambasciata di Pontevedro di far contrarre matrimonio alla ricca vedova Hanna Glavari con un suo connazionale, il conte Danilo Danilovich. Nello stesso momento, si crea un triangolo amoroso tra il barone Mirko Zeta, sua moglie Valencienne e l’aristocratico francese Camille de Rossillon.

Proiezione che ha segnato l'inizio dello spettacolo
Amore, politica e un’eredità
Hanna Glavari (interpretata da Mihaela Marcu) è rimasta, dopo soli otto giorni di matrimonio, vedova del ricchissimo banchiere di corte del minuscolo stato di Pontevedro; delle eventuali seconde nozze con uno straniero causerebbero la perdita dei milioni dell’eredità lasciata ad Hanna dal defunto marito e il crollo delle casse statali, già in stato precario.
Con il trasferimento della vedova a Parigi, il re di Pontevedro, estremamente preoccupato, incarica il barone Zeta (interpretato da Fabrizio Brancaccio), suo ambasciatore nella capitale francese, di convincerla a sposare un connazionale, affinché il tesoro rimanga in patria.
Così, l’ambasciatore e il suo cancelliere, Njegus (Giovanni Calcagno), cominciano la ricerca del pretendente ideale e lo individuano nel conte Danilo Danilovich (interpretato da Mario Cassi), nonché grande amore di gioventù di Hanna (il barone non è a conoscenza); il giovane, contro cuore, era stato costretto a lasciarla su pressione della propria famiglia, la quale si rifiutava di accettare le umili origini della giovane.
In occasione del compleanno del re, il barone Zeta organizza una festa, in suo onore, durante la quale, con l’aiuto di Njegus, prova a convincere il conte Danilo a sposare una vedova (egli non sa ancora che si tratta di Hanna). Quest’ultimo inizialmente rifiuta, poi cede alle insistenze del barone, che lo rimprovera di non voler proteggere la patria.
I due si incontrano al ricevimento e la vecchia fiamma torna a bruciare fra loro, nonostante ciò, ancora tormentati dai fantasmi del passato, mantengono le distanze: Hanna, è ancora innamorata di lui, ma cerca di nascondere il sentimento, risentita dagli eventi passati, e prova ad ingelosirlo civettando con altri uomini.
Dal canto suo, Danilo, nonostante anch’egli sia perdutamente innamorato di Hanna, si dimostra immune al suo fascino e arriva ad augurarle ogni bene con il marito che sceglierà, in realtà, tenta poi con ogni mezzo di spaventare e far scappare tutti i pretendenti.

I protagonisti in mezzo alla platea
Nel frattempo, preso dalla vedova e della preoccupazione per un imminente guerra, il barone Zeta non si accorge che la moglie Valencienne (interpretata da Jessica Nuccio) è corteggiata dall’aristocratico francese Camille de Rossillon (Matteo Falcier), il quale le dichiara il proprio amore con una scritta sul ventaglio di lei (“Amo solo voi”), e che per questo rischia di far scoprire tutto al marito di quest’ultima. In occasione di un ballo in casa Glavari, i due si appartano, ma quando stanno quasi per essere scoperti dal barone, Hanna riesce a far fuggire in tempo Valencienne e a sostituirsi ad essa, annuncia quindi il fidanzamento con il francese Rossillon.
Danilo abbandona la festa amareggiato; il barone è profondamente scosso, da un lato dubita della fedeltà della moglie, dall’altro teme l’ira del suo sovrano, in seguito al fallimento del loro piano con la vedova.
A seguito di un nuovo ricevimento in casa Glavari, con tema le atmosfere e i balli parigini, Hanna e Danilo si incontrano nuovamente, ma questa volta svelano l’uno all’altro i propri sentimenti, Hanna spiega di non voler realmente sposare Rossillon, ma di essersi semplicemente sostituita ad una donna sposata, che si era appartata con lui, per salvare la reputazione di quest’ultima. Una volta chiarita la situazione, Danilo ed Hanna annunciano le loro nozze, con la gioia del Barone Zeta.
Quanto al triangolo amoroso Zeta-Valencienne-Rossillon, la vicenda si conclude positivamente: in un primo momento, il barone scopre che il ventaglio con la scritta appartiene alla moglie e l’accusa di adulterio, tuttavia la dama gli chiede di aprire il ventaglio e leggere cosa ella vi ha scritto, in riposta, sotto la dichiarazione d’amore (“Io sono una donna onesta”), appurata la fedeltà della moglie, il barone si tranquillizza. Tutti fanno festa.
Coreografie e suggestioni visive per La Vedova allegra
L’allestimento catanese, che ha ripreso una versione andata in scena nel 2024 a Lecce, al Teatro Politeama Greco, è stato curato da Alessandro Idonea, con la drammaturgia di Giandomenico Vaccari, le scene e i costumi di Giacomo Callari e Giovanna Adelaide Giorgianni (costumi del corpo di ballo) e il video di Leandro Summo. La platea è stata allietata, visivamente, dalle coreografie di Fredy Franzutti, eseguite dalla compagnia di danza leccese Balletto del sud. Fra i vari numeri di danza eseguiti, una menzione speciale merita l’energico can-can finale, particolarmente apprezzato in sala.
L'operetta si apre con una proiezione che mostra gocce di pioggia e allude, probabilmente, all’oscuro presagio della guerra (siamo nel 1905, a pochi anni dalla prima guerra mondiale). Sul palco fanno la loro comparsa nobiluomini e nobildonne, in clima di festa, immobili, quasi a simboleggiare un gioioso dipinto che va in contrasto con la pioggia. In platea, il conte Danilo che, insieme alla bella Hanna, fa la sua prima apparizione tra il pubblico, pronuncia una frase alquanto emblematica: “Noi danziamo sull’orlo di un vulcano”, alludendo anch’egli a scenari catastrofici.

Uno degli interessanti giochi visivi tra schermo e palco
Ha dunque inizio l’ouverture, e la festa cristallizzata sul palco prende vita. La scena non è particolarmente ricca, l’elemento principale è lo schermo che mostra immagini evocative della belle époque, al quale vengono affiancati alcuni divani e uno sfolgorante lampadario.
Quanto ai costumi, i colori usati principalmente sono il nero (soprattutto nella prima scena) e il rosso: il personaggio di Hanna, ad esempio, indossa un abito nero con una sottoveste rossa, nella prima scena, quasi a simboleggiare una passione celata da un lutto, mentre nell’ultima scena (durante la quale annuncia le nozze con Danilo) la vediamo in un abito rosso sgargiante. Particolarmente interessante l’aggiunta di alcuni numeri musicali e danze, come Barcarole e il can-can di Offenbach, precedentemente citato.
L’Orchestra e il Coro del Teatro Massimo Bellini, diretti rispettivamente dai maestri Roberto Gianola e Massimo Fiocchi Malaspina, hanno messo in risalto la varietà melodica della partitura ed evitato di sviare l’attenzione degli ascoltatori dalle voci degli interpreti, i quali si sono distinti in eleganti virtuosismi, grazie al loro preciso controllo vocale.
La messa in scena è stata molto gradita dal pubblico che ha, infatti, applaudito sia durante i numeri musicali, sia alla conclusione.