Il laboratorio alla Città della Scienza, per la rassegna “Il mese della Ciminiera scientifica”, ha trasformato la curiosità per le pietre preziose in un viaggio tra ricerca, gioco e patrimonio culturale
Cosa si nasconde dietro il luccichio di uno smeraldo? E come si distingue una gemma autentica da una imitazione? A queste domande hanno cercato di rispondere i piccoli partecipanti di Gemme fantastiche e dove trovarle, il laboratorio promosso dalla Città della Scienza dall’Università di Catania per la rassegna “Il mese della Ciminiera scientifica” che, tra microscopi, perle e passaporti delle gemme, ha trasformato il fascino delle pietre preziose in un’occasione per raccontare il lavoro della ricerca e il valore delle discipline scientifiche.
Un modo nuovo per avvicinare i bambini al mondo della scienza attraverso il linguaggio più efficace di tutti: quello della meraviglia.
“Attività di questo tipo rappresentano un’importante occasione per avvicinare i piccini a percorsi scientifici spesso percepiti come distanti o complessi”, hanno affermato Grazia Nicotra e Silvia Majorana, dottorande in dottoranda in Scienze per il Patrimonio e la Produzione Culturale.
La divulgazione scientifica assume così un ruolo strategico all’interno della Terza missione del Sistema museo d’ateneo, il cui obiettivo è aprirsi alla città e soprattutto ai più giovani.
“Molte persone pensano che basti osservare una gemma per capire se sia autentica o meno – hanno spiegato le due dottorande -. Nella realtà servono strumenti specifici e analisi accurate che permettono di leggerne la struttura interna e ricostruirne la storia”.

Un momento del laboratorio
Durante il laboratorio, i bambini hanno potuto scoprire il ruolo del gemmologo, lo specialista che studia e certifica le pietre preziose attraverso strumenti come microscopi, rifrattometri e altre tecnologie che permettono di analizzare le caratteristiche interne delle gemme come, ad esempio, posizionando una pietra sul fuoco, se cambia colore, non è naturale al 100%.
Il percorso ha preso avvio dai concetti fondamentali della gemmologia, come le celebri 4C (Cut = Taglio; Color = Colore; Clarity = Purezza e Carat = Carate), fino ad arrivare a pietre preziose come zaffiri, rubini, topazi, perle e smeraldi.
Grande curiosità hanno suscitato proprio le perle. “Le perle si trovano nelle ostriche, che possono essere in acqua dolce o salata” hanno affermato le dottorande che si sono soffermate, in particolare, su una coltivazione di ostriche vista in prima persona in Vietnam, in cui si poteva assistere all’apertura e all’estrazione delle perle oltre al cambio di colore.
“La sabbia entra dentro l’ostrica ed essa, percependo qualcosa di estraneo, la avvolge per non farsi attaccare, facendo nascere una perla – hanno spiegato Grazia Nicotra e Silvia Majorana -. Il colore muta in base al materiale entrato o a quanto è stato dentro”.

In foto Grazia Nicotra e Silvia Majorana
L’attività laboratoriale, inoltre, ha offerto anche l’occasione per mostrare come la ricerca universitaria possa contribuire concretamente allo studio e alla conservazione del patrimonio culturale. Le stesse tecniche utilizzate per analizzare le gemme trovano infatti applicazione nell’ambito dei beni storico-artistici, consentendo di verificare l’autenticità di materiali presenti in gioielli, corone o tuniche per esempio.
A sottolineare questo legame tra scienza e patrimonio è stata Grazia Nicotra, che ha contribuito all’ideazione del laboratorio insieme ad un gruppo di colleghe - Silvia Majorana e Marilisa Spironello – e ha sottolineato che “studiando gioielli antichi e manufatti decorati con pietre preziose ho sentito la necessità di comprendere meglio ciò che osservavo”.
“Capire la purezza, il colore o l’autenticità di una gemma significa poter leggere quegli oggetti con maggiore consapevolezza e restituirne il reale valore storico-culturale”, ha aggiunto.
“Il progetto nasce dalla volontà di avvicinare ciò che sembra lontano – ha spiegato la dottoranda dell’ateneo catanese -. Storici dell’arte, geologi e specialisti di beni culturali collaborano infatti in attività che dimostrano quanto la ricerca attuale sia sempre più interdisciplinare”.
Accanto alla componente teorica, il laboratorio ha previsto momenti ludici durante i quali si è potuto osservare campioni di gemme e realizzare delle corone di gemme o un passaporto della gemma, nel quale i partecipanti potevano sbizzarrirsi e giocare con il compagno di avventure più simpatico che si possa avere: la fantasia.

Un momento dell'attività laboratoriale



