Tra zaffiri e microscopi: quando le gemme insegnano la scienza ai bambini

Il laboratorio alla Città della Scienza, per la rassegna “Il mese della Ciminiera scientifica”, ha trasformato la curiosità per le pietre preziose in un viaggio tra ricerca, gioco e patrimonio culturale

Loris La Spina e Isabella Spalletta
Un momento dell'attività laboratoriale
Un momento dell'attività laboratoriale
Un momento dell'attività laboratoriale
Un momento dell'attività laboratoriale

Cosa si nasconde dietro il luccichio di uno smeraldo? E come si distingue una gemma autentica da una imitazione? A queste domande hanno cercato di rispondere i piccoli partecipanti di Gemme fantastiche e dove trovarle, il laboratorio promosso dalla Città della Scienza dall’Università di Catania per la rassegna “Il mese della Ciminiera scientifica” che, tra microscopi, perle e passaporti delle gemme, ha trasformato il fascino delle pietre preziose in un’occasione per raccontare il lavoro della ricerca e il valore delle discipline scientifiche. 

Un modo nuovo per avvicinare i bambini al mondo della scienza attraverso il linguaggio più efficace di tutti: quello della meraviglia.

“Attività di questo tipo rappresentano un’importante occasione per avvicinare i piccini a percorsi scientifici spesso percepiti come distanti o complessi”, hanno affermato Grazia Nicotra e Silvia Majorana, dottorande in dottoranda in Scienze per il Patrimonio e la Produzione Culturale.

La divulgazione scientifica assume così un ruolo strategico all’interno della Terza missione del Sistema museo d’ateneo, il cui obiettivo è aprirsi alla città e soprattutto ai più giovani.            

“Molte persone pensano che basti osservare una gemma per capire se sia autentica o meno – hanno spiegato le due dottorande -. Nella realtà servono strumenti specifici e analisi accurate che permettono di leggerne la struttura interna e ricostruirne la storia”.

Un momento del laboratorio

Un momento del laboratorio

Durante il laboratorio, i bambini hanno potuto scoprire il ruolo del gemmologo, lo specialista che studia e certifica le pietre preziose attraverso strumenti come microscopi, rifrattometri e altre tecnologie che permettono di analizzare le caratteristiche interne delle gemme come, ad esempio, posizionando una pietra sul fuoco, se cambia colore, non è naturale al 100%.

Il percorso ha preso avvio dai concetti fondamentali della gemmologia, come le celebri 4C (Cut = Taglio; Color = Colore; Clarity = Purezza e Carat = Carate), fino ad arrivare a pietre preziose come zaffiri, rubini, topazi, perle e smeraldi.

Grande curiosità hanno suscitato proprio le perle. “Le perle si trovano nelle ostriche, che possono essere in acqua dolce o salata” hanno affermato le dottorande che si sono soffermate, in particolare, su una coltivazione di ostriche vista in prima persona in Vietnam, in cui si poteva assistere all’apertura e all’estrazione delle perle oltre al cambio di colore.

“La sabbia entra dentro l’ostrica ed essa, percependo qualcosa di estraneo, la avvolge per non farsi attaccare, facendo nascere una perla – hanno spiegato Grazia Nicotra e Silvia Majorana -. Il colore muta in base al materiale entrato o a quanto è stato dentro”.

In foto Grazia Nicotra e Silvia Majorana

In foto Grazia Nicotra e Silvia Majorana

L’attività laboratoriale, inoltre, ha offerto anche l’occasione per mostrare come la ricerca universitaria possa contribuire concretamente allo studio e alla conservazione del patrimonio culturale. Le stesse tecniche utilizzate per analizzare le gemme trovano infatti applicazione nell’ambito dei beni storico-artistici, consentendo di verificare l’autenticità di materiali presenti in gioielli, corone o tuniche per esempio.

A sottolineare questo legame tra scienza e patrimonio è stata Grazia Nicotra, che ha contribuito all’ideazione del laboratorio insieme ad un gruppo di colleghe - Silvia Majorana e Marilisa Spironello – e ha sottolineato che “studiando gioielli antichi e manufatti decorati con pietre preziose ho sentito la necessità di comprendere meglio ciò che osservavo”. 

“Capire la purezza, il colore o l’autenticità di una gemma significa poter leggere quegli oggetti con maggiore consapevolezza e restituirne il reale valore storico-culturale”, ha aggiunto.

“Il progetto nasce dalla volontà di avvicinare ciò che sembra lontano – ha spiegato la dottoranda dell’ateneo catanese -. Storici dell’arte, geologi e specialisti di beni culturali collaborano infatti in attività che dimostrano quanto la ricerca attuale sia sempre più interdisciplinare”.

Accanto alla componente teorica, il laboratorio ha previsto momenti ludici durante i quali si è potuto osservare campioni di gemme e realizzare delle corone di gemme o un passaporto della gemma, nel quale i partecipanti potevano sbizzarrirsi e giocare con il compagno di avventure più simpatico che si possa avere: la fantasia.

Un momento dell'attività laboratoriale

Un momento dell'attività laboratoriale

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