Visita guidata alla sede storica di via Solferino 28 per un gruppo di allievi della Scuola Superiore di Catania e incontro con il direttore Luciano Fontana
Entrare nella Sala Albertini del Corriere della Sera è come attraversare una soglia invisibile, dove il tempo non scorre in linea retta ma si stratifica sulle pareti, seguendo un percorso in cui innovazione, cultura e memoria si intrecciano in modo indissolubile.
È il cuore redazionale del giornale, dove ancora oggi, almeno per due volte al giorno, viene decisa la gerarchia delle notizie da proporre ai lettori. Qui si percepisce la continuità del lavoro giornalistico, scandito dal confronto quotidiano sulle scelte editoriali. Ma questo luogo è anche lo spazio simbolico in cui la memoria prende forma visiva e diventa un racconto collettivo lungo centocinquant’anni, sotto lo sguardo severo del “direttore”: Luigi Albertini.
Le pareti della Sala sono, infatti, un mosaico di prime pagine: non semplici fogli incorniciati e ingialliti, ma frammenti della nostra era che riescono ad esprimere ancora l’urgenza del momento in cui furono stampati. Si parte dal primo numero del 5 marzo 1876, quello inaugurato dalla visione del fondatore Eugenio Torelli Viollier, e si procede attraverso una sequenza che restituisce oltre un secolo di eventi, crisi, conquiste e trasformazioni: l’insurrezione di Milano contro il nazifascismo, nell’aprile del 1945; lo sbarco sulla Luna, la morte di Marilyn Monroe, l’assassinio di John F. Kennedy; la tragedia del Vajont e il terremoto dell’Irpinia; la strage di piazza Fontana, il sequestro e l’uccisione di Aldo Moro; la morte di Joseph Stalin e l’elezione di Papa Francesco.
Ci sono i titoli che annunciano guerre e armistizi, quelli che raccontano cadute e rinascite, tragedie conquiste e speranze. Le parole, stampate in caratteri netti, sembrano ancora vibrare: cronaca che si fa storia, storia che torna a interrogare il presente. In questa galleria, il giornale non è più solo un mezzo di informazione, ma un testimone diretto, capace di restituire il ritmo e il peso degli avvenimenti. La Sala Albertini non impone tuttavia un percorso: invita piuttosto a sostare, a scegliere uno sguardo, a lasciarsi catturare da un titolo, da una data, da un’immagine. È qui che si comprende fino in fondo la responsabilità della parola scritta, la tensione tra urgenza e accuratezza, tra racconto e interpretazione.
Nello stesso spazio, due targhe ricordano Walter Tobagi e la catanese Maria Grazia Cutuli, cronisti uccisi in contesti profondamente diversi ma accomunati dallo stesso impegno per un’informazione libera e coraggiosa. La memoria si fa così, ancora una volta, parte integrante dell’identità del giornale. È un viaggio che va oltre la vita del ‘quotidiano’, attraversando le vicende dell’Italia e del mondo: un racconto intrecciato di innovazioni e grandi firme, che continua a prendere forma ogni giorno tra le stanze di via Solferino.

Studentesse e studenti della Scuola Superiore di Catania nella Sala Albertini del Corriere della Sera insieme con la presidente e il direttore della Ssc, Ida Nicotra e Armando Conti, e il direttore responsabile del 'Corriere' Luciano Fontana
Il ‘tempio’ di via Solferino 28
L’occasione per questo viaggio alle origini del giornalismo italiano è stata la visita guidata che martedì 5 maggio ha condotto otto allievi della Scuola Superiore dell’Università di Catania all’interno della sede storica del Corriere della Sera, in via Solferino 28 a Milano. Con loro la presidente della Ssc Ida Nicotra e il direttore Armando Conti, accompagnati dal fotoreporter Fabrizio Villa, che nelle settimane precedenti aveva tenuto a Villa San Saverio un apprezzato corso di fotografia giornalistica.
L’iniziativa ha offerto agli studenti – espressione di quella Gen Z che si accosta a un giornale con la stessa curiosità, ma minore familiarità, con cui si guardano oggi un telefono a gettoni o una musicassetta – un’opportunità preziosa per riscoprire origini ed evoluzione di uno dei più autorevoli quotidiani italiani. Allo stesso tempo, ha permesso loro di confrontarsi direttamente con chi ne guida la ‘fabbrica’, aprendo una riflessione concreta sulle prospettive dell’informazione nell’era della digitalizzazione e dell’intelligenza artificiale.
Emanuele Castorina, Marco Civello, Gabriele Finocchiaro, Enrico Fisichella, José Ruggeri e Dario Sanfilippo, insieme alle allieve Vittoria Gugliotta e Arianna Pedone, affiancati dalle funzionarie Cristina Colonna e Rita Cristaldi, hanno incontrato il direttore responsabile Luciano Fontana, il responsabile della redazione culturale Antonio Troiano – coordinatore dello storico inserto “La Lettura” – e la responsabile dell’Archivio storico Francesca Tramma, guide d’eccezione per un coinvolgente percorso di conoscenza e scoperta.

La sede storica del Corriere della Sera, in via Solferino 28 a Milano
«L’incontro con la redazione di uno storico quotidiano come il Corriere della Sera rappresenta per la Scuola e per i suoi allievi un’esperienza di straordinario valore formativo – ha sottolineato la presidente Ida Nicotra -. Non è soltanto un’occasione di conoscenza diretta del lavoro giornalistico, ma un momento di crescita culturale e civile, che richiama l’importanza di informare con responsabilità e di saper essere informati in modo consapevole. Per i giovani, confrontarsi con professionisti dell’informazione significa comprendere quanto rigore, competenza e senso etico siano necessari per costruire notizie affidabili. In un contesto dominato dalla rapidità e spesso dalla superficialità dei social media, esperienze come questa diventano un vero antidoto alle falsità e alle distorsioni, restituendo centralità al valore della verità e alla qualità del lavoro giornalistico».
Prima ancora di varcare l’ingresso, lo sguardo è però catturato dall’edificio che ospita il quotidiano, progettato da Luca Beltrami e costruito tra il 1903 e il 1904 nel cuore di Brera, su impulso dello stesso Albertini. Un palazzo che va oltre la sua dimensione architettonica: collocato in un raffinato equilibrio tra eclettismo e Liberty – suggeriscono le guide turistiche -, appare come la traduzione materiale del potere della parola scritta, capace di esprimere in forme sobrie l’ambizione di un giornale destinato a segnare il panorama nazionale, a dispetto della chiassosità di vetrine e showroom che oggi lo circondano nel quartiere.
La facciata, scandita da archi ribassati, paraste e lesene, ricorda la pulizia di un menabò ben impaginato: i motivi decorativi non cercano l’effetto, ma consolidano un’immagine di autorevolezza. È un edificio che non alza la voce, e proprio per questo impone rispetto. Monumento civile e al tempo stesso macchina produttiva, racconta la storia dell’informazione italiana configurandosi come un esempio emblematico di architettura identitaria, dove funzione, rappresentazione e memoria coincidono.
Non è mai stato un contenitore neutro, ma uno spazio progettato sin dall’inizio per generare informazione, in cui il flusso delle notizie trova corrispondenza nei percorsi interni. E ancora oggi, lontano da ogni tentazione museale, resta un organismo vivo: un edificio che continua a lavorare.

In foto da sinistra Ida Nicotra, Luciano Fontana, Fabrizio Villa e Armando Conti
Il pantheon del Corriere
Una volta oltrepassato il portone del civico 28, la visita ha preso avvio proprio dalla figura chiave di Luigi Albertini. All’inizio del Novecento fu inviato da Torelli nelle principali capitali europee per studiare da vicino i modelli editoriali più avanzati e le tecnologie allora in uso. Da quell’esperienza nacque una profonda modernizzazione del giornale: l’introduzione della linotype, macchina rivoluzionaria di fabbricazione americana che consentiva la composizione tipografica a piombo in modo rapido ed efficiente (un magnifico esemplare è ancora oggi esposto a ridosso dell’androne), cambiò radicalmente i tempi e i metodi della stampa.
Succeduto al fondatore nella direzione, Albertini fu artefice di una stagione di straordinaria espansione e autorevolezza, interrotta bruscamente nel 1925, quando il regime fascista lo spinse a lasciare la direzione. Fu lui a strutturare una rete di corrispondenti dall’estero, a valorizzare la figura dell’inviato speciale e a introdurre le pagine letterarie, aprendo il giornale al contributo dei maggiori intellettuali del tempo.
Questa vocazione culturale prende forma nella suggestiva galleria di ritratti che accompagna il visitatore: un vero pantheon della letteratura e del giornalismo italiano, con firme come Gabriele D'Annunzio, Giovanni Verga, Luigi Capuana, Edmondo De Amicis, fino a Dino Buzzati, Eugenio Montale, Oriana Fallaci e Leonardo Sciascia, solo per citarne alcuni.
Attraverso un vero e proprio carosello di immagini, condotto da Francesca Tramma, responsabile della conservazione e della valorizzazione dell’immenso patrimonio archivistico e dei fondi documentari e fotografici del giornale, gli allievi hanno potuto toccare con mano una delle caratteristiche distintive del Corriere: la costante ricerca di linguaggi innovativi, non solo testuali ma anche visivi.

La linotype del Corriere della Sera
È in questo contesto che nacquero alcuni inserti destinati a entrare nell’immaginario collettivo italiano. Tra questi spicca La Domenica del Corriere, celebre per le sue copertine illustrate da artisti come Achille Beltrame, Walter Molino e altri grandi disegnatori, capaci di raccontare eventi e trasformazioni sociali con immagini divenute iconiche. Accanto ad essa, La Lettura, nata nel 1901, e il Corriere dei Piccoli, segnano l’apertura verso nuovi pubblici e nuovi linguaggi editoriali.
Proprio sotto la direzione di Albertini, il giornale sviluppa una strategia attenta alla diversificazione dei lettori, ampliando l’offerta e intercettando segmenti differenti della società. In questo quadro si afferma la figura dell’inviato speciale, incarnata in modo esemplare da Luigi Barzini, protagonista di reportage internazionali e della celebre spedizione Pechino-Parigi, che contribuiscono a dare al quotidiano una dimensione globale.
Il percorso si è soffermato poi sugli anni Sessanta, fase di profondi cambiamenti editoriali e culturali. Il giornale si rinnovò introducendo pagine dedicate alla scienza, alla cultura, alle donne e ai giovani, riflettendo le trasformazioni della società italiana. In questo contesto si inseriscono le Cronache dal Duemila di Dino Buzzati, capaci di anticipare con sorprendente lucidità scenari futuri che allora potevano apparire fantasiosi. Un ulteriore snodo fondamentale fu rappresentato dall’evoluzione del linguaggio fotografico.
Con la direzione di Alfio Russo, tra il 1961 e il 1995, venne istituito un servizio fotografico interno strutturato: i fotoreporter diventarono parte integrante della redazione e le immagini assunsero un ruolo sempre più centrale nella costruzione della notizia, contribuendo a ridefinire l’identità visiva del giornale.
Questo momento della visita ha restituito dunque la percezione immersiva di un giornale in continua trasformazione, capace di adattarsi ai cambiamenti storici e culturali senza perdere la propria vocazione originaria: raccontare la realtà con rigore, apertura e spirito innovativo.

Un momento della visita al Corriere della Sera, Sala Albertini
“Scrivere in modo semplice e chiaro, perché tutti possano intendere”
Nel primo numero del Corriere, l’editoriale di Torelli Viollier – spesso richiamato con l’incipit Al pubblico – non fu un manifesto ideologico rigido, ma una dichiarazione di metodo. Centralità dei fatti e dell’informazione, indipendenza da partiti e fazioni, servizio ai lettori, credibilità come capitale del giornale, linguaggio chiaro e accessibile, attenzione sistematica alle notizie dall’estero, con l’ambizione di collocare Milano e l’Italia dentro un orizzonte europeo. «Scriveremo in modo semplice e chiaro, perché tutti possano intendere», si impegnava Torelli: un’idea di giornale come strumento civile, non come tribuna ideologica.
Il direttore Luciano Fontana, alla guida del quotidiano da oltre undici anni, ha introdotto la visita degli studenti catanesi con una riflessione lucida sul presente e sul futuro dell’informazione, richiamando più volte i dettami del fondatore. «Questa sede – ha premesso – è un luogo simbolico che ancora oggi conserva un legame profondo con la missione del Corriere. Qui, le radici del quotidiano si intrecciano con un tratto identitario forte, culturale prima ancora che editoriale: è un edificio che - come ha rimarcato il direttore - respira storia».

La Galleria dei ritratti
Ma la tradizione, da sola, non basta: «Oggi il giornale vende circa 120 mila copie cartacee al giorno e raggiunge 780 mila abbonati digitali – ha spiegato Fontana -: numeri che raccontano una transizione già in atto». Come dire: sempre meno piombo, sempre più pixel. Il direttore ha descritto senza reticenze un cambiamento complesso e talvolta difficile, ma anche ricco di sfide. La crisi della stampa è globale: «Negli Stati Uniti circa il 70% dei giornali ha chiuso», ha osservato, offrendo una misura concreta della portata della trasformazione in atto. In questo scenario, la sopravvivenza stessa dei quotidiani è legata alla capacità di affrontare la rivoluzione digitale senza smarrire la propria identità.
«La sfida attuale è puntare con decisione su un sistema informativo che venga scelto per qualità, competenza e capacità di approfondimento – ha proseguito -. Un giornalismo che ambisce a distinguersi per autorevolezza e oggettività, fondato sulla fiducia e sul giudizio dei lettori, nello spirito originario. Rimangono assolutamente attuali alcuni dei principi fondamentali proclamati da Torelli: parlare con chiarezza, attenersi ai fatti, garantire il pluralismo. A questi si affianca una condizione imprescindibile, spesso meno visibile ma decisiva: la solidità economica. Solo un giornale sano può essere davvero indipendente, soprattutto in un contesto in cui molte testate passano sotto il controllo di grandi gruppi o capitali internazionali».

Archivio storico del Corriere della Sera
Il ‘peso della storia’ e il costo dell’informazione di qualità
Fare informazione di qualità, ha concluso Fontana, ha un costo elevato: dietro ogni pagina c’è un investimento significativo. «In questo quadro si inserisce anche l’impatto crescente dell’intelligenza artificiale e degli algoritmi, che stanno ridefinendo le pratiche giornalistiche e i processi produttivi. È un cambiamento profondo, che richiede competenze nuove e un continuo adattamento, oltre che efficaci stratagemmi per impedire il saccheggio del lavoro editoriale».
Anche per questo negli ultimi anni il Corriere ha ampliato il proprio ecosistema editoriale, affiancando alla carta un’offerta digitale articolata: sito web continuamente aggiornato, canali video, podcast, newsletter, format nativi per il digitale, presenza sui social e oltre cento canali tematici verticali: «Un sistema complesso, che cerca di mantenere un’identità unitaria pur trasformando radicalmente tempi, ritmi e organizzazione del lavoro».
L’incontro si è concluso con un messaggio chiaro: il giornalismo non è un’eredità da conservare, ma un impegno quotidiano da rinnovare. «Lavoriamo duramente - afferma il direttore - perché questo giornale continui a esistere anche in futuro». Un’affermazione che, tra le mura di via Solferino, suona insieme come responsabilità e promessa.
Il responsabile delle pagine culturali, Antonio Troiano, ha poi ammesso come, lavorando in queste stanze, sia impossibile non avvertire quotidianamente il “peso” della storia del giornale: una presenza viva, che interroga chi scrive e orienta le scelte editoriali. Ogni giorno la redazione si confronta su quale debba essere la direzione futura, mettendo in dialogo visioni e background differenti, pur all’interno di una linea comune tracciata dal direttore.

La delegazione della Scuola Superiore di Catania in visita al Corriere della Sera
«Questo lavoro – ha affermato Troiano - si misura costantemente con l’eredità dei grandi nomi che hanno fatto la storia del quotidiano — da Dino Buzzati a Luigi Barzini — in un dialogo ideale che impone rigore e consapevolezza». Allo stesso tempo, la redazione è chiamata ad adattarsi ai cicli e agli strumenti contemporanei della produzione giornalistica, senza però inseguire la velocità a tutti i costi: «l’obiettivo resta quello di raccontare ciò che altri non vedono, offrendo uno sguardo originale e approfondito sulla realtà».
Al centro di questo processo c’è una responsabilità cruciale: scegliere. Il giornale costruisce ogni giorno una gerarchia delle notizie, decide quali storie meritano attenzione e in quale ordine proporle. È proprio questa capacità di selezione e interpretazione a mantenere vivo l’interesse dei lettori. Il giornalismo, sottolinea Troiano, continua a nutrirsi del desiderio di ascoltare e leggere storie, che oggi si esprimono non solo attraverso la parola scritta, ma anche mediante immagini, infografiche, graphic novel e soluzioni di web design, tutte componenti ormai essenziali del racconto.
Non manca uno sguardo realistico sul presente economico del settore: «Circa il 70% degli utili del Corriere deriva ancora dal prodotto cartaceo, mentre il digitale, pur essendo caratterizzato da una produzione continua e molto più ampia, contribuisce per il restante 30%. È qui che si apre la sfida più rilevante per il futuro: la nuova generazione di giornalisti e manager dovrà trovare modelli sostenibili per valorizzare e monetizzare efficacemente i contenuti digitali».
L’intervento si chiude con una visita nella redazione culturale e con un passaggio quasi simbolico: il testimone ideale viene consegnato ai professionisti di domani, chiamati a conciliare innovazione e tradizione, velocità e qualità, senza mai perdere il senso profondo del giornalismo come strumento di conoscenza e responsabilità civile.

La delegazione della Scuola Superiore di Catania in visita al Corriere della Sera